Una provincia dinamica, con indicatori economici complessivamente migliori della media nazionale, ma attraversata da fragilità sempre più evidenti sul piano sociale e abitativo. È il quadro che emerge dal nuovo Rapporto sulle povertà della provincia di Rimini stilato dall’Osservatorio delle povertà della Caritas diocesana. ‘ Il nostro territorio è vitale. L’economia gira, il turismo fiorisce, la città attrae. Eppure, proprio qui, tra le pieghe del benessere, le richieste di aiuto non accennano a diminuire. Al contrario: aumentano i passaggi, aumentano i ritorni, aumentano le storie che non riescono a trovare un lieto fine’, commenta il direttore Mario Galasso. ‘ In questo senso, il Rapporto non è un elenco di statistiche. È una consegna. È il tentativo di dare voce a chi ha imparato a tacere per pudore o per stanchezza’.
Un territorio che invecchia e diventa più caro: crescono gli accessi in Caritas
La provincia conta 341.244 abitanti, un’età media tra i 50 e i 54 anni e popolazione anziana pari al 24,8%. Gli stranieri rappresentano l’11% dei residenti con una prevalenza di albanesi, rumeni e ucraini. Sul fronte economico, Rimini si conferma tra le città più care d’Italia: nel 2025 al terzo posto per inflazione (+2,2%), con un aumento medio annuo della spesa di 609 euro a famiglia. Un dato che incide sui bilanci domestici soprattutto per le fasce più fragili. Il tasso di occupazione è al 69,7%, superiore alla media nazionale (66,7%), mentre la disoccupazione si attesta al 4,5% (contro il 6,1% italiano) e la cassa integrazione cala del 17,7% rispetto al 2024.
Tuttavia, nel 2025 le Caritas hanno incontrato 4.440 persone, che diventano 8.458 considerando i familiari, tra cui 2.021 minori. Rispetto al 2024 l’analisi dei dati operata da Isabella Mancino, responsabile dell’Osservatorio delle povertà Caritas, registra un lieve calo numerico di circa 200 persone, ma aumentano gli accessi: da 84.825 a 91.981, con una media di 20,7 accessi annui per persona (contro i 18,4 dell’anno precedente). Le situazioni di bisogno sono quindi più persistenti e difficili da risolvere. Il 35% delle persone si è rivolto alla Caritas per la prima volta: prevalentemente uomini, giovani e migranti provenienti da Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud America. Tra loro, il 53% è senza dimora e il 71% disoccupato.
Emergenza casa e lavoratori poveri
Il dato più allarmante riguarda i senza dimora: una persona su tre tra quelle incontrate. Si tratta in prevalenza di uomini (80,3%), immigrati (65%) e celibi (51,6%). Gli uomini sono mediamente più giovani (35-50 anni), mentre le donne sono più anziane (45-68 anni). Aumentano senza dimora che lavorano: persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a permettersi un alloggio, trovando sistemazioni temporanee in residence o alberghi, ma ritrovandosi nuovamente per strada con l’avvio della stagione balneare. Tra chi ha un tetto, il 35% vive in affitto e solo il 5% in casa di proprietà, soprattutto nell’entroterra, dove i prezzi più bassi non compensano però i costi elevati dei trasporti. Rimini è al primo posto in Romagna per tensione abitativa: nel 2024 sono stati emessi 236 provvedimenti di sfratto, di cui 147 per morosità incolpevole.
Cresce il fenomeno dei working poor: il 13% delle persone incontrate ha un lavoro ma non riesce a sostenere le spese quotidiane. ‘ Siamo davanti a un paradosso scomodo che dobbiamo avere il coraggio di nominare: oggi si può lavorare e restare poveri.
Quando il lavoro è frammentato, stagionale, sottopagato o fragile, diventa una corda troppo sottile per sostenere il peso di una vita. E quando poi si aggiunge il ‘nodo dei nodi’, la casa, tutto vacilla. Senza un tetto, il lavoro scivola via, la salute si incrina, le relazioni appassiscono. Sono persone che hanno un lavoro, eppure non sanno dove dormiranno la sera. Hanno una divisa pulita, ma il cuore appesantito da un’incertezza che toglie il fiato. Non è più un’emergenza temporanea; è una questione strutturale che interroga la nostra coscienza e la visione di futuro’, sottolinea Galasso.
