Il Ponte

Dolci in forno… studi alla moda

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Cucina, moda, mondo dello spettacolo, televisione. Fanno tutti parte della nostra vita e quotidianità, in modi diversi. Come diversi sono i loro mondi. Ma c’è qualcosa che li unisce tutti: lo stile. L’aspetto estetico, il modo di presentare un abito, un piatto, uno show o un oggetto di design è soggetto alla stessa cura dei particolari e richiede lo stesso talento e gusto. Lo sa bene Tony Anania, giovane 22enne siciliano e riminese di adozione. Tony, infatti, studia Culture e Tecniche della Moda all’Università di Rimini e, parallelamente, è un grande appassionato di pasticceria. Due mondi che si possono intrecciare, permettendo di utilizzare le regole estetiche e stilistiche tipiche della moda per realizzare dolci originali e di alta qualità. Una filosofia che ha permesso a Tony di arrivare in un altro mondo, quello della televisione, ed emergere: suo il secondo gradino del podio, a un passo dalla vittoria, dell’ultima edizione di ”Bake Off Italia”, famoso contest in onda su Real Time che incorona ogni anno il “miglior pasticcere amatoriale d’Italia”.

Tony, come nasce la tua passione per la pasticceria?
“È cominciato tutto qualche anno fa, quando ancora ero al Liceo. Al quarto anno venne organizzata, nel periodo natalizio, un’asta di beneficenza in cui andavano preparati dei dolci. In quell’occasione preparai dei cupcake al cioccolato e li decorai con pasta di zucchero. Risultato: terminati tutti in pochi minuti. Da lì ho cominciato ad approfondire con libri, ricette, siti internet e tanta pratica, e ho cominciato a togliermi delle soddisfazioni”.

<+nero>Come il tuo arrivo in tv. Perché hai deciso di iscriverti a Bake Off?
<+testo_band>“In realtà non è farina del mio sacco! È stato il mio migliore amico l’artefice di tutto. L’anno scorso fece domanda alla «Prova del Cuoco», permettendomi di andare in onda sulla Rai. Dopodiché, vista la bella esperienza, ha deciso di fare domanda anche per «Bake Off» che, però, non poteva essere accolta perché deve passare almeno un anno tra un’apparizione televisiva e l’altra. Quest’anno, quindi, ha riprovato con la domanda e a sorpresa, mentre stavo dando un esame all’università, è arrivata la chiamata per partecipare ai <+cors>kick-off<+testo_band>, cioè le selezioni davanti alle telecamere”.

<+nero>Raccontaci questa esperienza.
<+testo_band>“Premessa: sono una persona scaramantica. Su 10mila domande pervenute vengono selezionati 50 candidati per i <+cors>kick-off<+testo_band> e, tra questi, solo 16 partecipano al programma vero e proprio. Per questo sono partito dalla Sicilia senza nemmeno fare la valigia, c’erano tanti candidati molto più grandi di me, più esperti e navigati. Poi, piano piano, ho iniziato a progredire nelle selezioni: siamo diminuiti sempre di più finché non è arrivato il momento della prova tecnica: qui ho preparato una flower cake e ho ottenuto la standing ovation. Mi sono trovato ammesso al programma. A quel punto avrei dovuto almeno recuperare la valigia!”

E sei arrivato addirittura secondo. Qual è stato il tuo punto di forza?
“Il fatto di applicare il gusto e le tecniche della moda nella preparazione dei dolci: texture, decorazioni, in modo da avere un impatto visivo fuori dal comune. Credo sia stato proprio questo a farmi distinguere. Poi, arrivato alla terza puntata, ho acquistato sempre più fiducia e ho capito che sarei potuto arrivare fino in fondo: sentivo di avere una marcia in più anche rispetto a concorrenti più navigati di me. E anche i giudici se ne sono accorti”.

A proposito di giudici, com’è stato il rapporto con loro?
“I giudici sono stati tutti molto disponibili, aiutavano molto, hanno dato sempre l’idea di tenere molto a noi. Ognuno di loro aveva le proprie caratteristiche: Knam è sempre molto rigido e preciso, un vero spirito tedesco, mentre Clelia (D’Onofrio, direttrice del Cucchiaio d’Argento, ndr) è molto attenta all’aspetto estetico e decorativo. Infine Damiano Carrara, che diceva di vedere se stesso in me, perché anche lui, più giovane, ha partecipato a contest televisivi in America. Per questo con lui avevo un rapporto più stretto”.

Sei siciliano ma vivi a Rimini da studente. Come vedi il mondo della pasticceria nella nostra città?
“Rimini, come tutta la Romagna, ha una straordinaria tradizione culinaria per quanto riguarda il mondo del salato. Sul dolce, invece, non è allo stesso livello. Si può sicuramente migliorare, ci sono tutte le potenzialità per portare pasticceria moderna e innovativa”.

Perché?
“Rimini, anche per la sua natura di città universitaria, ha un’anima molto aperta. E lo è anche dal punto di vista culinario: si pensi a come abbia preso piede a Rimini il sushi, o altri tipi di cucina tipica. Non vedo perché non possa accadere anche per la pasticceria. Inoltre, è una terra che ha già nomi importanti nel mondo della pasticceria innovativa, come ad esempio Rinaldini”.

Progetti per il futuro?
“Bella domanda. Al momento sono ancora un po’ confuso. Sicuramente non ho intenzione di aprire un’attività mia: i miei genitori, in Sicilia, gestiscono un’attività e conosco la sua complessità e le sue difficoltà. Mi piacerebbe continuare ad avvicinare e mescolare moda e pasticceria, magari girando l’Italia, come già ho iniziato a fare, per collaborazioni, manifestazioni ed eventi, e presentare dolci ispirati a stili specifici e particolari. E spero di poterlo fare anche in Romagna”.

Per chiudere: dolce preferito da mangiare e da preparare?
“Da mangiare certamente i macarons. Da preparare, una bella torta stratificata super complicata e decorata. Ma più semplice da mangiare!”.
Simone Santini

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