Il Ponte

Shazam!, meglio l’ironia della forza

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Alla nascita, nel 1939, si chiamava Captain Marvel ed era edito dalla Fawcett Comics. Poi la DC Comics, adducendo la copiatura del “suo” Superman, riuscì ad acquistare i diritti del personaggio, negli anni ’40 più popolare dell’uomo d’acciaio, salvo cambiargli il nome in Shazam! perché la Marvel intanto aveva lanciato il proprio Captain Marvel.
Oggi Shazam! se lo ricordano i fumettologi più incalliti, magari qualcuno ha memoria di una terrificante serie televisiva degli anni ’70, ma a ritirar fuori il supereroe ci ha pensato la Warner Bros, di concerto con DC Comis, per una versione cinematografica molto pop e molto nerd sulla scia di una recente tendenza della casa concorrente della Marvel a definire coordinate più scanzonate e ironiche, vedi anche Aquaman. Così mentre i supereroi Marvel vanno incontro a situazioni sempre più drammatiche, come si appurerà nel prossimo Avengers, a casa DC la buttano sul ridere, a partire dall’interprete scelto, quel Zachary Levi che i “divoratori televisivi” conoscono per la serie Chuck. Shazam! (il nome è un acronimo formato dalle iniziali degli dei dell’Olimpo) è l’irrequieto quattordicenne Billy Batson, sballottato da una famiglia adottiva all’altra, al quale vengono donati poteri magici con la possibilità di trasformarsi in un potente eroe ogni qualvolta pronuncia la parola “shazam!”. Il nuovo eroe, con fulmine giallo sul petto, costume rosso e mantello bianco, se la deve vedere con un malvagio antagonista (Mark Strong) che ha scatenato nientemeno che i sette peccati capitali sotto forma di mostruose creature. Film per target adolescenziale, tra il divertente e lo sciocchino, funziona meglio quando sfoggia le capacità ironiche e si prende gioco del mondo DC Comics, meno quando cerca la strada del grande spettacolo.

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