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Ma non era un’eccellenza?

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Cosa sta succedendo? Cos’è questo clima di agitazione che avvolge il mondo della sanità riminese? Uno “stato di allerta” che esiste da qualche anno ma che negli ultimi mesi, a partire da questa estate, sembra essere aumentato in modo pronunciato. Nello specifico da quando, lo scorso 15 luglio, è stata presentata al pubblico la bozza che detta le principali linee di indirizzo per la riorganizzazione della rete ospedaliera di Ausl Romagna. Il documento, in attesa del futuro e definitivo Piano Attuativo Locale (PAL), rappresenta una prima cornice di quella che, se non modificata, diventerà la futura struttura organizzativa dell’intera azienda sanitaria romagnola. “L’operazione è importante e decisiva – dichiarò in quell’occasione Marcello Tonini, direttore generale di Ausl Romagna, ai microfoni di Teleromagna – ed è un’opportunità da cogliere perché ci permetterà di rafforzare ciò che di buono è già stato fatto, negli ultimi anni, nei singoli territori”. E tutto questo “non comporterà grosse modificazioni per i cittadini”, secondo il direttore sanitario di Ausl Romagna Giorgio Guerra. Ma alle parole di ottimismo dei vertici dell’azienda sanitaria hanno risposto le voci scettiche di tanti cittadini, principalmente per un elemento emerso dalla bozza: il ridimensionamento, e conseguente depotenziamento, del reparto di Chirurgia Senologica dell’ospedale “Franchini” di Santarcangelo, che vedrà spostato il suo baricentro presso il centro ospedaliero di Forlì.
Fino a ieri ci è stato detto che questo reparto era un’eccellenza, premiato in Europa per i suoi standard qualitativi e per le terapie innovative. Secondo quale logica si smantellerebbe ciò che, al contrario, andrebbe valorizzato? Qualcuno ha tentato, e sta tentando, di rispondere a queste domande. In primis le associazioni riminesi “Il Punto Rosa” e “Crisalide” e della milanese “Europa Donne Italia” che attraverso la propria attività di sostegno e sensibilizzazione sul tema del carcinoma mammario, hanno messo in luce diversi punti ritenuti deboli nel documento pubblicato, chiedendo trasparenza per i cittadini.

Eccellenza… senza potere?
Il reparto di Chirurgia Senologica dell’ospedale di Santarcangelo è un’eccellenza a livello non solo nazionale, ma europeo. La Breast Unit di cui fa parte, ovvero l’insieme di tutti gli specialisti che concorrono alla cura delle neoplasie mammarie, è stata certificata da Eusoma, l’ente certificatore indicato dalla Unione Europea per verificare la qualità della risposta medica a questa delicata situazione clinica. Per questo, il “Franchini” di Santarcangelo è anche luogo di formazione, che richiama professionisti da tutta Europa per specializzarsi. Stando a questi riconoscimenti, stride, quindi, ciò che emerge nel documento programmatico, che prevede un’unica Unità Operativa, un’unica equipe di specialisti indicata come “trasversale”, che ha come sede, però, l’ospedale di Forlì. E che vede in Santarcangelo una mera articolazione, con conseguente perdita di autonomia, non trattandosi di un coordinamento. Perchè? Perchè depotenziare l’eccellenza invece di valorizzarla?

Vocazioni
Nella bozza si legge che la nuova riorganizzazione è pensata in totale coerenza con lo sviluppo delle vocazioni proprie e prevalenti dei singoli ospedali della rete romagnola. Santarcangelo, però, è a vocazione senologica dal lontano 1994, periodo in cui l’Unità Operativa senologica, a Forlì, non esisteva. Arriverà solo 12 anni dopo, nel 2006. La centralizzazione a Santarcangelo, dunque, e non a Forlì, rappresenterebbe un reale rispetto delle vocazioni ospedaliere.

I conti (non) tornano
La bozza presenta dati riguardanti il volume degli interventi nelle varie zone della rete ospedaliera, commisurata con il rispettivo bacino di popolazione, attribuendo a Forlì numeri superiori a Santarcangelo. Dati che, però, sono smentiti da quelli inviati dalla Regione ad Ausl Romagna. I dati regionali, infatti, aggiornati al 30 giugno 2016, evidenziano per Santarcangelo numeri superiori rispetto a Forlì, sia in fatto di ricoveri per neoplasia mammaria (197 contro 167, calcolati per analoghe patologie), sia in fatto di liste d’attesa: l’87% dei pazienti di Santarcangelo viene operato entro 30 giorni dall’inserimento in lista, contro il 19% di Forlì. La domanda sorge spontanea: riuscirà Forlì ad assorbire, in modo efficiente, ulteriori pazienti nelle proprie liste d’attesa?

I posti letto
Attualmente Senologia dispone di 19 posti letto con liste di attesa – secondo le informazioni diffuse dalle associazioni riminesi prima citate – che si aggirano intorno ai 20/30 giorni. La bozza prevede che 9 di questi 19 vengano riconvertiti in Chirurgia generale. L’unica cosa che ci viene da pensare è: se attualmente le liste di attesa sono di un mese quanto diventeranno lunghe qualora venissero a mancare quei 9 posti?

AUSL risponde
Il diffuso scetticismo attorno al documento programmatico proposto è arrivato fino alle istituzioni. La riorganizzazione della rete ospedaliera romagnola è stata al centro della seduta della quinta commissione consiliare tenutasi lo scorso 27 ottobre nella sede del Consiglio comunale di Rimini, ed ha visto una forte partecipazione di cittadini. Presente in aula, a rappresentare Ausl Romagna, Saverio Lovecchio, direttore del distretto di Rimini, che ha rivolto particolare attenzione al presente e al futuro del reparto di senologia dell’ospedale Franchini. Lovecchio è stato categorico nel ribadire come il reparto di Santarcangelo non subirà alcuna modifica né, tantomeno, un depotenziamento.“Si tratta di un’eccellenza riconosciuta ed apprezzata in tutta la regione – le sue parole – con numeri di interventi, qualità professionale e portata territoriale tali da non mettere nemmeno in discussione la sua operatività attuale e futura. Si tratta nello specifico di una reparto che, per la particolare tipologia degli interventi che compie, può tranquillamente operare in autonomia”. Più in generale Lovecchio ha espresso rassicurazioni sul fatto che ogni territorio provinciale compreso nell’Ausl Romagna continuerà a rimanere autosufficiente. E anche sui costi è stato molto chiaro, precisando come non siano previsti risparmi di spesa diretti dalla riorganizzazione, ma solo un effetto indiretto legato alla ottimizzazione delle modalità organizzative.
Per quanto riguarda la salvaguardia e il potenziamento delle tante eccellenze sanitarie espresse dai singoli territori, queste saranno coordinate e sviluppate in maniera tale da ottimizzarne le modalità lavorative.

Simone Santini

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