Il Ponte

Semplicemente vivere. Anche nelle oasi di incontro

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Kabul, city of Babur, the Moghul emperor who conquered the site without spilling a drop of blood, and loved the place so much he clothed it in gardens of roses. Here he wanted his tomb, a bare stone beneath the sky, washed by the rains.


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Vivere bene e condividere. E magari fermarsi ad ammirare le oasi d’incontro tra le religioni, condotti per mano da una delle più grandi fotoreporter del pianeta. Per chi ama il cinema, poi, c’è la possibilità di fare un tris… Tutto questo a Savignano in questo fine settimana.
Si parte giovedì 1 marzo con il primo appuntamento del 2018 a cura di Associazione Progetto Condivisione. Il tema è Semplicemente vivere. Come da sempre nello spirito dell’Associazione di “condividere” temi di attualità e grande interesse, Don Luigi Verdi della Comunità di Romena condurrà una riflessione su come sfuggire alla frenesia e al caos dei tempi moderni e ritrovarci, sentirci a casa con noi stessi e con gli altri. L’appuntamento è presso il Teatro Moderno di Savignano sul Rubicone, Corso Perticari 5.
La seconda proposta è per martedì 20 marzo, questa volta presso la Sala Allende (Corso Vendemini 18) sempre a Savignano sul Rubicone. Il noto professore e pedagogista Andrea Canevaro parlerà su la Relazione con l’altro nell’era social. L’ingresso ad entrambe le serate, con inizio alle ore 21, è libero.
Riti, volti, misteri senza tempo: Monika Bulaj porta in scena le sue fotografie ai confini del mondo al Cinema Teatro Moderno.

Non è ancora tempo di SI Fest, ma Savignano non smentisce la sua vocazione per la fotografia internazionale e venerdì 2 marzo accoglie una delle più grandi fotoreporter del pianeta: Monika Bulaj. L’appuntamento è in programma alle ore 21, al Cinema Teatro Moderno (ingresso 15 €, 12 € per under 27 e over 65, prenotazioni tel. 389 828.14.48, informazioni: teatromodernosavignano@ater.emr.it). Qui la fotografa e documentarista polacca porterà in scena Dove gli dei si parlano, performing reportage presentato con successo all’ultimo Festivaletteratura di Mantova.
Premiata più volte per i suoi reportage, Monika Bulaj pubblica da anni sulle testate più prestigiose (tra le altre National Geographic, New York Times, Corriere della Sera, la Repubblica, Internazionale). Dall’11 settembre 2001 ha concentrato le sue ricerche sui confini tra le fedi e ha esplorato le ultime oasi d’incontro tra le religioni: zone franche assediate dai fanatismi armati, luoghi dove divinità diverse parlano la stessa lingua. Con la sua macchina fotografica si è spostata dall’Asia Centrale all’America Latina, dal Medio Oriente all’Africa, consegnandoci immagini fuori dall’ordinario in cui l’umanità emerge in tutta la sua inviolabile sacralità.
Dai suoi viaggi sono nati il libro Where Gods Whisper e lo spettacolo Dove gli dei si parlano, inedito esperimento teatrale in cui si mescolano fotografie, racconti, video e musiche. Conducendoci sulle tracce delle “genti di Dio”, lo spettacolo ci porta a scoprire le feste dionisiache del Maghreb, i pellegrinaggi nel fango degli Urali, il cammino dei nomadi dell’Asia, le pratiche vudù di Haiti, riti misteriosi e suggestivi a base di samba, rap mistico, santeria.

Albanian children studying the Koran in the Sinan Pasha
Mosque in Prizren. It is said that the building was constructed using
stones from the ruins of the ancient Monastery of the Holy Archangels.

Anche dietro culti molto distanti appaiono segni, gesti, danze, sguardi comuni: esseri umani alla ricerca ostinata del sacro anche nei luoghi più infelici della Terra. “Ad un certo punto sono state le mie immagini a cercarmi” ha scritto Monika Bulaj. “Ora quello che faccio è una cosa semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele… Forse solo questo può fare il fotografo: raccogliere tessere di un mosaico che non sarà mai completo, metterle nell’ordine che gli sembra giusto, o forse solo possibile, sognando, quell’immagine intera del mondo che magari da qualche parte c’è, o forse c’era e s’è perduta, come la lingua di Adamo”.
Per gli amanti del cinema, arriva una bella notizia. Il Cinema Teatro Moderno aggiunge una proiezione alla programmazione serale della domenica che dal primo fine settimana di marzo apre le porte anche alle 18.30 oltre che alle 21.15.
Cresce l’affetto del pubblico per la sala savignanese che nel mese di febbraio ha visto riempirsi sempre più le poltrone dell’amplia platea del Moderno. Il cinema sta diventando sempre più un punto di riferimento per famiglie ma anche per semplici amanti del grande schermo attratti dalla bella novità di una programmazione fresca, ricca e attenta. I numeri del primo bimestre del 2018 lo confermano: gli ingressi alle 29 proiezioni offerte hanno registrato un +14%. Risultato che si deve anche alla costanza dei volontari dell’Associazione Cinema Teatro Moderno che si spendono con dedizione per coprire tutti gli orari di apertura del cinema.
Ora arriva l’ulteriore proiezione domenicale, che arricchisce l’offerta savignanese: “l’auspicio – dicono gli organizzatori – è quello di offrire un miglior servizio al pubblico andando a intercettare una nuova fascia oraria di utenza. La programmazione del fine settimana in arrivo vede in lizza C’est la vie, sabato 3 marzo (ore 21.15) e domenica 4 marzo (ore 18.30 e 21.15), e Leo Da Vinci, buio in sala domenica 4 marzo (ore 16).

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