Il Ponte

Visita a Mering – Ecumenismo della vita

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Un gruppo di cattolici riminesi ha recentemente fatto visita ad una parrocchia evangelica luterana tedesca di Mering (Baviera) con la quale è attivo un gemellaggio da una dozzina di anni. Facevano parte di questo gruppo Raffaele Russo, segretario della Commissione Diocesana per l’Ecumenismo, don Giancarlo Moretti e cinque membri della sua parrocchia, Sant’Agata La fabbrica Santarcangelo.
Li abbiamo intervistati.

Raffaele, com’è maturata nella Commissione Ecumenica Diocesana l’idea di questo incontro?
“Da tempo emergeva all’interno della Commissione il bisogno di una conoscenza più ravvicinata del mondo evangelico e il desiderio di realizzare rapporti con persone che appartengono a questa Chiesa. Il Vescovo da parte sua ha dimostrato grande compiacimento per queste aperture nella nostra diocesi”.

Qual è l’elemento che ha provocato il ciak fra la Commissione diocesana e la parrocchia di Sant’Agata?
“Nella Visita pastorale, il Vescovo ha colto e sottolineato la valenza di questo rapporto ecumenico che da anni loro hanno aperto. Conseguentemente ha proposto alla commissione di conoscere più approfonditamente l’esperienza”.

Quali riscontri ha trovato in questa conoscenza?
“Sin dal primo istante dell’incontro con don Giancarlo, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di grande. C’è infatto il coinvolgimento di molte persone: sono infatti due comunità che hanno messo in comune impegno spirituale e ricerca culturale.
Ho avvertito che c’era dello spessore nella conoscenza reciproca… Lo spessore teologico che sosteneva questi rapporti appariva in una conoscenza, frutto non di letture ma di un ascolto profondo”.

Don Giancarlo, com’è le è venuto in mente di iniziare un rapporto ecumenico con la comunità evangelica?
“Circostanze diverse hanno condotto un gruppo di evangelici, assieme al loro parroco, ad assistere alla messa nella mia parrocchia. Sinceramente io non ho avvertito la loro presenza. Mentre ci si salutava con alcuni fedeli, si sono avvicinati questi fratelli ed un membro qualificato del loro consiglio pastorale ha detto: «Abbiamo avvertito in questa celebrazione eucaristica una certa vitalità spirituale dei fedeli; ci viene da sperare che sia ancora possibile un dialogo ecumenico. Ci piacerebbe conoscervi più profondamente… ».
Momentaneamente a loro interessava trovare una chiesa dove celebrare “la cena del Signore”. Si trattava infatti di un gruppo di parrocchiani che da Mering, in Baviera, erano venuti al mare per fare un soggiorno formativo. Offrire la chiesa e gli ambienti parrocchiali, in fondo, non mi costava molto. Ho piuttosto compreso che la Provvidenza ci offriva un’opportunità per fare ciò che ho sempre sognato: dare un piccolo contributo perché si realizzi la preghiera di Gesù: “Padre che tutti siano Uno”. Ho sempre sentito infatti la vergogna e la sofferenza di infliggere a Gesù la ferita della disunità tra cristiani. La risposta che loro hanno dato all’opportunità offertagli e all’accoglienza riservata dalla nostra comunità parrocchiale, è stata entusiasta”.

Come si è sviluppata questa conoscenza?
“Sono dodici anni che ci conosciamo. Il primo passo è la cortesia, poi viene la convivialità e poi tante altre cose.
Ma quello che più unisce è la preghiera in comune. È una sofferenza non poter celebrare l’eucarestia insieme, è però bello e gioioso inventare qualunque forma per pregare insieme; per esempio, quando abbiamo collocato la via Crucis in chiesa, erano presenti anche loro. Mi sembrava opportuno tuttavia presentare la passione anche nella prospettiva teologica di Lutero… così – con grande soddisfazione loro – ho parlato del  “Deus absconditus revelatus”, Dio che si manifesta nel suo Amore infinito tramite il nascondimento della Passione. Sono rimasti anche felicemente sorpresi quando abbiamo messo in sede la statua di santa Rita. Si sa che per gli evangelici i Santi sono persone da imitare, per noi cattolici sono visti invece anche come intercessori e perciò da pregare. Così, collocando questa statua di santa Rita quale modello di chi ha vissuto la Croce (nella vita infatti ha trasformato ogni spina in rosa) l’ho descritta come una che ha anticipato nella vita la teologia di Lutero sui Santi e sulla Croce. I fedeli della mia parrocchia erano altrettanto felici di sentire santa Rita vicina a se stessi, perciò come sorella da amare, stimare, a cui chiedere aiuto“.

