Il Ponte

Simone Balacchi, il Beato clementino

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La tradizionale Conferenza del Solstizio d’estate, nata nel 2002 per volere dell’allora Presidente della Pro Loco clementina Giuseppe Zangoli, quest’anno slitterà a lunedì 24 giugno (inizio ore 21, ingresso libero) a causa di un evento concomitante. L’iniziativa, da sempre organizzata in collaborazione con la Biblioteca Baldini, fu ideata per celebrare avvenimenti o personaggi santarcangiolesi meritevoli di memoria. Per questa 18ª edizione l’argomento è “Simone Balacchi. Il Beato di Santarcangelo di Romagna” (ricorre quest’anno il settimo centenario della sua morte). Tra i promotori compare anche la Parrocchia di San Michele Arcangelo, che mette a disposizione una location davvero eccezionale: la Chiesa Collegiata.

I relatori saranno don Emanuele Giunchi, Alessandro Giovanardi e Mauro Ioli: don Giunchi, che nel 2002 pubblicò “Brevi cenni biografici del Beato Simone Balacchi”, baserà la sua relazione sulla vita e sulle azioni del Beato, mentre lo storico dell’arte Alessandro Giovanardi si concentrerà sulla descrizione delle opere custodite nella cappella dedicata a Balacchi. Infine, l’architetto Ioli descriverà i lavori di ampliamento e ristrutturazione della chiesa, con particolare riferimento al restauro del locale che accoglie le spoglie dell’illustre concittadino. A fare da cornice agli interventi sarà un repertorio musicale che va dal barocco al contemporaneo (da Bach a Hendel, da Brahms a Morricone): al settecentesco organo Callìdo, infatti, si esibirà il Maestro Gianluca Cantori (che ha curato l’arrangiamento e le trascrizioni del concerto), accompagnato da Gorana Cehic che suonerà un violino di liuteria Capicchioni degli anni ’50. Si prevede un’ampia affluenza di pubblico, anche perché il Beato Simone è tuttora considerato da tanti fedeli un punto di riferimento importante al quale invocare protezione e grazie.

Il Beato Simone
Simone Balacchi nacque a Santarcangelo intorno al 1250 (la data esatta è ancora sconosciuta) da una famiglia di umilissimi origini. Fin dalla più tenera età si dimostrò una persona sensibile e mansueta, attenta ai bisogni e alle necessità degli altri. All’età di 27 anni entrò come Converso (frate laico, ndr) nel Convento riminese di San Cataldo, dei Padri Domenicani. Gli venne affidata la cura dell’orto e si occupò delle pulizie del monastero impegnando così gran parte delle sue giornate. Tutto ciò non gli impedì di uscire spesso per le strade – abbracciato alla sua croce di legno – per compiere opere di predicazione e per insegnare ai fanciulli i primi rudimenti della Dottrina Cristiana. Condusse una vita di privazioni e digiuni e prima dei 60 anni di età divenne cieco, si dice a causa delle tante lacrime versate per la conversione dei peccatori. Durante i suoi ultimi anni, passati a letto, Dio volle onorarlo con alcuni miracoli. Dopo la sua morte, avvenuta il 3 novembre del 1319, i frati dovettero esporre la salma per più giorni, per permettere a tutti i fedeli di avvicinarvisi. In tantissimi, infatti, si raccolsero davanti al convento per onorarlo, amato a tal punto che nell’immaginario collettivo si ritrovava già beatificato. Negli ultimi sette secoli le sue spoglie mortali furono traslate molte volte, arrivando finalmente a Santarcangelo nel 1817. Fu proclamato patrono della città nel 1818 e Beato l’11 marzo di nove anni dopo. Fu il Conte Antonio Baldini, gonfaloniere clementino, a volere nel 1821 la costruzione della Cappella a lui dedicata, sul transetto a sinistra del presbiterio.
Roberta Tamburini

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