Il Tribunale di Rimini ha dichiarato lo stato di liquidazione giudiziale della società. Tutto è iniziato nel dicembre del 2024 quando la Di Salvo non pagò gli stipendi
Martedì 23 dicembre 2025. Il Rimini Football Club muore ufficialmente. Il Tribunale, infatti, riunito in camera di consiglio tre giorni dopo l’udienza davanti al giudice Maria Carla Corvetta, dichiara lo stato di liquidazione giudiziale della società. Curatore fallimentare viene nominato il commercialista riminese Fabio Fraternali, professore in Diritto societario e sportivo presso la Facoltà di Scienze giuridiche di Ravenna, che si ritrova a gestire il patrimonio della società per soddisfare i creditori, secondo le disposizioni di legge. Escono quindi di scena il custode Bartalini e il liquidatore Buscemi. Erano due le istanze di liquidazione giudiziale presentate lo scorso novembre, una dalla Procura e l’altra da un’azienda di abbigliamento molisana per un credito di oltre 140.000 euro maturato durante la gestione Di Salvo. Alle quali si è aggiunta quella presentata nei giorni scorsi dal Rimini stesso. Quello del 23 dicembre è solo il punto finale di un anno da dimenticare per il club biancorosso, inframezzato dalla vittoria storica della prima Coppa Italia di Serie C l’8 aprile scorso. Il primo scricchiolio di questa discesa agli inferi risale al 31 dicembre del 2024 quando arrivò un inaspettato deferimento per il ritardato pagamento degli stipendi. In un primo momento la società negò l’accaduto, preannunciando un ricorso e addossando le colpe all’istituto di credito a cui si erano rivolti, ma il 28 gennaio arrivarono 2 punti di penalizzazione. Sembrava un fatto isolato, frutto di una svista o negligenza, invece dalla primavera in avanti inizia un crescendo di pessime notizie, con una sequela di acquirenti veri e presunti, garanzie mai date, punti di penalizzazione, passivi milionari fino alla chiusura della serranda. Che sarebbe stata una stagione di tormenti lo si capisce subito, tant’è che prima ancora che si iniziasse, il 7 luglio, i tifosi della Curva Est si ritrovano in 300 sotto la sede del club. Il 21 luglio la prima squadra si ritrova al ‘Romeo Neri’ per partire agli ordini di mister Filippo D’Alesio, per il ritiro di Riolo Terme, in un’atmosfera a dir poco mesta e davanti a una quindicina di tifosi. Cinque giorni dopo i giocatori esprimeranno in una nota la loro preoccupazione per i nomi accostati alla Rimini calcio. Il 31 luglio viene annunciata la firma del preliminare di cessione della società dalla DS Sport di Stefania Di Salvo alla Building Company di Giusy Anna Scarcella. Il 5 agosto avviene il passaggio di consegne tra Di Salvo e Valerio Perini, che diventa amministratore
unico del Rimini. Il 6 agosto, però, il Tribunale di Milano nomina un custode giudiziario per un debito di circa 200.000 euro della DS Sport nei confronti della VR Trasporti dell’ex presidente del Rimini Alfredo Rota. Lo stesso giorno viene annunciato Piero Braglia nuovo allenatore della prima squadra. Resterà in carica fino al 4 settembre, non andando mai in panchina nelle tre partite ufficiali tra Coppa Italia e campionato giocate dai biancorossi durante il suo ‘regno’. Dopo la fuga dell’esperto tecnico toscano torna a guidare la prima squadra D’Alesio, che con l’arrivo di Braglia era diventato allenatore della Primavera. Il 23 agosto la Curva Est protesta portando in piazzale del Popolo un Pulcinella e una lavatrice. Cinque giorni dopo la protesta si rinnova sotto la sede del club. Il 1° settembre, nell’ultimo giorno di mercato, la squadra viene letteralmente smantellata, con partenze eccellenti, su tutte quella di bomber Giacomo Parigi. Nello stesso giorno il Comune di Rimini chiude le porte dello stadio al club biancorosso. Il 5 settembre la Building Company si presenta alla città. E nell’occasione Giusy Anna Scarcella afferma di aver trovato una squadra di cadaveri. Dichiarazioni che non possono essere accettate dalla vecchia guardia: due giorni dopo, al termine di Rimini-Ternana, i sette superstiti dalla passata stagione si presentano in sala stampa e rispondono alla nuova proprietaria. Intanto il 6 settembre il direttore sportivo Luca Nember lascia Rimini mentre il 17 viene presentato Stefano Giammarioli. Il 3 ottobre Antonio Buscemi viene nominato legale rappresentante del Rimini Football Club. Il 19 l’assemblea dei soci delibera che vengano portati in tribunale i libri contabili. Il 26 novembre Di Matteo e Ferro annunciano la decisione di recedere unilateralmente dal preliminare con la Building. Poche ore dopo diventa di pubblico dominio la fine dei giochi. Intanto arriva l’ennesimo deferimento per il club biancorosso, già penalizzato di ben 16 punti. Il 28 novembre la Figc revoca l’affiliazione al Rimini, con lo svincolo di tutti i tesserati. Game over.

