Il Ponte

Stop motion, ma la creatività non si arresta

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Uomini e cani. Wes Anderson torna alla stop-motion dopo Fantastic Mr. Fox (2004), con L’isola dei cani. Un’animazione volutamente “artigianale” per un’azzeccata metafora del nostro contemporaneo, dove per molti la risoluzione di problemi “fastidiosi” sta nell’emarginazione ed eliminazione. Proprio ciò che accade nel bel nuovo film del geniale regista di Grand Budapest Hotel: il sindaco della metropoli di Megasaki ama i gatti e odia i cani ed ha confinato questi ultimi in un’isola discarica, per via di una contagiosa influenza. In mezzo alla spazzatura i cani cercano disperatamente di sopravvivere, fino all’arrivo inatteso del giovanissimo Atari, alla ricerca del fido Spots. Nella megalopoli la popolazione si divide in fazioni pro e contro i quattrozampe, con i secondi che incitano allo sterminio di massa.
Wes Anderson è sempre un vulcano di idee, racconta le storie in maniera davvero personale, aldilà della tecnica utilizzata, ed ogni suo film è una cascata di trovate e citazioni, nel segno di un cinema originale ed accattivante, dove riesce a costruire percorsi che, dietro all’apparente bizzarria, parlano sostanzialmente del nostro mondo, qui rappresentato in un sistema controllato da un potere autoritario, convinto di poter controllare il destino degli umani e degli animali a proprio piacimento. Ma per fortuna ci sono gli eroi “imprevisti” e i rivoluzionari, pronti a dare battaglia all’antidemocratico e vessatorio sistema, per ritrovare la compagnia perduta dei quattrozampe.
Il film è tutto un omaggio al Giappone, tra mito e contemporaneità, e stimolante come pochi. Se avete la possibilità di gustarlo in versione originale c’è un cast da sogno: Bryan Cranston, Jeff Goldblum, Bill Murray, Scarlett Johansson, Tilda Swinton e Yoko Ono.

Il Cinecittà di Paolo Pagliarani

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