Con queste distanze, come avete fatto a dare continuità alla preghiera comune come fonte di unità?
“Non solo la preghiera è fonte dell’unità. L’unità, infatti, è dono. Come la gioia è un dono dello Spirito Santo. Si tratta di predisporsi all’accoglienza e di predisporsi insieme. Per predisporsi e raggiungere  un solo sentire, non è necessario vedersi spesso, ma volersi bene, cercare di conoscersi profondamente fino ad avere cointeresse per le realtà che ci animano fino a vibrare con l’anima dell’altro per tutto ciò che gli passa dentro”.

Rapidamente, come siete giunti a quest’ultimo incontro?
“Evidentemente ci siamo anche frequentati. Quando si sono interrotti questi soggiorni formativi, siamo andati noi a trovarli. Non siamo andati a mani vuote, ma la cosa che hanno più gradito – fino alle lacrime per la commozione – è quando abbiamo fatto loro dono del volume che viene in Appendice della Biblioteca Sanctorum «Testimoni della fede nel mondo della Riforma»: «Non immaginavamo – hanno detto – che la Chiesa Cattolica fosse così attenta agli uomini che hanno reso più bella e radicale la Riforma». Cosa vuole? Quando l’amore è sbocciato, non si può più tornare indietro.
Conoscersi comporta anche mettere in comune le proprie ricchezze e avere intenti e mete comuni. Così, per quel che ci riguarda, siamo stati stimolati a vivere con più radicalità il Vangelo, anche a capirlo, a sentirlo più nostro. Dalla contrapposizione è cresciuta la considerazione e la stima delle altre Chiese; siamo stati raggiunti da una nuova sensibilità verso i poveri, verso la verità, per cogliere insieme i segni dei tempi.
Era motivazione sufficiente per intraprendere questo viaggio, conoscere da parte loro, in un clima di accoglienza reciproca, il pensiero di papa Francesco sul percorso di rinnovamento che fa la Chiesa cattolica. Da parte nostra è stata una gioiosa sorpresa toccare con mano la ricchezza spirituale che sta sotto forme ecclesiali che finora abbiamo guardato con un certo sospetto”.

Però questo viaggio aveva anche scopi tecnici molto precisi….
“Nell’anno 2016 ricorre l’anniversario (1516) della pubblicazione da parte di Lutero del suo Commento alla lettera di San Paolo ai Romani. Se da una parte va riconosciuta la presenza in questa lettera dei segni della Riforma, dall’altra il commento è germogliato in un clima di unità e dà un grande respiro di rinnovamento ecclesiale. È nato in loro il desiderio di venirci a trovare in maggio del 2016, nella settimana che segue la Pentecoste per vivere insieme questo respiro di rinnovamento e libertà interiore.
Così siamo andati per preparare da tutti i punti di vista tale incontro che ha una valenza diocesana… ”

Raffaele, perché questo incontro avrà anche una valenza diocesana?
“È indicazione del Vescovo, fatta propria dalla Commissione Diocesana, di condividere fino in fondo, fino a sentirla nostra, l’esperienza che fino ad ora ha interessato la parrocchia di Sant’Agata e solo indirettamente la Commissione Diocesana. I nostri amici di Mering, nella persona della responsabile della comunità, dottoressa Marion Sichert e del suo consiglio pastorale, hanno gradito molto l’opportunità dataci di una conoscenza reciproca maggiore. Hanno visto e accolto con interesse anche la partecipazione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose e del supporto culturale che vorrà offrire. Addirittura la dottoressa Sichert ha offerto una sua collaborazione all’Istituto.
Noi abbiamo seguito le indicazioni dello Spirito cercando di vivere quello che è chiamato  “Ecumenismo della Vita”. Dopo anni di attento e silenzioso ascolto, tutto sommato, si è realizzato quello che si auspica sia fatto da tutti da Papa Francesco: «L’incontro fraterno nelle parole e nei gesti, nutrito di carità, fratellanza, amicizia, tramite l’incontro diretto di cristiani di diverse chiese, perché la verità è un incontro, un incontro tra persone. La verità non si fa in laboratorio, si fa nella vita, cercando Gesù per trovarLo.»

Marta Montanari

 

 

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