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Scuola, Rimini rimandata a settembre

Il report di Cisl Scuola sottolinea le carenze di personale negli istituti romagnoli: 236 posti vacanti per personale Ata e quasi 700 docenti. A Rimini sono 187 le cattedre vuote

La campanella tornerà a suonare, ma chi ci sarà dietro la cattedra?

La scuola, come purtroppo altre istituzioni e servizi pubblici in Italia, vive un momento di importanti difficoltà.

Soprattutto per quanto riguarda le carenze di personale, sia Ata (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) sia docente, nelle scuole di ogni ordine e grado. Accade a livello nazionale e si riflette sui territori, Romagna (e Rimini) compresa. A evidenziare tutto questo è Cisl Scuola Romagna, in un dettagliato report pubblicato in queste settimane che raccoglie i dati definitivi emersi all’esito delle procedure di mobilità del personale scolastico per l’anno 2026/2027. E che restituisce un quadro complicato.

Per quanto riguarda il personale Ata, ossia tutte quelle figure professionali non appartenenti al corpo docente (collaboratori, ausiliari, tecnici, segreteria, contabilità, ecc), le carenze complessive in Romagna ammontano a 843, su un totale regionale dell’Emilia-Romagna di 3.144.

Nello specifico, stringendo la prospettiva sulla provincia di Rimini, i posti vacanti sono 236: 158 Collaboratori Scolastici, 60 Assistenti Amministrativi, 8 Assistenti Tecnici e 10 Dsga (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi). Con questi numeri Rimini “ è la provincia con il numero complessivo più contenuto. – sottolinea l’indagine – Ma la distribuzione tra i profili conferma la stessa criticità riscontrata a Forlì-Cesena e Ravenna”.

Complessa anche la situazione dei docenti.

Complessivamente, in Romagna, i posti vacanti e disponibili sfiorano quota 700 (691), con 535 posti comuni e 156 di sostegno, restituendo l’immagine di una scuola romagnola ancora fortemente dipendente dai contratti a tempo determinato e da una gestione necessariamente emergenziale. La provincia di Rimini anche in questo caso presenta numeri più contenuti rispetto

a Ravenna e Forlì-Cesena (maglia nera), facendo registrare comunque 187 cattedre scoperte in vista del prossimo anno scolastico.

In generale, a livello di territorio romagnolo, a soffrire maggiormente è la scuola secondaria di secondo grado (scuole superiori) che risulta il segmento più penalizzato con ben 341 posti vacanti. Segue la scuola primaria con 155 vuoti, le medie con 154 e, infine, la scuola dell’infanzia con 41 posti.

Guardando, invece, alle materie di insegnamento,

soffre in modo particolare tutta la scuola secondaria (medie e superiori) per le accentuate carenze in materie strategiche.

A Rimini: alle medie matematica e scienze, con 3 posti scoperti, mentre alle superiori 7 cattedre vuote per i laboratori di scienze e tecnologie informatiche, 5 per i laboratori di enogastronomia, 6 per l’insegnamento di Lingue e culture straniere e altrettante per le Discipline letterarie. “ I numeri ci dicono chiaramente che i meccanismi attuali non riescono più a garantire la stabilità delle cattedre. – l’analisi di Alessio Gaudioso, Segretario Generale di Cisl Scuola Romagna Quasi 700 posti scoperti in sole tre province. In particolare, le nostre cattedre tecnico-pratiche e scientifiche restano vuote perché i concorsi ordinari nazionali non sono minimamente attrattivi per questi professionisti. Di fronte a questo scenario, chiediamo al Ministero immissioni in ruolo rapide, trasparenti e massive a partire dal prossimo 1° settembre, perché le scuole romagnole non possono essere abbandonate per l’ennesima estate alla lotteria delle supplenze annuali.

Dietro questi numeri ci sono istituti che rischiano di partire a settembre senza personale stabile e lavoratori che da anni assicurano servizi essenziali in attesa di una vera prospettiva di stabilizzazione”.

Verso la prima campanella

Da sottolineare proprio quest’ultimo aspetto. Alla luce di questi dati, le cattedre riminesi saranno coperte con l’inizio del nuovo anno scolastico tra pochi mesi? Al momento

di andare in stampa, purtroppo, l’ufficio scolastico di Rimini non ha fornito riscontro alle nostre domande. Il termometro della situazione, però, arriva dagli stessi docenti. “ Percepiamo e viviamo, ormai da tempo, grandi difficoltà. – spiegano alcuni insegnanti del territorio riminese – I meccanismi farraginosi delle abilitazioni e dei concorsi creano un contesto nel quale alla importante necessità di reclutamento si risponde con soluzioni temporanee, precarie, con contratti annuali che da una parte non consentono una gestione a lungo termine e, dall’altra, impediscono un percorso lavorativo certo, stabile e dignitoso agli insegnanti stessi. Capita, addirittura, che per carenze si comincino alcuni corsi anche con mesi di ritardo. La politica, ormai da tempo, è sempre quella del ‘tappare il buco’, dell’agire sempre e solo in ottica emergenziale, senza una visione organica e strutturale per il futuro, che è ciò di cui invece avremmo bisogno.

Tutti, perché in fondo a rimetterci davvero sono le famiglie e gli studenti. Guardando a settembre: quest’anno il Ministero ha anticipato di due mesi l’aggiornamento delle graduatorie, nell’ottica di arrivare pronti alla prima campanella. Dopo anni di esperienza, però, tra i docenti facciamo una grande fatica a essere fiduciosi. Ormai è la certezza dell’incertezza”.