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BANCHE E IMPRESE SEMPRE PIÙ DISTANTI?

“Il sistema bancario italiano è solido e oggi tra i più redditizi d’Europa. È quindi importante che le banche utilizzino le risorse generate in questa fase favorevole per sostenere la crescita dell’economia”. Così Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, in una recente analisi sulla situazione generale del sistema bancario nel nostro Paese. Ma è davvero così? Le banche, che vivono un momento di particolare solidità, stanno davvero sostenendo l’economia? Domanda legittima, se si guarda a un altro approfondimento, altrettanto recente, realizzato dall’Ufficio Studi della CGIA (su elaborazione di dati della stessa Banca d’Italia), dal quale emerge che nell’ultima fase storica i crediti bancari alle imprese sono diminuiti addirittura di un terzo, passando da 995 a 666 miliardi di euro in poco più di un decennio. Un trend che lo stesso studio declina anche a livello territoriale, con una provincia di Rimini che nel medesimo arco temporale ha visto quasi dimezzare i prestiti alle imprese, passando dai quasi 9 miliardi del 2011 ai 4,6 dell’anno scorso. Come leggere, dunque, tutto questo? C’è un cortocircuito in atto?
“I dati menzionati emergono da un osservatorio che guarda a una fase storica molto complessa a livello finanziario. – analizza Fabio Bianchi, Responsabile CNA Politiche del credito Rimini – Partendo dalla nota crisi del 2008-2010 e delle sue conseguenze a livello globale, a cui poi in epoca recente si sono aggiunte le crisi legate alla pandemia, all’acutizzarsi di alcune tensioni geopolitiche e ai rincari dell’energia. Un insieme di fattori che hanno causato un generale peggioramento di salute delle imprese e che, di riflesso, hanno portato le banche a un approccio più restrittivo nella concessione del credito. A Rimini registriamo lo stesso scenario”. Confermato anche da Edoardo Bigoni, Direttore generale FIDER, confidi che opera in tutta l’Emilia-Romagna. “Il territorio regionale segue questo trend e Rimini non è da meno. La situazione attuale vede un monte crediti alle imprese sicuramente diminuito e da cui, al momento, è possibile uscire probabilmente solo con strumenti di contribuzione pubblica, regionali o nazionali, che possano agevolare gli investimenti e mitigare il rischio dei finanziamenti bancari. Ma si tratta comunque di uno scenario molto delicato e complesso, che i territori ereditano da una situazione difficile dell’economia a livello internazionale”.

Come valutare l’apparente incongruenza tra necessità di sostenere l’economia e diminuzione del credito?
“Non parlerei di mancanza di sostegno da parte delle banche alla crescita. – precisa Bianchi – Le banche sono esse stesse imprese, che fanno business e non beneficenza, e in questa fase agiscono nell’ottica di contenere al massimo il rischio di credito. C’è, dunque, sicuramente un raffreddamento in tal senso, ma la situazione non è completamente bloccata: di fronte a imprese che si presentano come meritevoli, l’apertura del sistema bancario al credito c’è e in misura non trascurabile”. Prosegue Bigoni: “Le banche vivono un momento favorevole, ma questo deve passare anche da una fase favorevole delle imprese. Perché se è vero che gli istituti bancari sono più solidi rispetto al passato, è altrettanto vero che devono mantenere questa solidità e per farlo devono sostenere quelle aziende che portano meno rischi. Le imprese più piccole o più ‘deboli’ restano così ancora più in difficoltà, per questo torno a sottolineare l’importanza della contribuzione pubblica e anche del ruolo di noi intermediari. È chiaro che da un punto di vista etico-logico la solidità delle banche dovrebbe tradursi in un’assistenza al mercato, ma in realtà le regole del sistema portano le banche a proteggere questa solidità minimizzando i rischi”.

Quali sono gli ambiti, in ottica riminese, per i quali le imprese chiedono maggiormente l’accesso al credito?
“In uno scenario di generale riduzione dei margini e dei fatturati – risponde Bigoni – con contestuale aumento dei costi, c’è una generale richiesta di liquidità, anche dovuta alla grande incertezza in cui si trova il mercato in questa fase. Basti pensare all’arrivo di Trump e alla questione dei dazi, che ha rallentato ulteriormente gli investimenti”.

Si arriva al tema del risparmio. Dagli stessi dati emerge che a livello generale i depositi bancari delle imprese sono aumentati in modo significativo. Perché? E cosa avviene in ambito locale?
“A Rimini, così come a livello generale, questo dato può essere spiegato guardando alla liquidità delle imprese. – conclude Bianchi – Vi sono due elementi da considerare: da una parte gli importanti strumenti emergenziali messi in campo durante la pandemia, quando si è arrivati a misure fino a quel momento impensabili, uno su tutti la garanzia statale sui finanziamenti bancari del 100%; dall’altra il raffreddamento del trend dell’economia che ha rallentato la propensione agli investimenti. Tutto questo ha fatto sì che numerose imprese si siano trovate nella disponibilità di risorse finanziarie non reinvestite, decidendo così di destinarle al risparmio”.