Il Ponte

TAVOLO: INCLUSIONE SOCIALE DEI POVERI PASSI CHE LE COMUNITà STANNO COMPIENDO

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La radice dell’inclusione sociale dei poveri è la persona di Gesù nella sua totalità, perché tutta la sua vicenda terrena è segnata dalla povertà. La radice non sono, quindi, le parole di Gesù ma Gesù- Parola del Padre.

L’invito di Papa Francesco è quello di camminare verso una Chiesa povera con i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa speranza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.

L’augurio che possiamo fare ad ognuno di noi è che nella nostra vita possiamo vedere, amare, servire Cristo nei poveri.

La chiamata non è nel servizio ma nella condivisione, intesa come dimensione della fede globale, come abito mentale che deve permeare ogni nostro agire quotidiano ed ecclesiale.

Dobbiamo ricordarci che Gesù non risolveva i problemi, ma provocava le persone a riconoscere la presenza di Dio.

Se davvero Papa Francesco ci invita alla “scelta preferenziale dei poveri”, occorre allora procedere ad una riorganizzazione della parrocchia in tal senso, cominciando dalla corresponsabilità dei laici perché la scelta preferenziale dei poveri debba essere di tutta la comunità cristiana, non solo di “specialisti” che si occupano dei poveri.

Siamo fortemente invitati a fare una “scelta preferenziale dei poveri” come opzione teologica – così ci dice Papa Francesco -più che culturale, sociologica, filosofica o politica.

Don Oreste Benzi ricordava spesso che per stare con i poveri occorre stare in ginocchio. Senza la linfa della preghiera comunitaria e personale, il pericolo è quello di trasformare le nostre comunità parrocchiali in agenzia di servizi sociali.

Il rischio è quello di prendere a riferimento solo lo scopo della nostra azione sociale, non anche la relazione con Gesù che dovrebbe animare il nostro agire.

“Dallo stare con Dio scaturisce la forza dell’azione”. Occorre almeno un momento comunitario di preghiera mensile dedicato ai temi della povertà coinvolgendo tutta la comunità, ripartire dallo stare insieme nella preghiera. Potrebbe essere utile rivitalizzare i centri d’ascolto del Vangelo, anche fuori i muri della canonica tornando nelle famiglie o rionali.

È importante farsi promotori della cultura della condivisione diretta con i poveri, dove in primis viene riconosciuta la dignità di ogni essere umano, inteso come portatore della grazia di Dio.

In quest’ottica i poveri non sono persone da accudire e assistere, ma diventano uomini e donne da conoscere e incontrare. La nostra Chiesa non è chiamata principalmente a risolvere i problemi di povertà materiale delle persone, abbiamo bisogno di incontrare i poveri perché attraverso questo incontro avviene la nostra conversione e l’apertura del cuore alla evangelizzazione della nostra vita individuale e comunitaria.

Attraverso il servire i poveri, il condividere con loro, l’  incontro delle loro realtà ogni fedele può scoprirsi povero in Dio e bisogno solo di Lui.

Per definizione, i poveri sono coloro che hanno accesso limitato ai beni utili per l’esistenza, siano essi materiali, spirituali, esistenziali, relazionali.

Gli indigenti possono diventare i principali protagonisti del cambiamento, attraverso la loro particolare condizione di fragilità e spogliati da sovrastrutture e maschere convenzionali.

Occorre ricordare che nel nostro territorio esistono le svariate povertà, a contatto con le parrocchie, associazioni e movimenti. Ritroviamo:

•   il forte disagio familiare e il senso di insicurezza, spesso collegato a situazioni di irregolarità o separazione coniugale difficile e dolorosa per l’intera famiglia.

•   Situazioni economiche e lavorative difficili per i lavoratori precari o disoccupati, con grosse difficoltà ad essere assunti o a trovare un lavoro adatto alle loro esigenze. Troppo numerosi sono i giovani che vivono nella condizione di sottoccupazione o di disoccupazione.

