RIMINI: Natale è stata “la” sorpresa di Dio all’umanità...
Natale è stata “la” sorpresa di Dio all’umanità. Se fosse toccato a noi fissare il protocollo per la sua venuta sulla terra, chi ci sarebbe arrivato a programmare il Natale così come di fatto si è realizzato duemila anni fa? Ma in questa nostra epoca postmoderna superaccellerata, per quanto non siano mai troppe, le feste di Natale già accumulate non sono forse più che sufficienti a non farci più afferrare dal brivido della sorpresa?
Non c’è altro da fare: occorre passare dal Natale della popolarità al Natale della fede. Certo il Natale ha una straordinaria forza evocativa: risveglia tanti sentimenti sopiti sotto la ruvida scorza della quotidianità. Riaccende nostalgie di bontà, di pace. Restituisce il fascino del mistero, il sogno di un mondo nuovo, il bisogno di Dio. Ma è tutto qua il Natale? Ancora una volta è la parola di Dio a provocare il salto: dall’abitudine allo stupore. Dall’emozione all’esperienza. Dalla nostalgia all’attualità.
All’evangelista Giovanni basta mezza riga: “E il Verbo si fece carne”.
Che cosa è venuto a dirci Gesù? Che cosa è venuto a darci? È venuto a dirci come è fatto Dio: è fatto d’amore. È venuto a darci Dio, l’amore di Dio, il Dio-Amore. Non siamo più soli. Il mondo non è più un immenso orfanotrofio: il Figlio di Dio ci riconsegna a un Dio Padre: siamo figli. Questa è la nostra vertiginosa dignità. Ma se siamo figli, siamo fratelli. Non si può venerare il corpo del Bambino a nel presepe, e poi mandarlo nudo, senza pane, senza casa, umiliato nel fratello povero, anziano, disabile, disoccupato… Non si può difendere il crocifisso nelle scuole e nelle istituzioni, e poi crocifiggere il Figlio di Dio nei rom, negli immigrati, nei carcerati.
Dobbiamo passare dal Natale della “devozione” al Natale della “rivoluzione”, avrebbe detto don Oreste. Lui si è lasciato sorprendere dal Dio-Povero. E noi?
mons. Francesco Lambiasi