Il Ponte

Il mar Adriatico gode di buona salute

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Dopo un maggio piovoso come non accadeva da tempo, finalmente una metà di giugno calda e soleggiata. Tanto che gli ombrelloni in spiaggia si sono finalmente aperti e il mare è tornato ad essere meta di bagni refrigeranti. Se non fosse che da qualche giorno a questa parte, l’acqua si è tinta di un color giallognolo-marroncino. E, come se non bastasse, qualcuno ha fatto uscire dagli armadi il fantasma della mucillagine. A rassicurare tutti ci pensa Carla Rita Ferrari, direttrice della struttura oceanografica Daphne.

Dottoressa, facciamo chiarezza: si tratta davvero di mucillagine?
“Assolutamente no! Ditelo e scrivetelo a carattari cubitali, mi raccomando. Negli ultimi due mesi abbiamo avuto consistenti precipitazioni, con conseguente aumento delle portate dei fiumi, e apporto in mare di sali di azoto e fosforo (nutrienti). Questi elementi innescano fioriture algali (fenomeni eutrofici), sia microalgali (non visibili a occhio nudo, ma solo al microscopio) che alterano la colorazione delle acque e riducono la trasparenza, sia di macroalghe, visibili a occhio nudo. La fioritura di macroalghe e conseguente accumulo interessa particolarmente i primi metri della fascia di balneazione. Le macroalghe verdi sono del tutto innocue e appartengono alla famiglia delle Ulvacee, che stagionalmente fanno la loro comparsa. Queste macroalghe restano fissate al substrato solo nei primi stadi di sviluppo, in seguito si staccano e tendono ad essere trasportate dalle correnti e dal moto ondoso, accumulandosi nei pressi dei porti e sulle spiagge. I fenomeni eutrofici sostenuti da microalghe stanno interessando l’intera costa emiliano-romagnola dalla battigia fino al confine delle acque territoriali, con concentrazioni elevate soprattutto nella parte settentrionale dell’area, direttamente investita dagli apporti del bacino padano, a seguito delle intense precipitazioni che hanno interessato tutta la pianura.

Le fioriture microalgali rilevate presentano anche la presenza di Noctiluca miliaris. Se andiamo indietro nel tempo troveremmo diverse segnalazioni. Tali microalghe appartengono al gruppo delle Dinoflagellate, questa microalga eterotrofa (deve nutrirsi di materiali organici prodotti da altri organismi) di dimensioni vicine ad 1 mm, in fioritura forma delle chiazze più o meno estese di colore arancione che, sia in fase di degradazione che in fase di crescita, assumono una conformazione simile a quella degli stadi iniziali della mucillagine.

Ecco quindi che apparentemente sembra materiale mucillaginoso, ma dai monitoraggi effettuati smentisco questa situazione. La Noctiluca miliaris è in grado di produrre luminescenza al pari di altri organismi marini e terrestri: il fenomeno della bioluminescenza è logicamente meglio osservabile durante le ore notturne. La sua fioritura, anche massiva, non determina conseguenze dal punto di vista igienico-sanitario e della balneabilità delle acque, inoltre non è una microalga produttrice di tossine”.

Quindi, a parte questo fenomeno, le acque dell’Adriatico godono di buona salute?
“Direi di sì. Almeno per il momento e tenendo conto di tutto quello che è successo. Però mi fermo qui. Nel senso che se mi si chiede una previsione a lungo termine non mi sento di farne, non sarebbe corretto. Quello che vorrei specificare è che questa colorazione dell’acqua può dare fastidio e creare imbarazzo sia al turista sia all’operatore, però ricordiamoci sempre che si tratta del primo anello dela catena alimentare e sono un apporto prezioso al mare stesso e al sostentamento di tutti i suoi abitanti”.

A proposito di abitanti marini: in questi ultimi mesi i pescatori si sono lamentati sovente del poco pesce presente. Come Daphne lo confermate?
“Non è che lo confermiamo, è un dato di fatto. Ma è un calo che non riguarda solo il mare Adriatico, anche tutti gli altri specchi d’acqua sono nella stessa situazione. Paghiamo l’eccessiva pesca realizzata nei decenni scorsi”.

Dottoressa, dopo l’esplosione del caso Greta Thunberg tutti sembrano essersi accorti che la Terra sta correndo un grosso rischio. Soprattutto ci si è accorti che i nostri mari sono una vera e propria pattumiera. La situazione in Adriatico qual è?
“Come Daphne facciamo un continuo monitoraggio per constatare la presenza di rifiuti galleggianti, di quelli depositati sui fondali e anche di quelli abbandonati sulla spiaggia. I rifiuti che monitoriamo sono quelli che arrivano a seguito di mareggiate, oppure da imbarcazioni al largo, o da allevamenti di molluschi. I rifiuti rinvenuti in mare, rifiuti grossi e ingombranti come possono essere elettrodomestici e divani che si depositano sui fondali, non li consideriamo. Questo per essere chiari. Diciamo che il problema dei rifiuti è un problema soprattutto di educazione”.

Ossia?
“Ossia dobbiamo capire che abbandonare la plastica arreca all’ambiente danni gravissimi. Dobbiamo al più presto smettere di utilizzare piatti di plastica, bicchieri di plastica, posate di plastica. Per non parlare del materiale che contiene il cibo, soprattutto la carne. Quello è micidiale. Una vera e propria sciagura. Ecco allora dove sta l’educazione: primo nel non abbandonare mai nulla, in seconda battuta nell’utilizzare materiale che possa essere riciclato”.

Quindi giudica positivamente l’ordinanza emessa dal Comune di Rimini in merito al divieto di utilizzare plastica in spiaggia?
“Certamente! Ma non mi soffermerei solo al divieto di usare materiale di plastica, ma anche a quello del fumo. È un primo passo che spero possa davvero far capire alle persone che basta davvero poco per essere dei buoni cittadini. Perché, alla fine, il mare è di tutti noi”.

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