Il Ponte

Rimini, è una Top 11 da urlo!

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Tutto è iniziato il 19 ottobre 2016 quando, con un amico, decidemmo di aprire su Facebook una pagina ispirata al ricordo del presidente che più di tutti ha segnato la storia della Rimini calcio: Vincenzo Bellavista.

A parlare è Giuseppe Meluzzi per quattordici anni addetto stampa della società biancorossa, gestione Cocif, e cofondatore della pagina Club Amici Vincenzo Bellavista.

Giuseppe, a leggere il numero degli iscritti è una pagina seguitissima.

“A dir la verità siamo partiti in sordina, poi nel corso degli anni sempre più persone si sono avvicinate al gruppo e ora siamo arrivati alla soglia dei cinquemila Amici. Mi piace sottolineare una cosa: il Club non ha presidente, consiglieri, segretario e non ha nessuna tessera di iscrizione, vale a dire non muove un centesimo di euro. Altra caratteristica è che non consentiamo offese e volgarità. Nei pochi casi in cui ci siamo imbattuti in atteggiamenti di questo tipo, l’esclusione è stata immediata e irrevocabile”.

Ultimamente siete stati protagonisti di una bella iniziativa.

“Abbiamo deciso di divertici un po’ con la nostra gloriosa storia. E così abbiamo invitato gli Amici a votare la Top 11 biancorossa ideale di tutti i tempi. Devo dire che l’idea è piaciuta subito, tanto che siamo stati citati in due articoli dell’amico Massimo Boccucci sul Corriere dello Sport-Stadio”.

C’è già una formazione vincente?

“Certo! In porta ha prevalso Samir Handanovic, uno dei portiere che a mio parere è tra i più forti in circolazione. La difesa a quattro vede a destra Roberto Vitiello, a sinistra Pierre Giorgio Regonesi, mentre la coppia centrale è formata da Luca D’Angelo e Sergio Santarini. A centrocampo ci sono Matteo Brighi, Gianluca Di Giulio, Giordano Cinquetti e Adrian Ricchiuti. In avanti Capucho Jeda e Nello Saltutti. Volete sapere l’allenatore?”.

Prego.

“Leonardo Acori”.

In… panchina?

“Beh anche qui ci sono giocatori che hanno fatto la storia: Petrovic, Favero, Bianchi, Zannoni, Peccarisi, Sarti, Trotta, Di Maio, Di Nicola, Spadoni, Floccari.

Insomma, tanta roba”.

Nonostante la situazione di emergenza siete riusciti a raggiungere tanti giocatori.

“Per realizzare il filmato in cui i ragazzi hanno risposto al alcune nostre domande, ci siamo avvalsi della collaborazione di mogli e figli che si sono improvvisati intervistatori e cameramen.

Anche le visualizzazioni hanno avuto un buon successo”.

Quali sono stati i messaggi più visti?

“Cito i primi tre: Di Giulio, Jeda e D’Angelo”.

Una delle domande chiedeva ai giocatori di ricordare un aneddoto simpatico.

“Che poi è quello che interessa di più ai tifosi, soprattutto a quelli che conoscono la storia della Rimini calcio più di quella della propria famiglia (ride).

Roberto Vitiello, per esempio, ha raccontato della sfida settimanale con Handanovic dal dischetto.

Lui batteva tre calci di rigore e se Samir ne parava solo uno avrebbe vinto.

Beh, Roberto non è riuscito mai a infilarne tre. Luca D’Angelo, invece, ha svelato che la sera prima dell’ultima partita valida per la promozione in Serie B, lo chiamò Vincenzo Bellavista e gli disse: “Capitano, hai 35 anni, se non ci torni domani in B, non ci torni più”. A proposito di promozione in Cadetteria, Matteo Brighi ha raccontato che quel pomeriggio, nella Fontana dei Quattro Cavalli, in piazzale Fellini, c’era anche lui a festeggiare la B ritrovata. Il ricordo di Giordano Cinquetti, invece, è legato al grande massaggiatore Lamberto Soci: quando saliva un giocatore sul suo lettino, Lamberto lo faceva accomodare, poi gli chiedeva l’età. Alla risposta gli dava un buffetto e gli diceva: torna quando avrai 30 anni”.

Un aneddoto simpatico lo ha raccontato Jeda, giusto?

“Sì, e dice molto anche di mister Acori (ride).

Praticamente Capucho, quando era in ritiro, terminata la cena, usciva per andare nel bar vicino all’albergo per prendere il caffè. Dopo un po’ si presentava Leo per controllare la situazione. La cosa si ripeteva sistematicamente, tanto da essere diventata una sorta di scaramanzia, anche perché il sabato, poi, si vinceva”.

E di Saltutti si è saputo nulla?

“Certo! Il figlio Alessio ci ha raccontato un episodio molto bello. Un giorno, al campanello della loro casa, a Gualdo Tadino, ha suonato un gruppo di tifosi biancorossi. Hanno chiesto alla madre se potevano andare sulla tomba del grande Nello e depositare un gagliardetto della Rimini calcio. Naturalmente la moglie acconsentì e fu lei stessa ad accompagnarli. Poi, sempre Alessio, ci ha detto che ogni volta che passa da Rimini, va in via Mantegazza per vedere la villa dove soggiornava il padre quando indossava la nostra casacca”.

C’è qualche altra curiosità?

“Diciamo che alla domanda di quale sia stata la partita che è rimasta più nei ricordi, quasi tutti hanno risposto i derby con il Cesena. A dimostrazione che i giocatori sono davvero i portavoce di una piazza che ha ancora tanta e tanta voglia di tornare a rivivere quei momenti di grande calcio”.

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