PELLEGRINAGGIO 1.200 fedeli riminesi hanno seguito il vescovo Nicolò nell’intenso viaggio sulle orme di Francesco, Chiara e Carlo Acutis
Sarà stato irresistibile come il richiamo di Madonna Povertà che attraverso Francesco contagia irrimediabilmente prima Bernardo e poi Egidio e Silvestro e poi ancora migliaia di giovani di belle speranze da tutta Europa (creando di fatto un movimento vivo ancora oggi e con pochi eguali nella storia dell’umanità)?
Chi lo sa… Fatto sta che 1.200 fedeli riminesi, e una trentina tra sacerdoti e diaconi, hanno accolto l’invito del vescovo Nicolò Anselmi a unirsi a lui nel pellegrinaggio diocesano di sabato 7 febbraio ad Assisi, un percorso in quattro tappe, da Santa Chiara fino alla Porziuncola sulle tracce dei Santi, Francesco e Chiara, ovviamente, e anche del giovane Carlo Acutis.
Un viaggio del cuore e dello spirito che il Vescovo ha proposto all’inizio dell’anno in cui ricorrono gli 8 secoli dalla morte del Patrono d’Italia. I più, un migliaio, hanno raggiunto l’Umbria in pullman, qualche altro in auto. Un numero che preso tutto assieme è importante anche per la capitale mondiale del turismo religioso, visitata da milioni di pellegrini ogni anno e che si accinge ad ospitarne 18mila al giorno in occasione dell’esposizione delle spoglie del Santo, dal 22 febbraio al 22 marzo prossimi.
Prima tappa, Santa Chiara. A tema, la chiamata. È nella sua prigionia a Perugia che Francesco, rampollo della ricca borghesia assisiate col desiderio di diventare cavaliere, “ matura riflessioni molto profonde sulla propria vita. Inizia a interrogarsi seriamente sulla possibilità di cambiare vita”, spiega il vescovo.
“ Questo tempo di prigionia diventa per lui uno spazio di silenzio e di preghiera.
È un’esperienza che ritroviamo nella vita di tanti Santi: il Signore, a un certo punto, ci ferma. E forse anche noi dovremmo imparare a lasciarci fermare da Dio, a essere docili alla sua proposta di fermarci e di ascoltare”, sottolinea monsignor Anselmi.
A San Damiano il crocifisso parla a Francesco, lo chiama, gli dà un compito. “ All’inizio pensa di dover semplicemente riparare materialmente la chiesa. E così fa. Solo poco alla volta capisce che il Signore lo sta chiamando a qualcosa di più grande: non a riparare una chiesa, ma a prendersi cura di tutta la Chiesa”.
Qui il senso del gesto iniziale del pellegrinaggio, il dono a ogni fedele di un tau. “ Un invito a un cammino, ma anche una chiamata. All’interno della Chiesa facciamo parte di parrocchie, associazioni, comunità che forse non sono disastrate come San Damiano ai tempi di Francesco, ma che hanno sempre bisogno di manutenzione.
Una manutenzione fatta di amore, di preghiera, di cura delle relazioni, di capacità di stare insieme, di camminare uniti. Per questo sentiamoci anche noi chiamati”.
Quindi, con il suo tau appeso al collo, ogni pellegrino si unisce al compagno in un serpentone umano che scende verso il Santuario della spoliazione per rendere omaggio alla tomba di san Carlo Acutis e poi verso San Pietro per l’incontro con il vescovo emerito di Assisi Domenico Sorrentino. “ Santità è l’altro nome della bellezza”, ha sottolineato. “ Ogni giorno è il momento per incontrare Gesù”. Rivela un segreto. “ C’è un’immagine- simbolo del Santuario della spoliazione
in cui Francesco e Carlo indicano con le loro mani Gesù crocifisso e l’altare, cioè l’Eucaristia. Ci dicono: siete venuti per noi, ma adesso arrivate a Gesù, perché solo Lui è capace di riempire il vostro cuore”.
Non solo Francesco, anche Dio, “ colui che ha fatto il mondo, proprio nel suo Figlio si è spogliato: si è fatto fragile come me, è venuto a morire.
Fatelo entrare in tutte le vostre case, nelle vostre famiglie. Francesco, per fare questo, si spogliò. Si spogliò dei beni: non era facile. Ma soprattutto si spogliò di sé stesso e del proprio orgoglio”.
Parole che risuonano quando il serpentone risale su verso le basiliche, superiore e inferiore, di San Francesco. Lì frate Marco Moroni, ha aiutato i fedeli a comprendere il valore della fraternità. “ Quando scenderete alla tomba di Francesco noterete una cosa: non è da solo”. Attorno a lui sono sepolti Angelo, Rufino, Masseo e Leone. Non appena amici.
Per Francesco, sottolinea Moroni “ il termine fraternità richiama quello di famiglia. Per lui i frati sono di famiglia”.
E “ vuole vivere questa familiarità con tutti, una familiarità che si estende a tutte le creature”. Significativo il legame con due donne. “ Frate Iacopa, Francesco la chiamava così, è una donna nobile romana che dopo la morte del marito, aveva lasciato tutto e aveva deciso di vivere secondo lo stile di Francesco. Fraternità, condivisa con una donna, in un tempo in cui parlare di fraternità tra uomini e donne non era affatto semplice”.
E poi Chiara. La sua scelta di seguire Francesco “ dovette fare i conti con le regole della Chiesa del tempo. Le norme ecclesiali imponevano alle donne la clausura. Così Chiara visse in monastero, ma da lì, per tutta la vita, continuò a far sentire la sua voce e a testimoniare la fraternità”.
Il tema della fraternità richiama anche “ la minorità, la povertà, l’umiltà”.
Un insegnamento “ che Francesco lascia a tutti: essere fratelli e vivere la minorità, che significa non aggrapparsi ai diritti e ai privilegi, vivere nella semplicità e affidarsi a Dio”.
Infine, “ Francesco riconosce che la fraternità gli è donata. Non si è scelto lui i fratelli. Noi spesso vorremmo farlo”.