•   In gran numero sono i giovani/ adulti dipendenti da droghe, dall’alcool, dal gioco d’azzardo, dai mezzi cibernetici.. spesso collegati ad una forte senso di solitudine e disperazione.

•   Gli anziani sono autentiche “periferie” di oggi. Sono più di 54 mila in provincia; vivono nelle famiglie e, più di mille, nelle strutture pubbliche e private, (34 nella Provincia). La loro incidenza e partecipazione attiva alla vita delle comunità ecclesiali sono quasi nulle. Occorrono percorsi di fede e di spiritualità, partendo dalla Pastorale degli anziani.

•   Numerose famiglie di immigrati hanno chiesto accoglienza e sostegno ai nostri territori, così come la numerosa presenza di profughi ha scosso la coscienza di numerose parrocchie e associazioni, che hanno attivato varie collaborazioni per promuovere l’accoglienza e la presa in carico.

RISORSE E STRUMENTI

La nostra Diocesi è ricca di sensibilità e iniziative, provenienti dal mondo delle parrocchie e dell’associazionismo.

C’è molta ricchezza sotterranea, sconosciuta ai più. Ci sono numerose persone di buona volontà, associazioni e movimenti disponibili a pagare di persona il loro impegno. Per molti di queste, vale il principio annunciato ieri dal nostro vescovo: “se non si è dato tutto, non si è dato niente”

Sono già attivi ed efficienti i centri Caritas – centri di ascolto – mense – centri di solidarietà – Banco alimentare – Distribuzione di vestiario, di pacchi alimentari per molte famiglie in difficoltà – Pagamento di bollette e delle spese scolastiche a famiglie indigenti – mercatini – Lezioni private gratuite per studenti con lacune scolastiche – accoglienza di immigrati e istruzione/formazione (per es. Casa Betania) – servizio ai barboni e condivisione diretta con i Senza- Tetto della Capanna di Betlemme – Unitalsi nel sostegno ai disabili anche con un servizio di trasporto – Centri di Aiuto alla Vita- aiuto alle prostitute facilmente ricattabili con credenze e paure ancestrali (Vudù) – accoglienza di gruppi cinesi – alfabetizzazione, inserimento-

Si riconosce onorevole tutto l’operato del “Fondo per il Lavoro”, che ha facilitato l’inserimento di persone nel campo del lavoro. Occorre sensibilizzare maggiormente il sostegno di questo fondamentale segno evangelico “parlante”.

Si ritiene un atto di giustizia la scelta di incrementare il commercio di prodotti calabresi dei terreni confiscati alla “Ndrangheta”.

Gli “Amici di Lazzaro” sono un gruppo che ricorda la sofferenza delle persone con disabilità, essi operano per promuover la cultura della condivisione con gli ultimi.

“Dona il tempo” è la disponibilità di alcune persone che regalano il proprio tempo a favore di persone in forte difficoltà nelle proprie case. Ove possibile queste, in qualche modo, restituiscono con piccoli lavori un poco del loro tempo alle parrocchie.

Sono numerose le iniziative che promuovono l’integrazione degli immigrati (per es. Festa dell’ Unità dei Popoli, Tornei di calcetto con giocatori di diverse etnie, Scuola di italiano per i migranti,  momenti di condivisione culturale per giovani: musica, danza, teatro…..) che hanno avuto come seguito una buona attivazione di un percorso di conoscenza reciproca, di incontro e di avvicinamento.  Tali esperienze potrebbero diventare percorsi di vita ordinaria per le nostre comunità.

Negli anni si è assistito ad un buon incremento di iniziative per il Natale Solidale, per influenzare le dinamiche commerciali con i valori del sostegno alle persone in difficoltà.

