
Ormai a due settimane da quell’incontro che ci ha profondamente segnati, le parole del Papa ancora rimbalzano nella nostra mente e nei nostri cuori, “sogni e visioni” capaci di spalancare un orizzonte all’altezza del cambiamento d’epoca in cui siamo tutti immersi. Ha scelto di farlo CL per tutto l’anno che verrà, lo ha scelto il Meeting che propone alcune sue parole come tema e titolo del prossimo anno, lo farà certamente la Chiesa riminese, come già lo fa ognuno di noi, personalmente.
Senza nascondere (tutt’altro) i drammi e le sfide che scuotono il nostro presente, il Papa ha avuto il coraggio di indicare l’inaspettata “opportunità” che questa epoca “drammatica e meravigliosa” costituisce. Questa società triste e secolarizzata vista non come nemico da combattere ma come spazio da comprendere, vivere, abitare. Tutto ciò “ lo stiamo comprendendo sempre meglio entro le circostanze storiche che riattivano le domande più umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace”.
Verità e libertà sono il modo per intercettare le domande di senso che sempre più forti nascono nel cuore dell’uomo oggi. A livello ecclesiale significa un cambio importante nel modo con cui ci siamo abituati a leggere i fatti che accadono. Infatti, dice il Papa: “ Una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere”. Proprio quella che sembrerebbe una clamorosa perdita di incidenza della Chiesa sulla società, peraltro esplosa, almeno in occidente, in modo vistoso in questo inizio di secolo, non è qualcosa da temere, intende papa Leone, ma ciò che ci consente di riconoscere il cammino di conversione cui siamo chiamati.
“ La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione”. È l’attrazione per un modo di abitare il mondo. Si tratta di riattivare quella profondità umana fatta di bisogni, urgenze, domande che sole consentono di intercettare la novità e la bellezza di una vita evangelica, quella vita di Cristo che già per il mondo del II secolo appariva « meravigliosa e indubbiamente paradossale ».
Un disegno diverso fatto di misericordia, di respiro nuovo per la vita, imprevisto quanto, tuttavia, atteso da ogni uomo. Nel solco di Agostino, il Papa ha ricordato che la forma stessa della misericordia di Dio per l’uomo è proprio il farsi incontro, puntando tutto su questo desiderio inestinguibile di Lui, che irriducibile abita in ogni uomo e donna. Il Papa ha ricordato che è il riconoscimento di “ appartenere a Dio solo”, l’appartenenza dell’amore, l’unica che realmente libera perché “ nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento”. “ C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.
