Home Attualita “Qui l’amore resiste”, 25 anni di Opera Sant’Antonio a Rimini

“Qui l’amore resiste”, 25 anni di Opera Sant’Antonio a Rimini

Un quarto di secolo di piatti serviti, volti incontrati, relazioni costruite giorno dopo giorno. L’Opera Sant’Antonio compie 25 anni e sceglie di festeggiare con tutta la città. L’appuntamento è per il 14 gennaio al teatro Galli di Rimini, una serata-evento che vuole essere insieme memoria, gratitudine e rilancio. La serata che vedrà la partecipazione della giornalista della Rai Francesca Fialdini e di Elio, è stata presentata oggi, presenti il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi e l’aassessore alla protezione sociale del comune Kristian Gianfreda.

“Mi viene da dire che, indubbiamente, questo luogo, l’Opera Sant’Antonio, è un ricolmo di Spirito Santo: è davvero una luce, una luce di carità e di amore. Una luce di carità che tutti conoscono, che tutti apprezzano e che soprattutto molte persone frequentano”, ha sottolineato il vescovo.

“Persone che si trovano in situazioni di difficoltà, non soltanto materiale, perché la carità non è solo dare un pasto, beni materiali, ma anche di amore, di affetto, di vicinanza, di cura, se vengono così numerose, se vengono con tanta frequenza è perché qui trovano dei fratelli e delle sorelle che li accolgono, che donano loro un sorriso, che chiacchierano con loro, che si prendono cura di loro. Come ha detto il Papa recentemente, nella sua esortazione Dilexi te sull’amore per i poveri, l’amore per i poveri non è soltanto un fatto materiale, ma riguarda tutta la persona. Per questo ringrazio ancora tutti i volontari. Sono contento che vengano anche tanti giovani a prestare servizio qui, perché è una grande occasione di crescita”, ha concluso Anselmi.

“Il Comune di Rimini da molto tempo è supportato in maniera sostanziale da queste realtà, ormai punti cardine per il servizio alle persone in difficoltà. Questo in particolare è storico”, ribadisce l’assessore Gianfreda condividendo un suo ricordo personale. “Quando avevo vent’anni passavo qui davanti e una volta sono entrato e mi sono seduto con gli altri per mangiare. Già al’epoca ero interessato dalle realtà simili. Quando oggi sono tornato ho avuto conferma di quanto sia importante il processo di coinvolgimento, di contaminazione della città che state facendo. Fondamentale perché rende la città più umana, più accogliente, così come importante è l’attività di sensibilizzazione che genera”. L’amministrazione di Rimini, ha ribadito l’assessore, “non solo è contenta, ma cerca di supportare il più possibile l’attività della mensa e tutte le attività connesse”.

Il presidente dell’Opera, fra Giordano Ferri, ripercorre il programma della serata: apertura con i saluti istituzionali – interverrà il vescovo e sarà presente l’assessore Gianfreda, in rappresentanza del Comune – quindi un’intervista al presidente, un video di cinque minuti con le testimonianze di volontari e utenti e, a chiudere, lo spettacolo di Elio, ‘Quando un musicista ride‘ con canzoni di Gaber, Jannacci, Cochi e Renato. A condurre la serata sarà Francesca Fialdini.

Signirficativo il claim della festa, ‘Qui l’amore restiste’, ispirato dall’artista riminese Penelope. “Le piace mettere in giro per Rimini queste scritture, che in genere sono in dialetto riminese. Ce n’è una anche al porto, un’altra al sottopasso della ferrovia. Le fa a maglia utilizzando i fili di lana. Ha visto il nostro grande muro esterno vuoto, ha scoperto che festeggiamo i 25 anni e ha pensato per noi questa frase che a me è piaciuta molto perché credo che sia vera, che racconti davvero quello che facciamo. Lo facciamo per amore, non abbiamo nessun altro scopo”, spiega fra Giordano.

