Il Ponte

Il vangelo della Carità in una società che cambia

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Dopo il trasferimento di mons. Locatelli a Vigevano, viene nominato come amministratore apostolico, ancora una volta, un vescovo di Ravenna, mons. Ersilio Tonini, al quale è affidato il compito di garantire una continuità di presenza pastorale e di magistero in una realtà complessa e ricca di fermenti.
Finché l’8 luglio 1989 viene nominato vescovo di San Marino Montefeltro e di Rimini (il territorio feretrano sarà ripristinato come diocesi autonoma solo nel 1995) mons. Mariano De Nicolò, che, originario di Cattolica, “torna” in diocesi dopo essere stato lunghi anni a Roma, collaboratore, tra l’altro, dei cardinali Amleto Cicognani, Pericle Felici e Josè Castillo Lara.

Il 1989 è l’anno che vede la caduta del muro di Berlino, con la crisi del cosiddetto socialismo realizzato e la perdita di plausibilità dell’ideologia che lo animava. Non è però una “vittoria” dell’Occidente, nel quale, anzi, si sta realizzando il distacco tra il modello proposto dalla Chiesa e i comportamenti etici di molte persone: vanno diffondendosi una visione dell’uomo individualistica, una accentuata secolarizzazione e un dilagante consumismo.

Il compito decisivo della Chiesa deve essere, allora, una ripresa della evangelizzazione, che richiede la trasformazione della comunità di praticanti in una comunità di evangelizzati ed evangelizzatori: una comunità capace di dar ragione della propria speranza. Un impegno di evangelizzazione che guarda anche oltre i confini della diocesi: a seguito dell’emergenza umanitaria determinatasi in Albania l’indomani della morte del dittatore Hoxha (1985), nel 1993 si apre, infatti, sull’altra sponda dell’Adriatico la missione di Kuçova, una missione “diocesana” nel senso che impegna non i singoli, ma tutta la Chiesa riminese in piena sintonia con la Chiesa del sud dell’Albania.
L’impegno di evangelizzazione nel 1998 (in preparazione al Giubileo del 2000) promuove la “missione del popolo al popolo”, il cui titolo, Apri la porta a Cristo tuo salvatore, chiarisce l’orizzonte di accoglienza entro il quale la diocesi intende muoversi.
Da questa esperienza prenderanno avvio la Settimana biblica e i Centri di ascolto del Vangelo.

Poiché il dovere della missione non può non coniugarsi con la ricerca della unità dei cristiani, a coronare un lungo cammino ecumenico, nel 2000 la chiesa delle Celle viene concessa alla Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia e nel 2003 il vescovo, a nome della diocesi dona al metropolita Ignazio della chiesa di Dimitriade una parte della reliquia di s. Nicola di Myra, simbolo di unità tra Oriente e Occidente.
Il “ritorno alle radici” che anima l’impegno di evangelizzazione, non significa, però, ritirarsi in un privato consolante, ma sentirsi chiamati a vivere da testimoni nella storia degli uomini.
Nonostante la fine di Democrazia Cristiana (1994), il partito al quale per decenni i cattolici avevano fatto riferimento, il credente deve, pur sempre, impegnarsi con spirito di servizio e volontà di dialogo nelle cose temporali “per ordinarle secondo Dio”.

Già nel 1993 la neo-nata Consulta delle aggregazioni laicali era stata impegnata dal vescovo in tre ambiti privilegiati: un’organica pastorale giovanile, il servizio dei poveri, una responsabile presenza nel sociale e nel politico. E nel 1995 la Diocesi attraverso un intenso percorso si prepara al Convegno ecclesiale di Palermo Il vangelo della carità per una nuova società in Italia, che chiederà ai credenti una presenza attiva nella società, animata da una forte spiritualità.

Sulla stessa linea nel 1998 nasce la Commissione di servizio al Progetto culturale, per coordinare le attività dei numerosi centri culturali presenti in Diocesi, che si propongono di aiutare a vivere una fede “pensata”, capace di tradursi in comportamenti quotidiani coerenti.
Le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della morte di Alberto Marvelli, nel novembre del 1996, alle quali prende parte il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, costituiscono un’occasione ulteriore per proporre un esempio concreto di “amicizia civile”, capace di vivere gomito a gomito con gli uomini che partono da presupposti diversi, senza venir meno alla fedeltà a Dio. La doppia fedeltà di Marvelli, a Dio e alla storia, sarà anche sottolineata durante il Convegno di studi organizzato nel 2004 in occasione della sua beatificazione.

(21- continua)
Cinzia Montevecchi

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