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Turismo, rivoluzione Rimini

LA SVOLTA. Avviato l’iter che porterà al superamento dello storico vincolo alberghiero, aprendo a nuove forme di ricettività e investimenti

Rivoluzione nella Rimini del turismo. Proprio in questi giorni il Comune ha ufficializzato (in quella che il sindaco Jamil Sadegholvaad ha definito come la ‘conferenza stampa più importante del mandato’) l’avvio dell’iter che porterà al superamento dello storico vincolo alberghiero nelle fasce turistiche della città, per lasciare spazio dopo oltre trent’anni a un più generale “vincolo turistico”, aprendo (sulla carta) una fase di importanti e nuove opportunità, in ottica di investimenti, riqualificazione e innovazione dell’offerta turistica.

Per la città e, in senso più ampio, per il territorio.

Una svolta che arriva nella forma di un accordo tra Comune di Rimini e Camera di Commercio della Romagna, finalizzato a introdurre una variante urbanistica che interviene sulle destinazioni d’uso delle strutture ricettive: nello specifico la variante, che nasce sulla base di una legge regionale (28/1990), convertirà l’attuale vincolo strettamente “alberghiero” in vincolo più ampiamente “turistico”, estendendo quindi la possibilità di impresa ricettiva non solo agli hotel, ma anche ad altre forme di ospitalità. Rimini, in questo modo, si apre a tutto quel variegato ed eterogeneo mondo della ricettività moderna, che oltre ai più “tradizionali” alberghi vede strutture come RTA Residenza Turistica Alberghiera (Residence), ostelli e super-hostel (ostelli dall’alta qualità di servizi), forme di coabitazione quali cohousing (residenziale sociale) e coliving (residenziale collettivo a gestione unitaria), oltre che ai già noti condhotel, strutture ibride che hanno sia camere d’albergo sia appartamenti privati, che in sede di annuncio dell’accordo sono stati considerati come possibile opportunità per il recupero delle colonie (40% appartamenti e 60% ricettivo, per un investimento necessario di 30-40 milioni di euro). Opportunità che riguardano in modo particolare anche un’altra annosa questione riminese, quella degli alberghi in disuso, che secondo recenti stime sono tra 150 e 300 strutture sul territorio comunale, e che grazie a questa novità potranno uscire dal limbo grazie a investimenti e iniziative, portando a un’importante fase di riqualificazione, il tutto senza consumo di suolo. Ricadute positive sotto diversi aspetti, dunque, che vanno anche oltre l’ambito più strettamente turistico. “ La nuova strumentazione urbanistica potrà avere impatti positivi anche in risposta alle criticità della situazione abitativa. – sottolinea l’Amministrazione – Può aprire ad una maggiore disponibilità di alloggi temporanei, a proprietà indivisa e gestione unitaria, per categorie strategiche come studenti e lavoratori stagionali. Nonché in chiave di contrasto al degrado urbano e quindi di aumento della percezione di sicurezza, ulteriore elemento che favorisce la qualità della vita della comunità oltre che l’attrattività della città”. Un percorso che, se procederà senza intoppi, vedrà l’adozione della variante e annesso regolamento dalla Giunta nella prossima primavera, a cui seguirà la fase di presentazione delle osservazioni per arrivare all’approvazione da parte del Consiglio comunale in autunno.

Il ruolo della Camera di Commercio

Come anticipato, l’accordo prevede anche un impegno attivo da parte della Camera di Commercio della Romagna. Come? Affiancando il Comune nella predisposizione di strumenti utili a supportare e valutare le migliori soluzioni per gli investimenti nel settore ricettivo, proprio alla luce delle nuove opportunità offerte dalla variante urbanistica. “ La Camera di commercio, – ha sottolineato il Comune in sede di accordo – attraverso le proprie competenze, affiancherà l’Amministrazione nella redazione di un Regolamento che conterrà indicatori utili a definire il valore economico del patrimonio edilizio ricettivo, allo scopo di valutare la soluzione migliore per il privato che vuole investire tra le soluzioni consentite dalla variante.

Il gruppo di lavoro vedrà anche la collaborazione dell’Ordine dei dottori Commercialisti di Rimini e del Campus di Rimini dell’Università degli Studi di Bologna”. Il sostegno alla competitività delle imprese e in particolare la promozione dell’attrattività del territorio e del turismo sono tra le nostre linee strategiche prioritarie. – aggiunge Carlo Battistini, presidente della Camera di Commercio della Romagna E l’accordo con il Comune di Rimini per la riqualificazione turistica della città e l’innovazione delle strutture ricettive va certamente in queste direzioni. Il ruolo che questa Camera si è dato, di ‘agenzia’ territoriale e di soggetto strategico attivo per le imprese, trova in questo percorso condiviso la piena valorizzazione”.

Le reazioni

Una novità di questa entità non poteva che suscitare reazioni sin da subito.

Che, sostanzialmente, rivelano come il progetto sembri accontentare tutti.

Sicuramente gli imprenditori, come evidenziato dal ruolo della Camera di Commercio e da Conflavoro PMI Rimini, che attraverso il presidente Corrado Della Vista punta l’attenzione sulla “ possibilità di trasferire cubature in aree già urbanizzate, strumento strategico per liberare cemento in zone congestionate, creando nuovi spazi per parcheggi, aree verdi, servizi comuni, giardini e infrastrutture collettive capaci di migliorare la qualità urbana”. Federalberghi plaude a una variante che “ potrà favorire la trasformazione di tanti alberghi marginali”, a cui si aggiunge la CNA riminese, che attraverso il presidente Marco Polazzi e il direttore Davide Ortalli, sottolinea il valore positivo del nuovo accordo, puntando l’attenzione sulla necessità di creare “ un ufficio dedicato alla consulenza interpretativa e allo snellimento burocratico, per accompagnare concretamente imprese e investitori. Con condizioni chiare e procedure efficienti, gli imprenditori troverebbero terreno fertile per sviluppare nuovi progetti, mentre il settore delle costruzioni potrebbe trovare uno sbocco importante dopo la stagione del superbonus e il successivo rallentamento”.

C’è, però, anche chi storce il naso, evidenziando alcune potenziali criticità. Alcuni albergatori riminesi, ad esempio, titolari di piccole realtà, riferiscono che le dimensioni di questi alberghi non consentirebbero comunque una riconversione in altre tipologie di strutture, soprattutto quelle che prevedono spazi comuni, e che la mancata possibilità di destinazione d’uso residenziale in queste aree non ne consente la trasformazione in abitazione per sé o i propri figli. Voci in netta minoranza, certo, ma che esprimono esigenze degne di nota.