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Turismo, torneremo a parlare tedesco?

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Turismo-tedescoTurismo: per far tornare in Riviera vacanzieri di Germania, Austria e Svizzera (attualmente, non più di 238 mila visitatori l’anno, in totale) parte da Rimini Reservation, APT e Comune di Rimini una campagna promozionale senza precedenti da oltre un milione di euro. Il gioco vale la candela?

Turismo – Sprechen Sie Deutch? C’è ancora qualcuno che parla tedesco in Riviera? Se lo domandano in tanti. Gli enti di promozione del territorio hanno messo in piedi per questa primavera una campagna promozionale senza precedenti destinata ai paesi di lingua tedesca: Germania, Austria e Svizzera. Eppure tra gli esperti c’è chi si domanda quanto valga la pena investire milioni di euro in un mercato che nell’area riminese si è nel tempo rastremato. Generazione dopo generazione, gli albergatori hanno disimparato la lingua di Goethe. Poco tempo fa il direttore della Gazzetta di Parma Michele Brambilla, fedele turista della Riviera romagnola sin da quando era in fasce, ha ricordato al Ponte come i pescatori ed altri umili riminesi andassero a studiare il tedesco nel tempo libero per prepararsi alla stagione balneare negli anni in cui la città costruiva il suo mito. “Oggi si ripresenta la stessa occasione con i russi, i cinesi e gli arabi – ha aggiunto -, ma i giovani hanno poca voglia di mettersi in gioco”. Parole pesanti.

In 20 anni i tedeschi sono scesi da un terzo a un quinto dei turisti stranieri nella provincia di Rimini. Quaranta mila “Herr Fritz” in meno solcano ogni anno le nostre spiagge rispetto alle 1996. Oggi fermi a 134 mila villeggianti. Gli austriaci sono stabili a quota 25 mila mentre gli svizzeri sono raddoppiati (79 mila) divenendo il terzo mercato straniero di riferimento dopo tedeschi e russi. Il filone germanico si compone così di 238 mila visitatori. “È il primo anno che mettiamo in campo una simile promozione turistica nei paesi di lingua tedesca, e in cantiere ci sono progetti per i prossimi due anni”. Ad annunciarlo è il direttore di Rimini Reservation Eugenio Angelino, la cui società è in prima fila nel promuovere il marchio Romagna in Germania, Austria e Svizzera insieme ad Apt e Comune di Rimini.
In che cosa consiste l’operazione? Una campagna televisiva di spot pubblicitari da 1 milione di euro sta andando in onda su svariate TV tedesche mentre scriviamo. È il momento giusto – spiegano da Apt – perché è il periodo in cui le compagnie aeree decidono i voli per l’estate. E poi ancora è stato installato all’interno di un centro commerciale bavarese da 3 milioni di visitatori l’anno un padiglione espositivo sul tema Romagna. Con Google e YouTube è stata poi avviata una partnership da 250 mila euro che comprende banner pubblicitari e video personalizzati. Nuovi portali web in lingua tedesca consentono infine di raccogliere i pacchetti viaggio romagnoli con la speranza – magra – di competere con il gigante Booking.
“Era dal 1999 che nelle TV tedesche non correva uno spot sulla Romagna”, ricorda il direttore di Apt Servizi Emanuele Burioni, “abbiamo aspettato anche troppo”. E aggiunge: “A scanso di equivoci il mercato tedesco è sempre stato quello di riferimento per il nostro territorio, più di quello russo”. Ma è davvero così?


