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Ripartire dal proprio vicino

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“Ripartire dal proprio vicino”. Poche settimane fa, su ilPonte abbiamo pubblicato l’intervista ad Andrea Canevaro, pedagogista e studioso internazionale, che aveva proprio questo titolo. Il tema è quello di un’emergenza, di una crisi, per una volta da non considerare in senso economico. Una crisi relazionale, puramente sociale, tanto profonda da far sì che il tempo che stiamo vivendo venga etichettato come ‘l’epoca dei muri’. Un’epoca in cui la soluzione a tutti i problemi è individuata nell’alzare barriere, nell’individualismo che sostituisce la cooperazione, nel “sovranismo applicato all’individuo”, per citare lo stesso Canevaro. Da contraltare a questa visione del mondo di oggi, però, c’è la logica della prossimità e dell’inclusione sociale: l’antidoto al moderno virus dell’individualismo non può che essere l’apertura all’altro, un’apertura che, come prima mossa, deve partire da chi ci è più vicino. Da qui, dunque, l’idea di ritrovare e valorizzare le esperienze di buon vicinato, da cui arrivare poi ai temi della cooperazione sociale, dell’accoglienza e dell’inclusione.

Esempio virtuoso

Al di là delle riflessioni teoriche (fondamentali), va sottolineato un elemento importante: il nostro territorio, da questo punto di vista, si trova in prima linea. Una delle realtà più attive in questo senso è senza dubbio il comune di Riccione: 15 i Centri di Buon Vicinato presenti sul territorio comunale, previsti da un apposito Patto firmato con l’Amministrazione, che intende non solo regolarli, ma anche valorizzarli e sostenerne le attività.
Presidente di uno di questi Centri è Gilberto Cevoli. Un passato nella Polizia Municipale di Riccione, con l’arrivo della pensione ha deciso di dedicare la propria quotidianità alla guida e alla cura del Centro di Buon Vicinato “Amici del parco di via Montebianco”. Il racconto della sua storia, e delle esperienze di vicinato cui ha assistito (e assiste tuttora), permette di comprendere quanto sia importante una simile rete di condivisione sociale nella nostra epoca, quella dei muri.

Cevoli, partiamo dall’inizio. Com’è entrato nel mondo della socialità di quartiere?
“Ho cominciato frequentando il Centro di Buon Vicinato di via Sicilia, a Riccione, grazie ad alcuni amici con cui condividevo le ferie e che abitavano in quella zona. All’inizio era un luogo semplicissimo, non più di un semplice capanno con un tavolino e qualche sedia. Questo è stato il mio primissimo contatto con queste realtà”.

E poi?
“Abitando nella zona del parco, vicino a via Montebianco, mi capitava di notare diverse persone, probabilmente tutti pensionati, che giocavano a carte con alcune sedie nel verde, sotto gli alberi. Poiché non avevano un luogo tutto loro, però, spesso accadeva che qualcuno portasse via tavoli e sedie: così, dall’esperienza del Centro di Buon Vicinato che già conoscevo, ho colto l’occasione per chiedere al Comune di concedere a tutte quelle persone la sala della casa colonica lì situata, che era stata da poco ristrutturata (siamo nel periodo dell’Amministrazione Imola). Purtroppo in un primo momento non si è trovato un accordo, ma col tempo abbiamo raggiunto l’obiettivo, prima provvisoriamente e poi in via definitiva firmando il Patto di Buon Vicinato con l’Amministrazione. E da lì è nato il tutto”.

Qual è la vita del Centro? E come vi sostenete?
“Siamo aperti tutti i pomeriggi dalle 14.30 alle 18, dal lunedì al sabato, e anche la domenica se non ci sono richieste della sala per organizzare qualche compleanno. L’età media è alta, siamo praticamente tutti pensionati, e per questo le attività sono sempre state legate ai giochi di carte. Oggi ci dedichiamo solo al burraco, che piace a molti. Poi ogni anno ci sono le elezioni per rinnovare il consiglio, oltre ad altre attività, come alcune feste organizzate collaborando con gli altri Centri di vicinato o le iniziative legate alla solidarietà. La vita del Centro si sostiene grazie alla cassa comune, che vive grazie ai contributi liberi o delle tessere associative annuali, e poi anche grazie alla concessione della sala per i compleanni. Infine c’è il sostegno del Comune, disciplinato dal Patto che abbiamo sottoscritto”.

In cosa consiste?
“Con la firma del Patto (biennale), il Comune si impegna a concedere in comodato gratuito le proprie sale per le attività di buon vicinato, e i vari Centri si impegnano a pagare le utenze e a rispettare alcuni obiettivi di gestione di queste strutture, come la pulizia o la manutenzione ordinaria. Alla fine di ogni anno, il Centro presenta al Comune un proprio rendiconto delle attività e il proprio bilancio approvato internamente, e se gli obiettivi sono rispettati il Comune eroga una somma a titolo di premio. E così l’intera esperienza può continuare”.

Ha parlato di attenzione alla solidarietà. In che modo, nello specifico?
“Ogni anno organizziamo alcuni eventi di solidarietà, devolvendo il ricavato delle nostre iniziative ad associazioni del nostro territorio. Abbiamo cominciato nel 2013 con alcuni contributi al Centro 21, che si occupa di volontariato rivolto a persone con sindrome di Down; poi nel 2016 abbiamo donato mille euro (il ricavato di un torneo di burraco da noi organizzato) alla Federazione Nazionale dei Clown Dottori, che con le sue attività sostiene la clown-terapia negli ospedali di tutta Italia; e infine, pochi mesi fa, abbiamo donato altri mille euro (foto in alto) ai VAPS di Riccione (Volontari Assistenza Pronto Soccorso), che sono serviti per l’acquisto di carrozzine donate all’ospedale cittadino”.

Socialità, collaborazione, condivisione e solidarietà. Dal suo racconto emerge che le esperienze di buon vicinato sono costituite da tutti questi elementi. Quanto è importante tutto ciò, a suo avviso, in un’Italia che è sempre più incline alla chiusura, ai muri, all’individualismo?
“Stare insieme ti porta con naturalezza al confronto, allo scambio di idee e, soprattutto, al mettere in condivisione i propri problemi. Oggi non è più naturale questo, si tende a voler affrontare tutto autonomamente, a portare il peso delle proprie difficoltà da soli. Ma bisogna riabituarsi alla naturalezza alla condivisione: confidare i propri problemi permette di condurre una vita più serena, e dalla serenità è più difficile che nascano i muri o le tensioni. L’attività di un Centro di Buon Vicinato sembra semplice, ma è solo uno strumento: non un mero giocare a carte, ma un pretesto per sentirsi accolti, per avere la certezza che la propria vita, con tutti i suoi possibili ostacoli, non va affrontata in solitudine. Il peso dei problemi è alleviato e la ricchezza umana di uno arricchisce tutti”.

Per concludere, quali progetti per il futuro?
“Negli ultimi anni sono stati organizzati alcuni eventi che non solo hanno avvicinato tra loro le persone, ma anche tutti i Centri di vicinato della città. Abbiamo visto che sono iniziative che portano a una vicinanza tra le persone che è preziosissima, e che quindi pensiamo di riproporre in futuro. Mi riferisco soprattutto a occasioni come la Festa dei Nonni di ottobre al Play Hall, la gara per premiare gli alberi di Natale fatti dai Centri con materiali riciclati, o la festa di Carnevale, sempre al Play Hall, che si terrà proprio in questi giorni, il 2 marzo. Sempre con l’obiettivo di avvicinare le persone, in un’ottica di apertura virtuosa che arricchisca tutti. Nessuno escluso”.

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