Opponiamo a questa deriva la forza disarmante della mitezza, continuando a chiedere pace e ad accoglierne e coltivarne il dono, con tenacia e umiltà”, è l’appello pronunciato da Papa Leone domenica 15 febbraio.
“Non è difficile possedere la pace”, la citazione è di Sant’Agostino: “Se la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica”. “E questo perché la nostra pace è Cristo, che si conquista lasciandosi conquistare e trasformare da lui, aprendogli il cuore, e aprendolo, con la sua grazia, a quanti lui stesso pone sul nostro cammino”, ha spiegato il Pontefice: “Fatelo anche voi, giorno per giorno”.
“La legge donata da Dio al suo popolo non è in contrasto con la sua libertà, ma al contrario è la condizione per farla fiorire”.
“Vedere nei comandamenti del Signore non una legge oppressiva, ma la sua pedagogia per l’umanità che va cercando pienezza di vita e di libertà”, e qui Leone XIV, cita l’incipit della Gaudium et spes, definito “in cui si sente quasi palpitare il cuore di Dio attraverso il cuore della Chiesa”. “Questa profezia di salvezza si effonde in modo sovrabbondante nella predicazione di Gesù, che inizia sulle rive del lago di Galilea con l’annuncio delle Beatitudini e prosegue mostrando il senso autentico e pieno della legge di Dio”.
Quest’ultima, per Leone, consiste in “una fedeltà a Dio fondata sul rispetto e sulla cura dell’altro nella sua sacralità inviolabile, da coltivare, prima ancora
che nei gesti e nelle parole, nel cuore”: “È lì, infatti, che nascono i sentimenti più nobili, ma anche le profanazioni più dolorose: le chiusure, le invidie, le gelosie, per cui chi pensa male del proprio fratello, nutrendo sentimenti cattivi nei suoi confronti, è come se nel proprio intimo lo stesse già uccidendo”.
“Chiunque odia il proprio fratello è omicida” dice il Vangelo. “Quanto sono vere queste parole!”, ha commentato il Papa: “E quando anche a noi succedesse di giudicare gli altri e di disprezzarli, ricordiamoci che il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore diventa freddo, duro e povero di misericordia”.
“Non rassegnatevi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia”, ha raccomandato Leone: “Al contrario diffondete rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù”.
L’auspicio per i giovani: “Imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero; imparare la coerenza tra la fede e la vita, come ci insegna Gesù, quando dice: ‘Se presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono’”.

