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Un sano appetito lungo fino in Cina

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Il cibo di qualità è la chiave di volta di questo inizio secolo. Alle famiglie di tutte le tasche oggi piace mangiare bene e sapere cosa mettono nel piatto; dai prodotti a chilometri zero e dai gruppi di acquisto ai piatti gourmet più sofisticati, l’uomo del nuovo millennio considera l’esperienza della tavola come un momento centrale della propria giornata. Non è un caso che l’ultima Esposizione universale, nella patria della buona cucina, si sia focalizzata sul tema del cibo.
In questa stagione televisiva del talk-show La cartella dei talenti, diverse startup e giovani imprese romagnole e sammarinesi hanno presentato al pubblico di IcaroTV i loro progetti imprenditoriali, e quelli legati all’alimentazione e alla terra hanno visto una notevole rappresentanza. “I food good” è uno dei casi più ambiziosi: una realtà in fase embrionale, con quartier generale a San Marino, che vuole far volare cibo di qualità, soprattutto biologico, tra l’Italia e la Cina. “Il potenziale del mercato del biologico in Cina è enorme e vale 140 miliardi di dollari”, raccontano i due fondatori Francesca Romana Verducci e Alberto Sorgi. “Il paese conta 100 milioni di ricchi, ma i consumatori non sanno come reperire i prodotti biologici. Noi vogliamo colmare questa lacuna”. I due hanno iniziato dall’intrecciare importanti contatti con il Ministero della Salute cinese che ha permesso ai prodotti da loro esportati di essere presenti all’interno di alcuni food-truck, camioncini sparsi per tutta Pechino (presto duemila in tutta la Cina) con cui il Governo cinese vuole educare la popolazione ad una corretta alimentazione. “Le piccole e medie imprese alimentari italiane fanno fatica a posizionarsi sul mercato cinese attraverso le fiere – spiegano i due imprenditori – perché la distribuzione di quel paese non è indirizzata all’innovazione. Noi vogliamo bypassarla e portare i prodotti italiani direttamente al consumatore”.
Non solo verso, ma anche dalla Cina. Verducci e Sorgi sono spesso nel paese del dragone in modalità food-scouting, ovvero alla scoperta di prodotti gastronomici di qualità da far conoscere ai palati nostrani. Una scommessa non facile per un paese dalla tradizione consolidata come l’Italia, ma – lo dimostra il successo di molti ristoranti di cucina internazionale a Rimini e in tutta la Romagna – “la globalizzazione ha reso le persone più desiderose di nuove esperienze, anche a tavola. Inoltre, dopo anni in cui abbiamo mangiato prodotti senza leggerne l’etichetta, ci siamo resi conto che i nostri figli hanno sempre più spesso problemi di peso”.
Non costa molta fatica accedere a prodotti di qualità e a chilometro zero a chi è letteralmente nato sotto al cavolfiore. È il caso di due giovani fratelli, Beatrice e Nicolò Bianchini, che con la famiglia gestiscono l’azienda agricola I Muretti di Montescudo-Montecolombo. Esperta di comunicazione e sommelier lei, agronomo lui, i due hanno unito le menti per dare una spolverata all’attività avviata dai genitori ed avvicinarla al mondo dei giovani. “Portiamo i bambini nel pollaio per dimostrare loro che le uova non nascono al supermercato – raccontano –. Dalle loro domande capiamo quanto siano lontani dalla vita di campagna”. L’agricoltura affascina sempre di più anche i loro coetanei. Sarà solo per la crisi del lavoro in ufficio? “La campagna piace perché dà un senso di libertà. Attraverso le piante è possibile seguire il ciclo della natura”, spiegano. Nicolò, che ha studiato agronomia anche in Australia, traccia qualche differenza tra l’agricoltura romagnola e quella internazionale. “Là gli appezzamenti di terra sono molto più estesi e meccanizzati e si fa tanta ricerca: di sicuro è un bene. Però da noi c’è una dimensione familiare e artigianale molto invidiata all’estero. Dalle moto all’aceto balsamico, vanno tutti pazzi per la passione che noi italiani mettiamo in tutto ciò che realizziamo”. Pomodori compresi.

Mirco Paganelli

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