L’urlo della solitudine
‘ Queste pagine raccontano di persone che vivono accanto a noi, ma spesso invisibili. Le donne, che non chiedono mai per sé, ma per i figli. Chiedono per una bolletta, per un affitto impossibile, portando sulle spalle il peso di intere famiglie con una dignità che commuove. Gli anziani, che prima ancora di un aiuto economico, cercano una presenza. Cercano qualcuno che rompa il silenzio assordante delle loro case e li faccia sentire ancora parte di una storia. I lavoratori ‘fantasma’, che trovano una funzione nel nostro sistema economico ma non un’appartenenza, restando sospesi in un’integrazione fragile che rischia di trasformarsi in marginalità cronica’, ricorda Galasso.
Tradotto in numeri, il 53,7% degli assistiti è uomo, spesso solo e proveniente da fuori regione, attratto dalle opportunità lavorative. Le regioni d’origine più frequenti sono Lombardia, Puglia, Campania, Marche, Lazio, Sicilia e Piemonte. Tra gli stranieri prevalgono Marocco, Tunisia, Senegal, Somalia, Egitto, Bangladesh, Pakistan, Gambia, Libia e Afghanistan. Gli italiani assistiti passano da 1.783 nel 2023 a 1.922 nel 2025, pari al 43,3% del totale. Il 77% risiede in diocesi. Si tratta per il 55% di uomini e per il 45% di donne, con età media tra i 50 e i 60 anni, spesso celibi o nubili. Anche in questo caso emerge il tema della solitudine, insieme a difficoltà abitative e lavorative, problemi di salute, dipendenze e questioni giudiziarie. Aumenta la presenza di over 45 e anziani.
Fragilità femminile
Tra le donne è significativo il dato delle vedove: il 15%, contro il 3% degli uomini. La perdita del coniuge comporta spesso un drastico calo del reddito, aggravato dalla presenza di figli e da carriere lavorative discontinue.
Crescono anche le donne separate e divorziate: il 13,6% è divorziata (contro il 9,4% degli uomini) e il 10% separata.
Si tratta spesso di madri sole, alle prese con la conciliazione tra lavoro e famiglia, carichi di cura elevati e difficoltà economiche, aggravate dal mancato pagamento degli assegni di mantenimento e da situazioni di conflittualità o violenza domestica.
Critica la situazione delle donne ucraine anziane: non possono o temono di rientrare in patria a causa della guerra e restano in Italia con pensioni insufficienti e senza possibilità di lavorare. Hanno inviato negli anni i risparmi ai familiari, ritrovandosi oggi senza nulla, con case distrutte e senza i propri cari.
Se ne esce ‘insieme’
‘La Caritas c’è. Ma la carità, se è vera, non può essere un punto di arrivo. Deve essere – ribadisce Galasso – una domanda di giustizia. Non basta dare da mangiare.
Bisogna chiedersi perché la gente ha fame’. Il Rapporto quindi viene affidato dalla Caritas certamente ‘a chi amministra, perché abbia il coraggio di fare scelte lungimiranti, dove lo sviluppo non sia mai separato dalla dignità umana’. Ma non solo. Alle comunità parrocchiali si chiede che ‘ continuino a essere mani allungate e mai porte chiuse, luoghi dove nessuno si senta di troppo’. Infine protagonista del cambiamento può essere ‘ ogni cittadino di buona volontà, perché l’indifferenza è il cemento che costruisce i margini, ma l’attenzione è la luce che li dissolve’. Per Galasso ‘ solo insieme possiamo pensare a percorsi che non respingano, ma che offrano un appiglio.
Abbiamo bisogno di mani affidabili: mani che accolgono, che accompagnano, che non giudicano ma sostengono. Mani che dicono, con i fatti: Tu non sei invisibile’.

