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La chiave del Sinodo

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la famiglia e papa francesco

E’ la chiave del Sinodo della famiglia 2015

“Il popolo di Dio – ha detto papa Francesco nell’Angelus post sinodale –  è un popolo che non esclude i poveri e gli svantaggiati anzi, li include: ’fra loro sono il cieco e lo zoppo’, dice il Signore. È una famiglia di famiglie, in cui chi fa fatica non si trova emarginato, lasciato indietro, ma riesce a stare al passo con gli altri, perché questo popolo cammina sul passo degli ultimi; come si fa nelle famiglie, e come ci insegna il Signore, che si è fatto povero con i poveri, piccolo con i piccoli, ultimo con gli ultimi. Non lo ha fatto per escludere i ricchi, i grandi e i primi, ma perché questo è l’unico modo per salvare anche loro, per salvare tutti”. Parole che sembrano evocare lo spirito con il quale è stato redatto il documento finale del Sinodo, che ha portato alla ribalta, nella concretezza, i temi delle famiglie ferite, come sta decisamente a cuore al Papa.

Anche nell’omelia di commiato dal Sinodo papa Francesco ha invocato attenzione sulle situazioni concrete dei fedeli. “Gesù – ha detto – mostra di voler ascoltare le nostre necessità. Desidera con ciascuno di noi un colloquio fatto di vita, di situazioni reali, che nulla escluda davanti a Dio”.

Indicando poi il mendicante del Vangelo ha aggiunto, riferendosi agli apostoli: “Se Bartimeo è cieco, essi sono sordi: il suo problema non è il loro problema. Può essere il nostro rischio: di fronte ai continui problemi, meglio andare avanti, senza lasciarci disturbare”.

Una Chiesa dunque che ha scelto di “lasciarsi disturbare” dai problemi e dalle sofferenze di un mondo in difficoltà, che ha scelto l’ascolto come metodo dell’annuncio e come via propone la misericordia e non il giudizio, perché figli di un Dio Padre e non Giudice.
Famiglia e Misericordia sono le due parole chiave del Sinodo, che ha dunque ribadito il valore unico e fondante dell’istituto della famiglia, chiaramente da non confondere con altre forme di convivenza. Ma il primo dovere della Chiesa, ha ribadito papa Francesco, “non è quello di distribuire condanne o anatemi”. Bisogna “proclamare la misericordia di Dio, chiamare alla conversione, condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore”. E rispondendo a chi è preoccupato per la salvaguardia dell’ortodossia il Papa ha detto: “I veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito; non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono”.
C’è una rivoluzione da mettere in atto, per noi cristiani si chiama conversione.

Giovanni Tonelli

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