IL FILO DEL RICATTO – DEAD MAN WIRE DI GUS VAN SANT PER GIOVANI (DAI 16 ANNI) E ADULTI – AL CINEMA
Buongiorno Indianapolis. Sembra una giornata come le altre nella capitale dell’Indiana, ma la mattina dell’8 febbraio 1977 si prospetta alquanto movimentata, per via del fatto di cronaca che mette a dura prova i nervi di forze dell’ordine, istituzioni e cittadini.
Anthony “Tony” Kiritsis entra negli uffici di un istituto di credito e prende in ostaggio il figlio del proprietario chiedendo soldi e scuse, per via di un affare immobiliare non andato in porto.
L’episodio è ricostruito con abilità da Gus Van Sant, regista che ci ha sorpreso in varie occasioni ( Will Hunting – Genio Ribelle, Elephant, Milk, giusto per citare alcuni dei titoli più noti di una ricca filmografia ricca), che tratteggia con ritmo e spruzzate ironiche il “fattaccio”, mettendo al centro un poveraccio ed il suo gesto disperato per ritrovare la dignità, oltre ai soldi perduti.
Racconto americano di provincia scandito dalla voce di un dj radiofonico (e la musica ha il suo bel ruolo primario, da Deodato a Gill Scott Heron, passando per gli Yes), vera e propria autorità locale all’epoca e idolo di Tony che lo ascolta tutte le mattine mentre è in auto.
La mente corre a Quel pomeriggio di un giorno da cani e la presenza di Al Pacino (senza dimenticare gli altri protagonisti ovvero Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Cary Elwes e Colman Domingo), anche se per sole due brevi scene, conferma il riferimento, ma Van Sant procede in lucida autonomia evidenziando gli effetti provocati dal cinismo del capitalismo.

