Il Ponte

San Nicolò, non è questione di travertino

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La caduta davanti all’ingresso principale di un pezzetto di banchina di travertino ha consigliato la chiusura della chiesa di San Nicolò, a Rimini. A pochi metri dalla stazione e dal porto, e con il mare di fronte, San Nicolò è la chiesa che contiene un pezzo dell’omero di San Nicola, reliquia preziosa (anche per un discorso di carattere ecumenico) e venerata specie dai fratelli ortodossi, meta di molti e frequenti pellegrinaggi.
Dal momento del cedimento (e sono trascorsi alcuni mesi), la Chiesa è rimasta chiusa e opportunamente transennata.
La canonica di San Nicolò, il cortile esterno, le aule, il campo da basket da qualche tempo sono stati “appaltati” dalla Diocesi di Rimini in comodato d’uso gratuito alla Comunità di Montetauro: qui vi svolge un prezioso servizio pastorale con e per la comunità cinese e non solo.

La chiesa di San Nicolò è ancora chiusa, l’accesso impedito ai fedeli e al pubblico. Oltre al travertino caduto c’è un altro problema che ha consigliato la chiusura in maniera precauzionale e in vista di accertamenti più approfonditi. Si tratta di due grosse infiltrazioni d’acqua che si possono notare in chiesa a fianco dell’altare, e che provengono dal tetto. “Sono in corso da parte dei tecnici gli accertamenti e le valutazioni degli opportuni interventi del caso” fanno sapere i tecnici della Curia di Rimini.
Infatti, se il pezzetto di travertino è un problema di facile (si fa per dire) soluzione, non si può dire altrettanto per le due chiazze d’acqua.
Come pensa di muoversi la Diocesi di Rimini? Quali soluzioni prevede di adottare? I passaggi sono diversi e di diversa natura: architettonica, economica, storico-culturale e pastorale. Infatti, oltre a recepire la valutazione dei tecnici sulle infiltrazioni d’acqua, l’economo diocesano ha “già preso contatti con l’impresa che ha fatto il primo intervento di messa in sicurezza per un sopralluogo nel sottotetto”. Secondo don Danilo Manduchi, occorre valutare quali lavori occorrerebbe fare nel tetto e nel controsoffitto di cartongesso ed eventualmente alle travi. E capire quali problematiche possono essere insorte nella struttura a causa delle infiltrazioni.

È da valutare anche se il costo del ripristino sia sostenibile e ragionevole. Le ipotesi non mancano. Ad esempio, ci si domanda se non sia preferibile demolire l’ormai fatiscente edificio postbellico della chiesa per ricostruire la chiesetta del ’700, creando un luogo più adatto alle esigenze della preghiera oggi (San Nicolò non è più parrocchia già da diversi anni) e anche riaprendo al pubblico gli affreschi del Trecento riminese. Una valorizzazione degli aspetti più storici di San Nicolò, insomma. La strada però non è affatto semplice. Posto che la Sovrintendenza ai Beni culturali autorizzi la demolizione, resterebbero da risolvere alcune problematiche sia di carettere architettonico che di carattere culturale. La chiesa attuale per la sua posizione strategica è segno e simbolo non indifferente.

La realizzazione della eventuale nuova chiesetta è interessante dal punto di vista della valorizzazione degli affreschi della rimanente cappella della chiesa distrutta dai bombardamenti, non di meno sarebbe molto bello e importante riuscire a ricostruirla.
Non è finita. In ogni caso, occorre chiedere e ottenere tutti i necessari permessi urbanistici comunali e della Sovrintendenza Archeologica. Per portare a casa questa nuova, interessante soluzione sarebbe necessario accedere ad eventuali finanziamenti, una volta che tale operazione venisse approvata da tutti gli organismi religiosi e civili competenti.

La Diocesi di Rimini studia, si interroga, fa verifiche sui vari aspetti e nel frattempo non resta con le mani in mano per il presente (e il futuro) della Chiesa di San Nicolò. L’Economo Diocesano: “Stiamo già operando per ottenere i permessi legali necessari ad iniziare i lavori minimi per realizzare in una stanza adatta, già esistente, una cappella temporanea per la preghiera e per la custodia delle reliquie di San Nicola”.
La chiesa è chiusa ma il suo futuro è più aperto che mai. (p.g.)

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