Il Ponte

Malviventi reali, avvisi… virtuali

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LADRI

Quando App e social non sono utilizzati solo per scambiarsi foto e video. Prendete WhatsApp e Facebook, due dei mezzi più diffusi al mondo. Proprio per la loro grande distribuzione, possono essere utili anche per la pubblica sicurezza. Avete mai sentito parlare di controllo del vicinato? La pratica è nata negli Stati Uniti d’America e ora si è diffusa anche in Italia. L’idea non è quella di sostituirsi alle forze dell’ordine, ma segnalare in tempo reale movimenti sospetti, furti subìti, personaggi che stazionano con insistenza in certi luoghi. Oppure, condividendo scatti o video, tentare a posteriori di identificare i responsabili di un episodio di violenza o di truffa. In pratica, i cittadini di una via, di un quartiere, di una piccola località aprono un gruppo e lo utilizzano in caso di bisogno. Come accaduto a Monte delle Forche, frazione di Monteleone di Ronconfreddo dove grazie a una segnalazione si è evitato un furto. Sulla stessa falsa riga di WhatsApp c’è un’altra applicazione che sta prendendo piede: Noruba. Permette di segnalare in tempo reale emergenze o rischi agli abitanti del quartiere. È necessario registrarsi, successivamente si potrà scegliere l’area geografica per la quale ricevere o inviare segnalazioni. Così come per Siqra, disponibile per IOS e Android: qui i cittadini possono ricevere le segnalazioni inserite rispetto a una specifica zona (battezzata zona di ascolto) oppure inviarne di proprie in diverse categorie. Si da un titolo alla segnalazione, si fornisce una breve descrizione, si indica sulla mappa il luogo dell’accaduto, si inseriscono data e ora e si allegano fino a tre immagini. A Rimini in alcune zone, soprattutto nella prima periferia, sono nati diversi gruppi, come quelli di Gaiofana. “In realtà il gruppo Facebook «Gaiofanando» è stato creato dal Comitato CiVivo Gaiofana per permettere lo scambio di idee, la creazione di progetti e la discussione positiva su tutto ciò che riguarda il nostro quartiere, con l’obiettivo di aumentare l’aggregazione sociale e l’amicizia. Quando, però, capita di vedere situazioni sospette o quando veniamo a sapere di qualche furto, lo segnaliamo subito”. Come accade in altri gruppi come «La Rimini che vorremmo» o «Sei di Rimini se…». Anche a Cattolica, Facebook è il mezzo più utilizzato. “Per il momento si utilizza questo strumento e, come ci hanno indicato le forze dell’ordine, il passaparola – conferma Simonetta Iacubino, presidente del Comitato Macanno – però l’idea di creare un gruppo WhatsApp è ottima”. Nei paesini del Rubicone, invece, le chat sono molto utilizzate. “In località piccole come le nostre – sottolineano da Roncofreddo – WhatsApp è il passo tecnologico allo sguardo di un tempo. Diciamo che nel corso degli ultimi mesi ci ha permesso di risolvere un paio di situazioni incresciose”<+testo_band>. Anche a Riccione si sono formate spontaneamente delle reti di sicurezza, soprattutto in viale Dante come spiega Pasquale Lonero, presidente del comitato d’area: “Di fatto sia il gruppo su WhatsApp, riservato agli associati (commercianti, pubbici esercenti, albergatori), sia la chat del gruppo chiuso di Facebbok, attivato anche ai non associati, erano nati per comunicare eventi e iniziative, poi rilevatisi ottimi strumenti di comunicazione, abbiamo cominciato a usarli per comunicare episodi e persone sospette”. Pochi giorni fa, per esempio, è stata segnalata una coppia di stranieri che in un negozio del centro aveva rubato l’intero incasso. “In breve tempo è partito il tam tam telematico con la comunicazione dei particolari. Di recente un altro collega ha lanciato l’allarme per tre ragazze che avevano tentato di rubare della merce, un altro ha pubblicato l’identikit di una tedesca, che aveva portato via un paio di stivali”.

Francesco Barone

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