Il Ponte

In sella ad un sorriso per inseguire alti traguardi

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La Riviera romagnola l’ha conosciuta grazie alle due ruote, casco in testa e pieghe in pista al Santamonica di Misano Adriatico. Una lezione al Corso di Moda presso il Polo Universitario di Rimini ha proseguito il rapporto. Forse non immaginava che avrebbe messo le radici proprio a Rimini. 50 anni da compiere, Matteo Marzotto (nella foto ©GiovanniGastel) è il nuovo Vice Presidente Esecutivo di IEG (Italian Exibition Group), il gruppo nato dalla integrazione di Fiera di Vicenza con Rimini Fiera: “un progetto unico in Italia e anche in Europa di cui vado orgoglioso. In otto mesi la convergenza di orizzonti del presidente Lorenzo Cagnoni e mia si è concretizzata dando origine ad un soggetto capace di mettere in posta 63 prodotti fieristici (di cui 59 di proprietà). E non è finita”.

Il suo percorso professionale e anche umano è in continuo movimento. Alla ricerca di cosa? Prega in bicicletta, cerca una chiesa cattolica a Panama per partecipare alla messa, collabora con Chiara Amirante. Sta pedalando con fede?
“La fede mi ha cambiato il punto di vista rispetto alla vita, al giudizio che dò rispetto a ciò che incontro e vivo”.

Bici e moto, purché due ruote. È sempre in sella. Anche in condizioni “estreme”. Cos’è per Lei andare in bicicletta?
“Non avevo ancora 9 anni e già ero in sella ad una moto. Fino a 20 ho praticato motocross in varie categorie, indossando anche la «maglia» della nazionale Italiana giovanile. Già allora la bicicletta era una fedele compagna. A 45 anni, dopo altre stagioni a tutto gas con la moto da pista, e a causa di un serio incidente, ho appeso casco, guantoni e stivali al classico chiodo. Sono ripartito sulle due ruote della bicicletta: allenamenti, gare, gran fondo, in Italia e nel mondo.
In bicicletta si pensa, si prega, c’è tempo per riflettere e prendere decisioni, oltre naturalmente a fare una gran fatica. La bici è uno stile di vita. Appena posso, salgo in sella: anche nella breve pausa di una inaugurazione di una fiera”.

Le due ruote sono anche un efficace strumento di comunicazione.
“È facile da comunicare, non è inquinante e risolve tanti problemi di traffico. Per questo da sei anni con la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica organizzo un giro del nostro Paese a tappe. Nel 2017 il BikeTour FFC, probabilmente  attraverserà la penisola dal Tirreno all’Adriatico”.

Di questa Fondazione lei è vice presidente. Dove nasce questo interesse e le innumerevoli iniziative da anni messe in campo?
“Nel 1989 ho perso mia sorella Annalisa, a soli 32 anni. La malattia le fu diagnosticata a 6 anni, indagando sulle sue ricorrenti difficoltà respiratorie. È bene sapere che basta un esame per scoprirla (anch’io l’ho fatto, visto che sono nato da genitori entrambi portatori di questa patologia).
Altrettanto importante è diffondere notizie corrette, quali il fatto che ci si può convivere in modo sereno, come ha sempre fatto Annalisa, e che oggi l’aspettativa di vita, specie grazie alla ricerca, supera i 40 anni.
Nel 1997 nasce la Fondazione, di cui sono co-fondatore, diventando in 20 anni l’organizzazione privata più rilevante nella ricerca su questa malattia fortemente invalidante, accreditata dal Ministero per l’Università e soggetto scientifico autorevole. Ha raccolto 30 milioni di euro di cui oltre 26 già investiti. Può vantare 170 gruppi di sostegno con delegazioni in tutta Italia, 120 progetti, oltre 10.000 attivisti, 550 ricercatori e un centinaio di pubblicazioni.
Si tratta di una malattia subdola. In Italia ne sono affette 10.000 persone, ma il 5% della popolazione è portatore sano, spesso senza saperlo. Selezioniano e finanziamo progetti di ricerca clinica di base e di genetica, ovvero il presente (una cura per i malati) e il futuro”.

Business is business. Ma una fiera come Koinè sugli arredi religiosi…
“Koinè è la moderna «rappresentazione» della fede in diversi settori: dalla ristrutturazione al tesile, al suono. Il saper fare in tutto ciò che può rendere più bello, funzionale e anche più economico da gestire il luogo di culto”.

