La diaspora. Duecento famiglie (700 persone) hanno lasciato Betlemme dall’inizio della guerra
La diaspora dei cristiani dalla Terra Santa inizia allo scoppio del conflitto arabo-israeliano del 1948, quando tra 50 e 60mila persone lasciarono le proprie case, dirette soprattutto in Sud America. Da allora l’esodo non si è mai fermato e, dopo il 7 ottobre 2023, con l’attacco di Hamas e la guerra di Israele a Gaza, il desiderio di partire non poteva far altro che crescere. Pesano le restrizioni imposte ai palestinesi, l’instabilità geopolitica e la mancanza di lavoro legata all’assenza dei pellegrini: molti cristiani vivono di turismo. L’incertezza è totale.
“I cristiani non lavorano più, soprattutto a Betlemme. Il turismo è fermo da oltre due anni e con esso il lavoro. Dall’inizio della guerra quasi 200 famiglie, circa 700 persone, sono andate via e non torneranno”, conferma padre Ibrahim Faltas della Custodia di Terra Santa. Si aggiungono le minacce dei coloni, anche nei pressi della tomba di Rachele, e uno stato di polizia che ha portato a migliaia di arresti in Cisgiordania, “ compresi giovani cristiani”.
Neppure i profughi sono al sicuro. I campi di Jenin, Nablus e Tulkarem sono stati distrutti e “oltre 50mila persone sono senza tetto”.
Nel nord del Paese pesa inoltre la violenza di clan arabi legati al racket: dall’inizio dell’anno i morti sono 45. Molti emigrano a Cipro, “ dove è nata una Nuova Nazareth”.
Il calo è evidente anche a Gerusalemme, “ dove sono stato parroco tra il 2004 e il 2010”. Prima del 1948 la parrocchia latina contava oltre 90mila fedeli. Oggi tutti i cristiani della città non arrivano a 7mila.
Come risponde la Custodia, in termini concreti oltre che di presenza?
“Siamo qui da più di 800 anni e non è mai stato facile. In questi secoli sono stati uccisi quasi duemila frati per custodire i Luoghi santi e le “pietre vive”, cioè la gente. Senza i francescani, a Gerusalemme non sarebbe rimasto neppure un cristiano. Nella Città Vecchia facciamo tre cose”, afferma padre Ibrahim.
La prima risposta è l’educazione. “A Gerusalemme abbiamo cinque scuole, tre nella Città Vecchia, in punti cruciali: Porta di Giaffa, Porta Nuova e Porta di Damasco”.
La seconda è una risposta all’emergenza abitativa. “Offriamo alloggio: nella Città Vecchia disponiamo di 427 appartamenti concessi gratuitamente; fuori dalle mura ne abbiamo altri 250. Qui un affitto costa almeno 2.000 dollari al mese, anche 3.000 per un appartamento dignitoso. Molte famiglie, se dovessero pagarlo, non potrebbero restare”.
Infine, il lavoro. “ Abbiamo 3.000 dipendenti. I giovani che vedete in sala o al bar arrivano da Ramallah o da Betlemme”. Per entrare in territorio israeliano devono attraversare dei checkpoint e avere ovviamente un’autorizzazione. “Chi vi ha servito la colazione si alza alle quattro per essere qui alle sette”. Tre ore per percorrere una ventina di chilometri.
Scuola, se cristiani e musulmani studiano insieme
C’è un posto nel mondo, dove non è semplice vivere, fulcro di tutte le contraddizioni umane. Si chiama Gerusalemme e lì accadono cose che l’attuale senso comune polarizzato occidentale fa fatica a comprendere. Non si parla delle ferite del conflitto perenne tra arabi e israeliani, ma di una scuola, la Terra Sancta school, nel complesso di San Salvatore, frequentata per metà da cristiani e per metà da musulmani. È una scuola francescana ed è per questo che ogni mattina prima delle lezioni tutti gli studenti, dai 3 anni in su, recitano insieme la Preghiera semplice. Rigorosamente in arabo. “Abbiamo 18 scuole in tutta la Terra Santa, frequentate da 12mila studenti circa”. Spiega padre Ibrahim Faltas, che le gestisce. Guarda i suoi bimbi e gli brillano gli occhi.
“La nostra scuola di Betlemme risale al 1598. Conserviamo la testimonianza di un pellegrino che la visitò. Disse che era bella e che lì si insegnavano le lingue. Le nostre scuole sono tra le più antiche di tutto il Medio Oriente”.
Ai tempi della testimonianza del pellegrino, le scuole della Custodia erano in maggioranza frequentate da cristiani, ora non è più così. Si stanno trasformando in laboratori di coabitazione tra culture diverse. “La maggior parte dei nostri studenti sono musulmani. A Gerico e Akko, il 99%. Per ora a Gerusalemme sono ancora metà cristiani e metà musulmani. Solo ad Haifa la scuola resta frequentata per la maggioranza da cristiani, che sono l’84%”.
La causa principale risiede nella forte tendenza dei fedeli cristiani a emigrare dalla Terra Santa. Ma resta da capire perché le famiglie musulmane mandino i loro figli a studiare dai francescani e anzi lo considerano un privilegio. Faltas lo sa: “Hanno fiducia in noi”.

