Home Attualita Il clima cambia la vendemmia. Ma Rimini regge il colpo

Il clima cambia la vendemmia. Ma Rimini regge il colpo

Annate sempre più calde, coltivazioni sotto stress, raccolte che cominciano in piena estate. In un contesto complicato, però, il comparto riminese sa adattarsi. E garantisce sempre qualità

Che il clima sia cambiato, “impazzito”, è sotto gli occhi di tutti. Ma colpisce in modo particolare quando va a toccare riti, conoscenze e tradizioni che vivono da secoli e che caratterizzano la cultura di un territorio. In primis, quella agricola.

Tra le conseguenze più macroscopiche in tal senso c’è il sensibile anticipo con cui si comincia a fare la vendemmia: se tradizionalmente il via alla raccolta si aveva in concomitanza con l’inizio della scuola a settembre, da tempo ormai si parte in agosto, con casi straordinari che hanno visto attività ancora più anticipate. Accade anche quest’anno, dove l’estate che si avvia alla conclusione non ha fatto sconti per quanto riguarda le temperature estreme: emblematico, nelle scorse settimane, il caso di un vigneto nell’Imolese che ha cominciato a raccogliere addirittura nell’ultima settimana di luglio. Un qualcosa che non ha pecedenti. Ma non solo: cambiano anche i metodi e le tecniche con cui gli agricoltori lavorano, per adattarsi alle stagioni sempre più calde.

E l’estate, ce ne siamo accorti tutti, non ha risparmiato nemmeno Rimini. A quale prezzo per il comparto vinicolo del territorio? Come procede la vendemmia e come si prefigura la stagione produttiva?

A rispondere, analizzando la situazione e consentendo un prezioso ottimismo, è Nicolò Bianchini (nella foto), agronomo dell’azienda Agricola I Muretti e presidente del consorzio Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini.

“Il territorio riminese ha retto il colpo di questa stagione così calda. Le uve sono sane e di conseguenza la vendemmia parte già con il piedi giusto, seppur con un anticipo di almeno una decina di giorni rispetto a ciò a cui si era abituati in passato. Ciò che ha permesso al Riminese di affrontare bene questa stagione così impegnativa dal punto di vista delle temperature sono state le piogge invernali e primaverili che quest’anno sono state piuttosto abbondanti e, in aggiunta, alcune precipitazioni che abbiamo avuto anche durante l’estate. Inoltre, i terreni riminesi sono tendenzialmente argillosi, in grado di trattenere l’acqua e garantire una riserva idrica per i mesi più caldi”.

Una tenuta delle coltivazioni che si riflette sui frutti? Come sta procedendo la vendemmia, visto anche il netto anticipo sui tempi, e che prodotto aspettarci?

“L’annata a livello produttivo è nella media, non registriamo dei cali ma neanche delle vigne particolarmente cariche. Ad oggi la gran parte dei bianchi, che solitamente sono quelli che soffrono di più le alte temperature, sono stati già raccolti (Rebola, le basi spumante, gli Chardonnay, ecc) e si è cominciato con i rossi, andando realisticamente a chiudere entro la metà di settembre. Ed è emblematico: la vendemmia finirà quando in passato la si vedeva cominciare. Va però sottolineato che le tempistiche della vendemmia a cui assistiamo oggi rispondono anche a una domanda del consumatore che nel tempo è andata cambiando, privilegiando maggiormente l’acidità e la freschezza di un vino, rispetto a prodotti più pesanti. E se da Rimini il mercato si aspetta freschezza, le vendemmie devono essere puntuali e non tardare, per evitare che i vini salgano di gradazione perdendo le caratteristiche richieste”.

Possiamo essere ottimisti, dunque.

“Siamo di fronte a una stagione buona. Dobbiamo poi ricordarci che Rimini, a livello di mercato, è una zona che sta tenendo molto bene. I prodotti autoctoni, come Rebola e Sangiovese, viaggiano mantenendo il giusto passo, in un mondo del vino che a livello generale non vive un momento particolarmente proficuo e di sviluppo. Oggi soffrono anche le denominazioni più importanti, penso a Chianti, Barolo o Brunello; Rimini invece, grazie a un mercato che è prossimo alle vigne e a preziose iniziative di valorizzazione realizzate sul territorio, è una realtà che si mantiene solida, sia nel numero di bottiglie sia nel prezzo medio di vendita, con risvolti importanti dal punto di vista imprenditoriale”.

La stagione appena vissuta, però, non è più un qualcosa di straordinario. Le estati estreme saranno sempre più la normalità: come si sta adattando il comparto per affrontare i prossimi anni?

“La qualità che Rimini è in grado di garantire anche quest’anno nasce in primo luogo proprio dallo spirito di adattamento degli agricoltori, che alla luce delle annate calde del recente passato sono stati in grado di reagire e modificare il proprio lavoro per ottenere il meglio”. Anche questo è segno di un comparto in salute.