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Via Crucis, un gesto che ci libera

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“Questo gesto, così caro all’esperienza del movimento, desideriamo viverlo in città, affermando innanzitutto l’unità con tutta la Chiesa, di cui il legame col Vescovo è garanzia, certi che la nostra testimonianza si realizza nella comunione”. Così Manlio Gessaroli, responsabile di Comunione e Liberazione a Rimini, annuncia la Via Crucis che il Movimento propone domenica 9 aprile con ritrovo dalle ore 16 presso il Ponte di Tiberio, a Rimini. Un gesto che da molti anni precede la Settimana Santa.
Gessaroli, ha ancora senso oggi questa forma di religiosità popolare che è la Via Crucis?
“Come il Papa sempre ci ricorda, questo è un tempo in cui la Chiesa è chiamata ad essere «un’ospedale da campo dopo una battaglia», in cui non si deve perdere tempo in questioni secondarie, occorre curare le ferite più gravi. Guardare a Cristo, lasciarsi guardare da Gesù è l’unica possibilità affinché la nostra umanità ferita e bisognosa possa riprendere vita. Per questo un gesto come la Via Crucis ha un’attualità straordinaria in un tempo in cui la Chiesa è sfidata, dalle circostanze che stiamo vivendo, a riproporre l’essenziale: Cristo ti ha salvato. Tra i murales al molo di Rivabella c’è ne è uno che dice: «Il perdono libera l’uomo». La Via Crucis è il gesto che ci libera, ci permette di non essere schiacciati dal nostro male perché il Signore si è preso tutti i peccati del mondo sulle spalle”.
E che senso riveste una proposta cittadina?
Non abbiamo altro da dire alla città se non testimoniare questo abbraccio che ci permette di guardare con tenerezza alla nostra umanità e che non ci fa sentire nessuno come estraneo. Soprattutto, come Papa Francesco ci ricordava qualche giorno fa, desideriamo «implorare il dono di un cuore ferito, capace di comprendere le ferite altrui», camminando assieme a tutti i nostri fratelli uomini. Con una certezza: la vita rifiorisce imprevedibilmente anche oggi, qui nella nostra città, come vediamo con stupore in tante persone incontrate, spesso fino a poco fa lontane dalla Chiesa».
Ogni anno per il gesto che proponete viene scelto un luogo simbolo della città. Perché questa scelta del centro storico romano nel 2017?
Il centro storico, dal Ponte di Tiberio all’Arco d’Augusto fino alla nostra Basilica Cattedrale, da una parte rimanda al tempo in cui è accaduto l’Avvenimento di Cristo, dall’altra, soprattutto ne evidenzia la contemporaneità. Oggi più che mai, in un tempo in cui le certezze che sembravano acquisite sono crollate e tante forme in cui riponevamo la nostra sicurezza non tengono più, è evidente che solo l’incontro con Cristo vivo e presente può ridestare il cuore dell’uomo e tornare ad affascinarlo, qui ed ora, nella nostra epoca così come è fatta, dentro alle sfide che siamo chiamati ad affrontare”.
Quante persone vi prendono parte mediamente alla Via Crucis?
Partecipano ogni anno circa 750 persone, anche famiglie intere con i figli piccoli o adolescenti. Non mancano i giovani universitari e gli studenti delle superiori, i quali tuttavia vivranno lo stesso gesto nel contesto dei loro Esercizi spirituali durante il Triduo pasquale: saranno 5.000 da tutta Italia e circa 200 di Rimini”.
Cosa significa stringersi attorno al Vescovo per pregare i misteri?
Questo gesto, così caro all’esperienza del movimento, desideriamo viverlo in città, affermando innanzitutto l’unità con tutta la Chiesa, di cui il legame col Vescovo è garanzia, certi che la nostra testimonianza si realizza nella comunione. Camminiamo dietro a lui, nelle vie di Rimini immedesimandoci con il suo desiderio di testimoniare che «l’altro è un dono», come ci ha ricordato all’inizio di questa Quaresima. CL esiste per l’edificazione della Chiesa, non ha altro scopo se non educare alla fede, mostrando «la pertinenza della fede alle esigenze della vita»”.
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