Il Ponte

Come la prima comunità cristiana

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È stata suor Norma delle Maestre Pie la prima ad essere salutata dal Vescovo in apertura dell’assemblea di Presbiterio che si è svolta venerdì 26 ottobre in Seminario a Rimini, “anche se dovrà aspettare perché le donne non possono essere ordinate presbitere, e neppure diacone” ha aggiunto, scherzosamente, mons. Lambiasi. A tema dell’incontro dei sacerdoti infatti c’era la Missione in Albania, “la nostra parrocchia d’Oltremare”, e suor Norma aveva fatto parte della prima pattuglia, che coraggiosamente 25 anni fa, con altre due suore di diverse congregazioni e don Giuseppe Vaccarini aveva attraversato il mare, nella direzione opposta a quella di migliaia di emigrati albanesi. Kucove era stata indicata come primo luogo della Missione dal Nunzio mons. Ivan Diaz. Don Renzo Gradara e don Luigi Ricci avevano preso i primi contatti.

“Un’intuizione profetica quella di mons. Diaz – ha detto il vescovo Giovanni Peragine, amministratore apostolico dell’Albania Meridionale, intervenuto anche lui all’incontro riminese – Nessun vescovo albanese avrebbe invitato a scegliere il Sud come luogo di apostolato. I cattolici del Nord hanno infatti diffidenza verso il Sud, ortodosso e musulmano, che sentono lontano culturalmente e per tradizione. Gli stessi cattolici convertiti dall’Islam sono visti con sospetto, quasi rimanessero comunque musulmani”.

Ma mons. Peragine ribadisce un pensiero di mons. Diaz: “Eppure l’Albania del Sud evangelizzerà il Nord”.
Perché questa certezza? “Queste terre sono bagnate dal sangue di tanti martiri testimoni e stanno vivendo una fioritura missionaria. Dopo 50 anni di ateismo, incontro gente che ha sete di spiritualità, di segni di speranza. Le nostre sono comunità piccole, certo, ma giovani e vive. Sembra di rivivere l’esperienza della prima comunità cristiana”.

Una Diocesi immensa, per territorio, quella di mons. Peragine. Copre quasi il 60% dell’Albania, ma ha solo 8 preti e 4.000 cattolici (certo, senza considerare i tanti battezzati, soprattutto giovani, in questi anni che sono emigrati per studio e lavoro). Mons. Peragine si spinge coraggiosamente avanti: “Certo sarebbe bello che la Diocesi di Rimini potesse donarci un altro sacerdote, magari anche solo periodicamente, come espressione missionaria di comunione”.

A don Giuseppe Tosi, parroco della Missione di San Luca (come l’ha nominata il vescovo precedente, mons. Hill), è toccato il ruolo di inquadrare l’attuale impegno. La Missione sorge nella prefettura di Berat, 140.000 abitanti. I cattolici presenti oggi sono 250, sparsi in tre comunità: Kucove, Berat e Uznova. Quest’ ultima è anche la sede della comunità religiosa della Piccola Famiglia dell’Assunta, composta oggi di 8 persone, 4 fratelli e 4 sorelle. Due di loro sono albanesi. Vi sono piccole comunità cristiane anche nei villaggi di Bilce, Velabisht, Zdrava e Velagosht. Il catecumenato dura normalmente 2 anni. Molto forte è l’impegno nella testimonianza della carità e dell’educazione (vedi scheda a parte).

Dunque tutto bene?
“L’ecumenismo e il dialogo fra le religioni – risponde mons. Peragine – devono fare ancora tanti passi. Il mondo ortodosso è molto variegato. Molto dipende dai rapporti personali. L’islam albanese è certamente europeo e tollerante, ma sempre più forte è l’influenza della Turchia e dei Paesi arabi, dove molti giovani vanno a studiare. Occorre vigilare sul fondamentalismo. La scelta di fare a Tirana la più grande moschea d’Europa dice della volontà di alcuni di presentare l’Albania come paese musulmano”.

Per don Giuseppe Tosi ci sono segni positivi e difficoltà: “Fra quelli positivi indicherei la vicinanza della missione alle situazioni di difficoltà, a chi ha più bisogno. Molta attenzione e gratitudine da parte della gente per i progetti con i disabili, come un riconoscimento pubblico hanno le scuole delle Mestre Pie Filippini. Fra i segni negativi c’è il fatto che ancora ci indicano come la ‘Chiesa degli italiani’, invece è la Chiesa albanese che, pur con fatica, cresce e testimonia”. Poi la proposta: “Sarebbe bello se ci fosse la possibilità di creare gemellaggi fra le parrocchie riminesi e i villaggi dove operiamo creando un rapporto diretto di fede e valori”.

Qualche prete chiede: “La Missione è sempre stata caratterizzata da un volto pluralista, anche per presenze diverse, come le Maestre Pie Filippini, la Fondazione Shen Asti, la stessa Piccola Famiglia… Potrebbero essercene altre?”
Il confronto continua per almeno due ore, ricco di storie e suggestioni con tante proposte e riflessioni. Le conclusioni, come l’impostazione iniziale, sono del vescovo Francesco.

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