 L’ Emporio Solidale è nato dalla collaborazione di istituzioni e soggetti del volontariato. Ha lo scopo di permettere la spesa alle famiglie più bisognose, attivando in loro la dignità dell’essere attivi e propositivi nella spesa quotidiana, con procedure di pagamento alternativo al denaro..

Il Progetto del Micro-Credito ha attivato una nuova cultura, spostando il centro dall’assistenza alla progettazione di condizioni migliori di vita.

Il Centro Educativo per figli di immigrati, che richiedono un accompagnamento nei compiti scolastici, permette l’incontro con le famiglie e può diventare una valido passo per l’integrazione degli stranieri.

La ristrutturazione della Casa Della Giovane permetterà l’ospitalità di rifugiati, e al tempo stesso l’accoglienza di gruppi classe per la promozione dell’educazione sociale degli studenti italiani.

L’ Evangelizzazione in carcere e la collaborazione con le varie Case per Carcerati (Madre del Perdono, Madre della Riconciliazione..) permette di rompere le catene che limitano le relazioni umane e apre il cuore della persona ad un possibilità di cambiamento.

La forte attività del Movimento per la Vita permette di proteggere i bambini nella fase più delicata della loro vita.

Il Campo Lavoro Missionario è l’esperienza significativa, scelta da numerose persone di buona volontà, anche da coloro che normalmente non frequentano luoghi abituali della parrocchia o delle associazioni. Attraverso tale esperienza si sono formati percorsi educativi per giovani e adulti, volti alla sensibilizzazione delle varie povertà.

Sono attivi progetti di gemellaggio tra parrocchie italiane e in terra di missione, che prevedono sostegno economico e scambio di esperienze giovanili.

Per promuovere varie occasioni di incontro tra i giovani e i poveri nelle situazioni difficili,  i “Campi fuori le mura” permettono la condivisione diretta con le persone che vivono situazioni di forte emarginazione, poveri che vivono sulla strada, negli istituti, nelle carceri, oltre le mura delle città, del benessere.

LINEE D’AZIONE

Dal percorso fatto fino ad oggi in preparazione a questa Assemblea Diocesana, risulta auspicabile la realizzazione della Sinodalità.

Si avverte l’esigenza di un luogo sinodale in cui vedersi periodicamente per una buona formazione, per un ascolto vicendevole, per un confronto e per mettere in rete progetti ed esperienze. Potrebbe essere auspicabile un maggior coinvolgimento di tutti gli Uffici Pastorali alla opzione teologica della povertà.

Creare comunità coinvolgendo tutti, a partire dai poveri e dagli emarginati non è semplice, né naturale. Spesso si cade nelle difficoltà, nelle paure, nei pregiudizi che possono bloccare ogni iniziativa suggerita dallo Spirito Santo. Occorre avere strumenti formativi alla condivisione diretta, alla vicinanza al diverso e allo straniero, a strategie di ricerca di nuove modalità di lavoro, di vicinanza ai poveri, ai giovani soli e lontani..

È utile pensare a strumenti di sostegno per gli operatori che sono a stretto contatto con le situazioni disperate.

Non può esistere la carità senza la promozione della dignità di ogni essere umano. Si riconosce utile un operare con paternità, sorpassando l’assistenzialismo per progettazioni verificabili e interventi permanenti. Scegliere PICCOLI CENTRI di intervento permanente, non rispondendo esclusivamente all’emergenza, ma cercando il bene nelle precise situazioni: per es. nuclei abitativi di sostegno a famiglie povere, con malati o disabili gravi, in collegamento con la legge del “Dopo di Noi”. Proposta di inclusione di famiglie Sinti o Rom in piccoli centri di formazione al lavoro, all’artigianato, alla danza

Sarebbe compito del Consiglio di Pastorale Diocesano dare indicazioni di priorità pastorali per tutte le parrocchie, verso la rimozione delle cause che creano le ingiustizie.

