Home Editoriale MAI TANTE ARMI Vicini al baratro!

MAI TANTE ARMI Vicini al baratro!

C’è qualcosa di profondamente scandaloso nei dati dell’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI).

Nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di quasi 2.900 miliardi di dollari, che certifica l’undicesimo anno consecutivo di crescita nel contesto globale segnato dal proliferare di conflitti e tensioni.

Le spese militari mondiali sono aumentate del 2,9% su base annua passando dai 2.718 miliardi di dollari del 2024 ai 2.887 miliardi di dollari dello scorso anno. Come quota del Pil, le spese militari hanno raggiunto una media del 2,5 per cento: il livello più alto dal 2009. Stati Uniti, Cina e Russia si confermano i tre Paesi che spendono più nel settore e hanno raggiunto complessivamente i 1.480 miliardi di dollari, pari al 51% del totale globale. Washington ha stanziato 954 miliardi di dollari, ossia il 7,5% in meno rispetto al 2024, principalmente perché non ha approvato nuovi pacchetti finanziari di assistenza militare all’Ucraina nel 2025.

Questa flessione appare tuttavia destinata a essere solo temporanea, considerando che il Congresso degli Usa ha approvato spese superiori a 1.000 miliardi di dollari per il 2026 e che queste potrebbero raggiungere i 1.500 miliardi di dollari nel 2027 se verrà approvata la nuova proposta di bilancio dell’amministrazione presidenziale di Washington.

Una montagna di risorse che cresce mentre aumentano guerre, paure e instabilità. Non è una risposta alla crisi: è parte della crisi stessa.

A colpire non è solo l’entità, ma la direzione: se oltre metà della spesa è concentrata tra Stati Uniti, Cina e Russia, intanto l’Europa accelera con un +14%, segnando la crescita più rapida dalla Guerra Fredda. E l’Italia è pienamente dentro questa spirale. E mentre l’Ucraina destina

il 40% del proprio Pil alla guerra, si consolida un modello globale che investe nella forza invece che nella pace.

Il paradosso è evidente: più armi, meno sicurezza. Lo dicono i fatti, prima ancora delle analisi. I conflitti aumentano, si espandono, si cronicizzano. Eppure si continua a finanziare ciò che li alimenta, in un circolo vizioso che sottrae risorse alla sanità, all’istruzione, alla lotta contro le disuguaglianze e la crisi climatica. Questo non è realismo politico: è una resa culturale. È l’abbandono dell’idea che la pace si costruisca con la giustizia, il dialogo e la cooperazione.

Davanti a questi numeri, lo sconcerto non basta. Serve una presa di coscienza collettiva: continuare così non ci proteggerà. Ci porterà solo più vicino al baratro.

Tonio Dell’Olio e Giovanni Tonelli