Ma che cosa si celebra davvero il 14 gennaio? Non solo un anniversario formale, quanto piuttosto una data fondativa: il 13 gennaio 2001, quando alla mensa dei poveri dell’Opera Sant’Antonio venne servito il primo piatto. «Il primo giorno gli ospiti erano sette», ricorda fra Giordano, mentre oggi i numeri raccontano un’altra dimensione: circa 180 pasti al giorno. Un servizio cresciuto nel tempo, fino ad arrivare – solo nel 2025 – a 60 mila pasti in un anno.

Fare un bilancio complessivo non è semplice, perché l’utenza è aumentata progressivamente. Tuttavia, i dati disponibili restituiscono l’ampiezza del cammino fatto: 15 mila tessere stampate negli anni e almeno 15 mila persone registrate nel sistema. Un numero che, come sottolinea il presidente, è certamente per difetto, anche per via delle norme sulla privacy e della crescita costante del servizio.

Oggi l’Opera Sant’Antonio è una realtà articolata, che risponde a bisogni diversi. Oltre alla mensa, ci sono 50 famiglie che ricevono il pasto da consumare a casa, circa 100 persone che ogni giorno mangiano singolarmente e 90 famiglie sostenute con il pacco alimentare mensile. Accanto al cibo, altri servizi essenziali: 1.200 docce con cambio di biancheria nel 2025, farmaci da banco per circa mille persone, il tutto reso possibile da circa 80 volontari.

Alla base, però, non c’è solo un’emergenza sociale, ma una scelta di senso. «Noi non facciamo questo servizio perché lo Stato non copre o perché il Comune non arriva: non siamo un distributore automatico di pastasciutta. Lo facciamo perché crediamo che questo sia il senso della vita, aiutare il prossimo». Una convinzione che va oltre i numeri e che chiama in causa tutti: «Aiutare rende felici. Anche se non ci fossero persone senza tetto, ognuno di noi avrebbe comunque qualcuno da aiutare». Per questo l’invito è aperto: «È faticoso, ma è bello farlo, e dà un senso alla tua esistenza».

La decisione di festeggiare “in grande stile” nasce proprio da qui. Dopo anni di profilo volutamente basso, l’Opera Sant’Antonio si concede una serata speciale. «Abbiamo deciso che ogni 25 anni si può anche festeggiare in grande stile». Anche perché i numeri – dai pasti ai volontari – raccontano una realtà solida e riconosciuta.

La presenza di Francesca Fialdini è legata a un’amicizia di lunga data. Fra Giordano ricorda un rapporto nato 18 anni fa, ai tempi del Festival Francescano, da lui ideato e diretto per nove anni. Un percorso condiviso nella Gioventù Francescana, nel convento di Massa, e poi nelle collaborazioni successive. Fialdini, oggi volto noto della Rai,  ha sempre mantenuto un forte impegno su temi sociali, dall’anoressia alla dipendenza affettiva.

Con Elio, invece, l’incontro è più recente, ma altrettanto significativo. La scelta del suo spettacolo nasce dal desiderio di fare festa e portare allegria, in linea con un’attenzione al sociale che l’artista esprime anche attraverso progetti come PizzAut, dedicato all’inserimento lavorativo di ragazzi autistici. Lo spettacolo sarà un dono ai volontari e agli utenti, che saranno presenti in sala, con ingresso libero e gratuito per tutta la cittadinanza.

Dal punto di vista organizzativo, le spese della serata sono state interamente sostenute dagli sponsor. Durante l’evento, chi lo vorrà potrà sostenere l’Opera Sant’Antonio attraverso un’offerta libera, grazie a cartoline con QR code.

Radicata a Rimini, l’Opera Sant’Antonio fa parte di una rete più ampia: quella delle mense francescane. I frati Minori Cappuccini, una delle famiglie del primo Ordine francescano, sono presenti con servizi analoghi in tutto il Nord Italia: da Milano, con l’Opera San Francesco per i poveri che distribuisce 4 mila pasti al giorno, a Bologna, Trento, Bergamo, fino al Veneto.

Venticinque anni dopo quel primo piatto servito a sette persone, la mensa di Rimini continua a essere un luogo concreto di incontro e di speranza. E il 14 gennaio, al teatro Galli, quella storia diventa racconto condiviso, festa e invito a guardare avanti.