Quello dei paesi di lingua tedesca è un mercato che è sceso nella seconda metà degli anni 90 e nei primi anni duemila, e che è tornato a crescere dal 2009 nonostante la crisi. Dopotutto in questi paesi il tasso di disoccupazione è stato quello che ha retto meglio la recessione europea: un bacino di consumatori, dunque, che è giusto non sottovalutare. C’è però chi si domanda se abbia senso investire così tanto sui tedeschi dato che, conti alla mano, rappresentano, in termini di arrivi, solo il 4 per cento di tutto il turismo riminese. Se dal ’96 ad oggi i turisti totali sono cresciuti di un milione tondo, la fetta dei bavaresi-and-company si è invece contratta di un quinto.
“Il 20 per cento dei turisti riminesi è straniero. Di questi, il 20 per cento è tedesco – fa i conti Aureliano Bonini, analista e fondatore di Trademark Italia -. Se anche aumentassimo del 30 per cento l’arrivo dei tedeschi grazie alla pubblicità, quanti turisti in più porteremmo mai sul nostro territorio?”. La risposta è qualche decina di migliaia. C’è chi dice “spiccioli” rispetto ai 2,7 milioni di turisti italiani a Rimini, e chi dice “meglio di niente”. Ma qualche decina di migliaia di letti occupati in più valgono un milione di euro e oltre di investimenti?
“Un tempo avevamo il 50% di turisti tedeschi”, ricorda Bonini, “poi gradualmente, con l’arrivo di altre destinazioni, sono scomparsi. Nel Veneto vanno ancora forte. E perché? Lì trovano ancora scritto ‘apotheke’ sulle farmacie. Fra i nostri giovani albergatori, invece, c’è un problema culturale, non sanno il tedesco. E non sono come i loro predecessori che mangiavano coi clienti (ed erano più poveri di loro)”.
Ma i problemi non finiscono qua. “Se si continua a dar via camere a 12 euro a notte, i prezzi scendono. Per quest’anno attendiamo un miglioramento delle presenze, ma nel lungo periodo lo scenario non è dei migliori perché non siamo più competenti”. In che senso? “Il problema di Rimini sono gli alberghi. Aria condizionata, ascensore e piscina devono essere la normalità e non un optional; qua chi ha un giardino non ha il parcheggio e viceversa; e far dormire una famiglia di quattro persone nella stessa camera da letto non rispecchia i confort di casa. In questo modo non si offre una fabbrica di soddisfazione”.

“Lo dico a tutti gli operatori turistici: non esserci in questa operazione vuol dire non voler andare a pescare nella riserva”. Eugenio Angelino dagli uffici di Rimini Reservation, rivolge un monito a tutti gli imprenditori della filiera affinché percorrano nuove strade, come questa, per acchiappare turisti. E rivendica la paternità rivierasca del concetto di promocommercializzazione: “Siamo stati i primi a portare turisti nei nostri hotel a partire da delle locandine pubblicitarie”.
Ci sono voluti due anni di lavoro e alla fine la Festa dell’accoglienza per i popoli tedeschi ci sarà. Il 22 maggio, giorno della Pentecoste, in accordo con tutti i Comuni della costa, andranno in scena eventi specifici per i turisti teutonici.
Uno stimolo a fare rete fra tutte le frazioni del territorio viene anche dal sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. “Un tempo, da Torre Pedrera a Miramare, ciascuno faceva per conto suo. O cresciamo tutti assieme o non andiamo da nessuna parte”, anche se da Roma non arriva il giusto supporto all’innovazione dell’offerta turistica. “I fondi a disposizione dell’Enit per la promozione dell’Italia nel mondo – prosegue il sindaco – sono gli stessi che la Francia ha dispiegato per la medesima operazione nella sola Italia”. È chiaro che se è il Paese in prima battuta a non fare rete, un problema c’è. Così l’Emilia-Romagna prova a farsi strada da sé.

