MARTY SUPREME DI JOSH SAFDIE PER GIOVANI (DAI 16 ANNI E ADULTI – AL CINEMA
Batti e ribatti la pallina (marca Marty Supreme), possibilmente tinta di arancione (così si vede meglio contro le camicie bianche): sulla ristretta area del campo da tennistavolo (qui nessuno lo chiama ping-pong, anche se il termine era diffuso già dal 1900), Marty Mauser, commesso di scarpe, cerca gloria e fama cercando di battere il supercampione giapponese. Siamo negli anni Cinquanta e la sfida si colora anche di toni politici, anche se il gioco non è riconosciuto negli USA come disciplina sportiva, relegato in tornei non ufficiali. Eppure, Marty Reisman, il vero personaggio alla base del film, riuscì a vincere la medaglia di bronzo ai mondali di tennistavolo.
Produzione indipendente, firmata dal regista di Diamanti grezzi (2019), questa volta senza l’ausilio del fratello Bernie, non priva di patina hollywoodiana per il coinvolgimento di Timotée Chalamet che produce anche il film e punta nuovamente all’Oscar come migliore attore (dopo aver imparato a cantare e suonare “alla Dylan”, questa volta si è fatto in quattro per muoversi a suo agio con la piccola racchetta da ping pong) e Gwyneth Paltrow, qui nel ruolo di un’attrice un po’ dimenticata, in cerca di riaffermazione, oltre a curiose presenze nel cast come il regista Abel Ferrara e Fran Drescher, nota al grande pubblico per la serie tv La Tata.
Film vorticoso e dinamico, a tratti un po’ frastornante, ma efficace nel narrare un’epoca, con il gioco che diventa metafora di vita, occasione per guadagnare i famosi cinque minuti di notorietà, magari anche qualche minuto in più.

