Il Ponte

Un popolo che ritrova la sua casa

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Venerdì 27 luglio alle 20,30 San Andrea in Besanigo celebra con una Messa i 60 anni “dell’ingresso dei fedeli nella nuova chiesa” intitolata a Sant’ Andrea Apostolo. Sabato 28 alle 20 i parrocchiani festeggiano l’evento con una cena insieme presso il tendone parrocchiale.È bello ricordare quell’evento pubblicando le note del dal parroco don Ferruccio Zamagni ritrovate nel registro della parrocchia.
“Questa Chiesa parrocchiale s’intitola a S. Andrea Apostolo. Dalla sua erezione non esiste memoria, però nell’archivio, ove si conservano i registri, ci sono i libri dei battezzati fin dal 1583. È Chiesa matrice (la chiesa principale del paese) senza figlioli.
Alla venuta del parroco don Luigi Bianchi che fu nel 1874, era una capanna, piccola, senza soffitto e senza cappelle. Questo parroco si mise subito al lavoro. Usufruendo del materiale dell’Oratorio del Castello dedicato a San Sebastiano e San Rocco demolito nel 1876, di un lascito di don Vincenzo Dini (zio del defunto arciprete Andreuccioli) e con sussidi del Governo e del Comune di Coriano, don Bianchi allungò la Chiesa di metri 1,95, demolendo la vecchia facciata pericolante (che era stata costruita circa un secolo prima dal parroco Francesco Ugolini) e costruendo per intero la nuova facciata sempre rivolta al mare. Con i mezzi suddetti inoltre don Bianchi costruì le quattro Cappelle, soffittò tutta la Chiesa e riparò il campanile che fino al 1916 (data del terremoto) era situato a mezzogiorno dell’edificio Chiesa, cioè verso la strada, intramezzato tra la Chiesa e la Canonica. Altre note di lavori eseguiti alla Chiesa ed alla Canonica ci sono tramandate dal defunto Arciprete don Giovan Battista Arcangeli nel suddetto quadernone cominciato da don Bianchi.
Don Giovan Battista Arcangeli ci fa una descrizione particolareggiata anche delle varie scosse di terremoto del 1916. Così scrive: “Il 17 maggio 1916 alle ore 2 pomeridiane, passò una scossa di terremoto forte, grande spavento, ma poco danno; si sentì in poi più volte, ma sempre più piccolo. Il 15 di agosto, giorno della Madonna passò per ben 20 volte, si può dire continuo. Si credeva che fossero scosse di assestamento in relazione a quello di maggio, ma non fu così. Il giorno 16 alle ore 9 circa antimeridiana passò una scossa così forte che le piante toccarono a terra e nembi di fumo si vedevano in tutte le case.
A Riccione ed a Rimini era uno spettacolo impressionante. Qualche morto a Rimini, ma del resto nessuna disgrazia mortale, qualche ferito e basta, si può dire terremoto miracoloso. La gente però premunita ci stava e forse anche per questo non si ebbe a deplorare morti. Si è dormito all’aperto sotto le tende e nelle buche dei pagliai per un paio di mesi, finché cessò”.
Poi don Arcangeli continua descrivendo i danni riportati dalla Chiesa, dal Campanile, dalla Canonica.
Il vecchio campanile pericolante fu demolito e nel 1922 (dal 4 aprile al 17 maggio) fu costruito il nuovo campanile sotto la direzione del Genio civile. Fu costruito dalla parte opposta del vecchio, a nord ovest della Chiesa (verso la Valle).
Spesa di ricostruzione del nuovo campanile £ 20.120. Dal 15 giugno 1923 al 20 settembre 1923 si eseguirono i lavori di riparazione alla Chiesa che costarono £ 12.700. Nel periodo dal 6 di aprile 1924 al 20 settembre 1924 fu ricostruita ex novo la Canonica che costò la somma di £ 41.700.
Il sabato 11 giugno 1944 fece l’ingresso in parrocchia il nuovo parroco don Ferruccio Zamagni. Già erano difficili i viaggi a causa dei soldati tedeschi che talvolta strappavano la bicicletta ed a causa degli aeroplani inglesi ed americani che ogni tanto volteggiavano nel cielo. La città di Rimini distrutta dai bombardamenti era pressoché deserta. Nei due mesi e mezzo che precedettero il passaggio del fronte, il parroco ebbe la canonica occupata dai soldati tedeschi e da varie famiglie di sfollati civili. La mattina della domenica 3 settembre 1944, non si suonarono le campane, non si celebra la S. Messa. Il parroco passa a stento tra i corpi dei soldati tedeschi che giacevano sul pianterreno della canonica, vinti dal sonno e dalla fatica, va al Tabernacolo e dopo aver tolto il SS. Sacramento che si mette in una borsa sul petto, con la sorella si allontana e ripara in una casa rurale distante 300 metri circa dalla Chiesa (questa casa era allora abitata dai coltivatori diretti Palazzini). Qui si passa la notte in una stalla stesi sulla paglia con alcune altre persone, recitando il Rosario. Il lunedì mattino 4 settembre passano gli ultimi tedeschi. Da notare che nell’ultimo incontro con i tedeschi il parroco fu derubato dei diversi pacchetti di denaro che costituivano il fondo delle diverse Compagnie dei Santi venerati nella parrocchia di Sant’Andrea in Besanigo.
Al mattino del martedì 5 settembre si vedono arrivare i primi carri armati americani e poi arrivano le prime file di soldati inglesi, canadesi, statunitensi. Siccome era difficile rimanere sul posto a causa del pressoché continuo scoppio delle granate i civili erano fuggiti, anche il parroco si allontana e ripara a Misano a Mare (località Agina) nella vecchia Chiesa del Convento ove celebra la S. Messa dal giovedì 7 settembre fino al 14 settembre, ospite del parroco don Gino Bruscoli.
Il venerdì 15 settembre il parroco ritorna a S. Andrea, ma in quale stato ritrova la sua parrocchia! La vecchia Chiesa è tutta diroccata, il campanile e la canonica gravemente danneggiati!”

Di qui cominciò il periodo della ricostruzione. Prima di tutto fu restaurata la Canonica a spese del genio civile, ed in questa fu sistemato ed adibito a Chiesa un vecchio granaio fino al 2 febbraio 1949. Intanto il parroco aveva fatto costruire a sue spese un grande capannone con muro perimetrale di due teste (lungo metri 12 e largo metri 7) che esiste tuttora (fu demolito e smontato poco alla volta dal 1970 al 1975 prima della costruzione di Casa Santa Marta). In questo capannone si cominciarono a raccogliere i fedeli per la Messa il 2 febbraio 1949 e si esercitò il culto divino fino al 27 luglio 1958. In questo giorno che era domenica si fece l’ingresso nella nuova Chiesa”.

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