Un allarme che suona ormai da anni, per una professione sempre meno attrattiva e con difficoltà di ricambio generazionale. A Rimini, secondo le stime, sono 95 i professionisti mancanti.
Ma la crisi è generale. Uno studio della Fondazione GIMBE indaga cause e possibili soluzioni
Allarme medici? Proprio in queste settimane è tornato d’attualità un tema che gli addetti ai lavori sottolineano, ormai da anni, con una certa preoocupazione: la carenza dei medici di base. Se n’è parlato a Rimini di recente, quando dalla ricognizione dei fabbisogni nei territori condotta da Ausl Romagna per il 2026 è emerso un “buco” che ammonterebbe, secondo le stime, a circa 95 medici in provincia: nello specifico, rispetto al fabbisogno di 323 medici, stimato su parametri nazionali e criteri numerici, oggi ne corrispondono 228 presenti in ruolo. A Rimini capoluogo sono 39 i professionisti mancanti, a Bellaria 8, a Verucchio 3, a Santarcangelo-Poggio Torriana 6, in Alta Valmarecchia 8. Per un totale di 64 carenze nel distretto di Rimini, a cui si aggiungono le 31 del distretto di Riccione (Riccione e Misano 7, Cattolica e San Giovanni 8, Coriano 7, Valconca 9).
Un tema, come detto, che desta preoccupazione ormai da tempo. Ma a cosa è dovuta questa situazione?
Proprio su questo è intervenuta, nei giorni scorsi, la Fondazione GIMBE
(organizzazione indipendente impegnata in attività di ricerca e divulgazione scientifica) che in un ricco e approfondito dossier ha analizzato l’argomento in ottica nazionale e territoriale, per indagare le cause che hanno portato alla situazione attuale e gli elementi sui quali agire per provare a cambiare la rotta.
Lo studio
L’indagine illustra come siano oltre 5.700 i medici di medicina generale (MMG) mancanti a livello nazionale. Medici che in Italia sono diminuiti di quasi 5.200 unità tra il 2019 e il 2024. Questa carenza, dunque, è realtà concreta e ben nota, e rappresenta “ un problema ormai diffuso in tutte le Regioni, che affonda le radici in una programmazione che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. – è l’analisi di Nino Cartabellotta (foto piccola), Presidente della Fondazione GIMBE – Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili”. Sotto esame, quindi, le difficoltà di ricambio generazionale e la poca attrattività della professione, ma non va ignorato il contesto demografico, che vede un Paese in progressivo invecchiamento con conseguente aumento dei bisogni clinicoassistenziali e della cronicità della patologie.
Demografia
“ Negli ultimi quarant’anni – si legge nello studio – la quota di residenti in Italia over 65 anni è quasi raddoppiata: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato l’aumento degli over 80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025”. Un trend confermato anche dalle proiezioni dell’ISTAT, secondo cui nel 2035 gli over 65 e gli over 80 saranno rispettivamente il 30% e il 9,3% della popolazione, che nel 2055 arriveranno fino al 34,5% e al 15%. Ma non solo: “ Al quadro demografico si aggiunge il peso crescente delle cronicità. – aggiunge il report – Secondo l’ISTAT nel 2024 11,3 milioni di over 65 (77,3%) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 8,1 milioni (55,5%) con due o più cronicità. I criteri per definire il numero massimo di assistiti per MMG non hanno mai tenuto conto
dell’evoluzione demografica: un massimale di 1.500 assistiti per MMG, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza”.
Pensionamenti e ricambio generazionale
Lo studio di GIMBE si concentra poi sulla situazione del ricambio generazionale, sottolineando come al 2028 ben 8.180 medici raggiungeranno il limite di età per la pensione (70 anni salvo deroghe). E i nuovi ingressi? “ Situazione buona solo in apparenza. – si legge nell’indagine – Secondo i dati FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse. Tuttavia, la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili è molto evidente in alcune Regioni, come Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta (-60%) e Marche (-49%). Questa spia rossa è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia, dall’altro mette in luce criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni”.
“ Anche se tutti i medici di medicina generale andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 MMG. – aggiunge il presidente Cartabellotta – Peraltro, trattandosi dell’ipotesi più ottimistica, è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio”. Come intervenire in questo scenario per cambiare la rotta?
Conclude Cartabellotta: “ A questa crisi bisognerebbe rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva, perché i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Senza una visione d’insieme Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate solo per tamponare. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al sistema sanitario nazionale, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili”.
C’è questo rischio a Rimini? Ausl Romagna rassicura: “ Nessuno a Rimini resterà senza medico. – fa sapere l’azienda – Anzi, alla luce dei bandi, nelle aree più popolate ci sarà addirittura un surplus”.