Parlando di fiere, perché due realtà come Rimini (data sempre sul punto di allearsi con Bologna) e Vicenza si alleano?
“Ci siamo trovati entrambi troppo piccoli per competere su alcuni mercati, e troppo grandi per altre operazioni. Per questo il nostro obiettivo è quello di diventare più grandi per competere sui mercati internazionali e servire l’industria italiana del «ben fatto» sempre più e sempre meglio. Essere riusciti a convogliare a nozze in soli 8 mesi e con le idee così chiaro è già un successo.
IEG è una realtà da 130 milioni di fatturato ma strategicamente apre uno scenario: un’alleanza mai avvenuta finora in Italia e in Europa. Le fiere, specie nel secondo dopoguerra, sono sempre state strumenti di ripartenze e territoriali. Piccolo è certamente bello, ma solo in parte, specie nell’attuale contesto. Oggi è necessaria una massa minima per competere con grandi player tedeschi, inglesi, francesi, in prevalenza pubblici ma anche privati.
Rimini ha sviluppato una grande capacità di mettersi a servizio di grande filiere del miglior made in Italy, Vicenza ha fatto lo stesso (più in piccolo) con oreficeria e gioielleria. Integrare le due realtà non è operazione semplice ma IEG ha le carte in regola per diventare un player a 360 gradi”.

Sia sincero, Marzotto. Rimini o Vicenza: chi ha fatto la prima mossa?
“In realtà la simpatia era reciproca, non c’è stato un problema di primogenitura. Ci stavamo guardando con gli occhi dolci già da qualche tempo. Ad una mia telefonata del 1 febbraio è seguita due giorni dopo una chiamata del presidente Cagnoni che fissava un appuntamento. Sono sceso a Rimini con l’attuale direttore generale di IEG e in pochi minuti era chiaro a tutti che la fusione si sarebbe fatta: avrebbe risolto questioni di scala per entrambi”.

Si parla tanto di quotazione in Borsa. Ma il tempo passa. C’è il rischio che resti solo una dichiarazione di intenti?
“La fusione si è concretizzata il 1 novembre 2016, la quotazione in borsa è il prossimo step. D’altra parte integrare una società con due anime ben radicate nel territorio, dotate di due grandi quartieri fieristici, un ufficio a Milano e un ufficio a Torino, e un centro congressi tra i più belli e grandi d’Europa, è un’operazione complessa.
Per questo stiamo lavorando ad una integrazione effettiva dell’organizzazione del lavoro e della strategia, e alla realizzazione di un business plan triennale della società unica.
Lavoriamo fortemente per rendere quotabile IEG dal primo semestre 2018. Con le dimensioni attuali, dovremmo affacciarci sui mercati principali: vediamo cosa ci proporranno i nostri advisor, la Consob e soprattutto il mercato”.

Il mercato fieristico è decisamente cambiato nel corso degli anni. Anche Rimini sembra puntare più sui prodotti forti, lasciando perdere i tralci che non portano frutto. Sigep, Tecnargilla, Ecomondo, Wellness: puntare su ciò che è forte per diventare leader, rafforzarsi e allargarsi.
“IEG non vende metri quadrtai ma spazi attrezzati e contenuti che rendono la nostra fornitura speciale e utile in quel luogo e in quei giorni precisi. Lavoriamo perché la migliore domanda incontri in fiera la migliore offerta. Siamo dunque una società di contenuti e di servizi evoluti, prima ancora che affitta-spazi in uno dei quartieri fieristici più moderni e rinnovati d’Italia e d’Europa. E siamo pronti ad affrontare la sfida digitale e tecnologica.
L’ultima edizione del Sigep, ad esempio, è stata da record ma siamo convinti che si possa crescere ancora. Questa è la filosofia che anima il gruppo, una società industriale di organizzazione di eventi fieristici”.

E la vostra campagna acquisti non si ferma mai. Lo conferma la gestione della fiera dell’oro e dei gioielli di Arezzo.
“Rimini e Vicenza insieme possono accelerare con più forza, sinergia ed economia di scala quei processi che inseguivano singolarmente.
Dalla fusione sono stati acquisiti due piccoli prodotti ma dal grande potenziale nel mondo del food. E la gestione della gioielleria oreficeria italiana, un settore con saldo superiore ai 7 miliardi di euro”.

Intanto le polemiche sul fronte fieristico continuano a volare. Però Rimini da cenerentola delle fiere in Regione ora fa la voce grossa.
“I romagnoli – ai quali mi sento in parte di di appartenere per vicende familiari – sono polemici di razza. A queste polemiche rispondo con un sorriso, a volte un po’ forzato. Ma sono abituato perché i vicentini sono ancora più polemici!
La vis polemica è «arte» molto italiana, un’eccellenza della conversazione di piccolo cabotaggio, aiuta a tenere la mente attiva, ma c’è c’è un mondo grande che necessita un pensiero veloce e più complesso”.

Questa domanda impone una risposta in volata. L’aspetto che preferisce di Rimini e quello che meno gradisce?
“Amo questo territorio, la cultura e la sua gente. L’ambiente, il suo sapore romagnolo, l’enogastronomia. Ne ammiro l’infinita capacità di accogliere: di essere una multinazionale dell’accoglienza tascabile.
Sono molto meno contento del tempo che sono costretto ad impiegare dall’uscita di Rimini Fiera al casello autostradale Rimini Nord. Una città così importante e con gli sforzi merita una viabilità migliore. Credo che la Fiera disponendo già di una fermata dell’alta velocità, sia degna anche di un casello autostradale ad hoc”.

A cura di Paolo Guiducci

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