I consigli pastorali parrocchiali e i consigli pastorali di zona potrebbero essere aperti a tutti, pubblicando in anticipo il calendario delle riunioni con il relativo tema trattato, e cercando di coinvolgere persone marginali alla vita della Chiesa.
Fondamentale la collaborazione fra i vari Enti: Comuni. Regioni., Province, Associazioni, Movimenti, Parrocchie… occorre lavorare in sinergia.

L’ Osservatorio Permanente delle Povertà va promosso e sostenuto, usato come punto di partenza nelle parrocchie, in rete con le istituzioni ed associazioni competenti pubbliche e private, per una mappa sempre aggiornata dei bisogni emergenti. Occorre che ogni realtà, a partire dai punti emersi, possa essere aiutata a fare un “esame di coscienza” stabile sulla presenza dei poveri nella comunità e nei suoi eventi

Avviare percorsi di incontro e di avvicinamento attraverso il dialogo con gli stranieri, a partire dalle donne straniere, che al momento hanno dimostrato una maggiore accoglienza e apertura.

Riguardo al confronto con le altre confessioni, occorre partire da una chiara identità della nostra Chiesa Apostolica, punto fondamentale per un proficuo incontro e scambio, evitando promiscuità e fraintendimenti. Occorre adoperarsi per un sano processo di integrazione, superando chiusure, paure.

Favorire in ogni modo la ricerca del lavoro, che riconsegna dignità all’ uomo.

Farsi promotori di percorsi educativi che accompagnino verso un consumismo responsabile, sistema che può rimuovere le cause della indigenza.

Avere la convinzione che occorre uscire dalle mura dei luoghi protetti della parrocchia per accedere alle case, alle famiglie, portando non solo i beni primari (per es. spesa), ma favorendo l’incontro attraverso le benedizioni delle famiglie, la comunione dei malati, la visita agli anziani e alle persone sole, creare comunità con le famiglie in occasione del secondo annuncio (per es. durante la preparazione dei figli ai Sacramenti).
Occorre aggiungere strumenti di promozione della cultura della solidarietà, in modo da contrastare la cultura di informazione soprattutto televisiva che spaventa, che crea tensione nelle persone e crea steccati e barriere nei confronti degli stranieri, dei poveri, dei diversi. Approfondire la collaborazione con l’Università a Rimini per ricerche nel campo della povertà e del lavoro.

Si evidenzia la necessità di promuovere alla Diocesi un Sinodo sull’ Immigrazione, con il desiderio di convertirci e formarci spiritualmente e socialmente su questo tema attuale, non più emergenza ma situazione problematica strutturata.

È utile una forte promozione di liturgie domenicali da vivere con i poveri che interagiscono nella celebrazione, garantendo loro un ruolo attivo e propositivo. “Preghiamo con i poveri e non per i poveri”.
Proporre alle persone in discernimento vocazionale di fare lunghi periodi di vita spesa nella condivisione diretta, come strumento privilegiato di incontro con il Signore.
Occorre riprendere e approfondire la proposta del Papa riguardo gli immobili delle nostre parrocchia: non solo mettere a disposizione, ma creare una rete, che coordina e gestisce.
È necessario arricchire e aggiornare il sito Web della nostra cara Diocesi con tutte le informazioni sulle realtà parrocchiali, associazioni, movimenti, istituzioni.

A livello pastorale è utile un maggior coinvolgimento di diaconi e di famiglie cristiane, affinché i parroci possano dedicarsi maggiormente all’ascolto del povero, del malato, dell’anziano.

Al termine di questa Assemblea portiamo nel  cuore la consapevolezza che l’incontro con il povero è un momento di grazie per ognuno di noi e per ogni nostra realtà diocesana, ricordiamo che questi momenti di grazia sono l’occasione attraverso la quale il Signore interviene nelle nostre vite .

Occorre una rivoluzione interiore, intima che sostenga le nostre esistenze, per poterci ricordare che nella condivisione diretta con il povero non c’è chi salva e chi è salvato, ma ci si salva insieme.

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