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I GIOVANI NON VI APPARTENGONO

La scorsa stagione del Ponte Giovani si era conclusa con una buona notizia: l’apertura del maxi processo (azienda proprietaria di Facebook e Instagram) progettare consapevolmente tali social con meccanismi di creare dipendenza negli utenti, soprattutto (processo disinnescato in modo eloquente con il pagamento di una maxi-multa). Ebbene, il nuovo anno comincia con prospettive altrettanto positive.

Proprio in questi giorni, infatti, l’Unione Europea ha annunciato un progetto che conferma ulteriormente come siano ormai maturi i tempi per un cambio radicale di approccio nei confronti dei social network, in primis a tutela dei giovani. La proposta europea, parte di un più ampio “Kids Act”, agisce in tre direzioni: il divieto di profili social prima dei 13 anni; account attivati e controllati dai genitori, con funzionalità limitate e un tempo massimo di utilizzo di un’ora al giorno tra i 13 e i 15 anni; e, infine, possibilità di profili social fino ai 18 anni, ma con di sviluppo e in attesa del necessario percorso di approvazione al Parlamento europeo e al Consiglio,

rappresenterebbe un passo in avanti importante in prospettiva giuridica e strutturale, ma sarebbe fondamentale da un altro punto di vista. I giovani di oggi, non per colpa loro ma a causa di meccanismi che sono stati loro imposti, hanno sviluppato un’idea tanto distorta quanto pericolosa: che la propria identità, con tutte le sue sfaccettature uniche e irripetibili, corrisponda al proprio profilo digitale. Diventando così programmabile, controllabile e manipolabile a piacimento da chi ne ha la proprietà. Limitare l’accesso ai social ai giovani, dunque, non significa solo restituire loro il tempo offline, quello vero, quello dedicato ai propri interessi, attività e soprattutto relazioni. Ma significa lanciare un messaggio chiaro ai colossi del web: i giovani (e le persone) sono un’altra cosa. E non vi appartengono.