Il Ponte

Sinodo, segno dei tempi

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Ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”.

È la proposta più innovativa contenuta nel documento finale del Sinodo per l’Amazzonia, che è stato interamente approvato dai padri sinodali con la maggioranza qualificata dei due terzi. “ Molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia”, si legge al n. 111: “ A volte ci vogliono non solo mesi, ma anche diversi anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della Riconciliazione o ungere i malati nella comunità”.

Sul ruolo delle donne nella Chiesa, altro tema molto dibattuto fin dall’inizio dei lavori, la proposta che emerge dall’aula sinodale è doppia: istituire in Amazzonia il ministero di “ donna dirigente di comunità” e consentire alle donne di accedere al ministero del lettorato e dell’accolitato.

Infine “ definire il peccato ecologico come un’azione o un’omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità e l’ambiente”, è la proposta sul versante della conversione integrale raccomandata dalla Laudato si’, insieme a quella di “ creare un osservatorio pastorale socio-ambientale, rafforzando la lotta per la difesa della vita”.

Nel numero 82, si propone inoltre di “ creare ministeri speciali per la cura della ‘casa comune’ e la promozione dell’ecologia integrale a livello parrocchiale e in ogni giurisdizione ecclesiastica”.

“Come modo per riparare il debito ecologico che i paesi hanno con l’Amazzonia”, i padri sinodali propongono “ la creazione di un fondo mondiale per coprire parte dei bilanci della comunità presenti in Amazzonia che promuovono il loro sviluppo integrale e autosostenibile e, quindi, anche per proteggerle dal desiderio predatorio di aziende nazionali e multinazionali di estrarre le loro risorse naturali”.

Al termine del suo discorso pronunciato a conclusione del Sinodo, il Papa ha esortato a leggere il documento finale a 360°, senza restare “prigionieri di un gruppo selettivo” che va a vedere solo cosa si è deciso nei singoli punti e non tiene conto del progetto globale.

Ha ribadito che per comprendere la portata del Sinodo per l’Amazzonia che si è appena concluso bisogna considerare quattro “ diagnosi”: culturale, ecologica, sociale e pastorale. Su questi temi ritorneremo presto con approfondimenti.

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