È da un po’ di tempo che non si sente più parlare del progetto “Via Emilia”, l’operazione di promocommercializzazione dell’antica via romana e dei suoi prodotti tipici avviato un anno fa dalla Regione Emilia-Romagna sulla scorta di Expo 2015. Il sottotitolo del brand che doveva collegare Rimini con l’esposizione di Rho, «Experience the Italian lifestyle», voleva essere un richiamo accattivante per tutti quegli stranieri in arrivo in Italia non abituati a soggiornare tra l’aceto balsamico di Modena e la Riviera di Fellini.
Un progetto nato con un tempismo sbagliato. Se infatti l’occasione del lancio era l’Expo di Milano, ci domandiamo perché si sia iniziato a promuoverlo a poche settimane dal suo inizio. Non ci risulta infatti un incremento locale degli arrivi nello scorso anno dovuto a questa iniziativa. Anzi, il turismo straniero della provincia di Rimini è diminuito del 10% rispetto al 2014. Avrebbe avuto dunque più senso studiare il tutto con qualche anno di anticipo.
Archiviata l’occasione persa di Expo, cosa si può fare per il futuro?
“Stiamo andando in cerca di un turismo più alto e meno cheap per l’Emilia-Romagna”, spiega a TRE il direttore di Apt Servizi Emanuele Burioni tra un viaggio di lavoro all’estero e l’altro. “Abbiamo sempre puntato ad un turismo basso che ha fatto scendere il valore del nostro brand”. Ne sa qualcosa Rimini, di certo non abituata ad ospitare manager canadesi o sceicchi dubaiani tra il lungomare fatto di bazar di collanine a 5 euro e i grandi eventi ad alto tasso alcolico che vedono al centro un’utenza giovane e squattrinata che – a dire di alcuni albergatori – non consuma sul territorio. “Con il progetto di internazionalizzazione «Via Emilia» puntiamo al rilancio del turismo. Però è un programma a lungo termine. Si semina oggi per raccogliere tra qualche anno”, precisa Burioni.
Quali risultati sono stati ottenuti fino ad ora?
“Finora hanno risposto bene i paesi anglosassoni, guardando al numero di articoli usciti sulle loro riviste. In particolare Forbes, Sunday Time e Times. Abbiamo inoltre portato la Bbc a Bologna. Ai giornalisti anglosassoni piacciono temi come questi: città d’arte, motori, cibo… E il Sun ha aggiunto la Via Emilia tra le 20 strade turistiche al mondo da non perdere”.
Vi rivolgete solo agli anglosassoni?
“Stiamo lavorando anche sull’Australia col cicloturismo, e su Cina, Korea e Giappone per quanto riguarda la musica. Abbiamo portato un volo charter da Israele su Bologna e ottenuto una esclusiva col più grande tour operator canadese, Chanteclerc”. Nella homepage del suo sito troviamo sponsorizzati hotel di Riccione e Bologna.
Perché gli albergatori sanno ancora poco del progetto?
“Perché siamo ad una fase di startup, di organizzazione del prodotto, e nel frattempo ci rivolgiamo agli intermediari esteri. Gli albergatori potranno vedere i frutti del nostro lavoro tra un anno o più”.
Ma in concreto come intendete coinvolgere gli imprenditori della filiera?
“Abbiamo redatto dei disciplinari per ciascun cluster del progetto Via Emilia (food, wellness e motor) ai quali tutte le strutture che vi partecipino dovranno attenersi; dagli hotel ai musei, alle aziende agricole”.
Ci può fare qualche esempio?
“Dovranno essere garantiti dei transfer da qualsiasi aeroporto verso la nostra regione. Ciascun gruppo dovrà avere un tour leader che parli la lingua dell’ospite…”.
Il turista evoluto si aspetta servizi evoluti.
“Pensi che lo scorso anno abbiamo ospitato un tour di turisti cinesi che ha speso 15.000 euro a testa in servizi. Hanno mangiato da Bottura, provato le auto nel circuito di Modena, viaggiato in elicottero e in auto di lusso. Bisogna saper mettere a rete tutti gli operatori e presentarsi sui mercati esteri con prodotti profilati, su misura, ed è ciò su cui stiamo lavorando”.
Che budget avete a disposizione?
“L’anno scorso rientrava tutto nella programmazione per Expo. Quest’anno il budget deve essere ancora definito. Probabilmente siamo attorno al milione di euro”.
Da queste pagine abbiamo lanciato nel gennaio 2015 l’idea di un’area vasta del turismo per la Romagna, stimolando tutti gli attori del territorio a fare sistema. Sarà la volta buona?
“Progetti di questo calibro possono essere fatti solo con i grandi stakeholder del territorio. È un progetto di sistema. Mentre prima lavoravamo sempre sui singoli brand”. Come dopo i buoni propositi annunciato più di un anno fa, restiamo a guardare.

Mirco Paganelli

 

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