Betlemme. Dura vita per gli artigiani del legno
“Dopo gli eventi del 7 ottobre, Betlemme si è trasformata in una grande prigione. Il turismo è completamente bloccato: alberghi, ristoranti, attività legate ai pellegrini… tutto si è fermato. Non c’è più lavoro”. Jack Giacaman è un artigiano del legno, attivo con la sua famiglia da 800 anni a Betlemme. Ma adesso i suoi fratelli hanno deciso di emigrare, chi negli Stati Uniti, chi a Dubai. Un mese fa padre Ibrahim Faltas, della custodia di Terra Santa parlava di 200 famiglie andate via da Betlemme dal 7 ottobre.
“Quando ho scoperto quanti erano partiti, mi sono davvero stupito: il numero è molto alto, ma qui non riescono a sostenere il costo della vita. Anche per noi la situazione è diventata molto difficile. Normalmente, nella nostra fabbrica avremmo bisogno di circa cinquanta operai. Oggi siamo rimasti in cinque: io e altri quattro lavoratori”.
La questione è che Betlemme è un villaggio che vive esclusivamente di turismo. E se a inizio anno, complici anche le festività natalizie, i turisti avavano timidamente ricominciato a fare capolino nel villaggio della Natività, il nuovo conflitto ha finito per spaventare i pochi viaggiatori coraggiosi.
Perché sei rimasto? “Perché, nonostante tutto, siamo legati a questa terra. Qui abbiamo le nostre case, la nostra storia, parte della nostra famiglia. I miei fratelli ogni tanto mi chiedono di partire, almeno per un periodo, ma non riusciamo a lasciare quello che abbiamo costruito. La nostra famiglia vive qui da più di 800 anni. Abbandonare tutto sarebbe per noi una grande sofferenza. Per questo il mio desiderio più grande, oggi, è che le famiglie possano tornare ad avere un lavoro e una possibilità di vivere qui”.

