Il Ponte

San Gaudenzo, 10 anni di concerti

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CARAMAZZA-DIRETTOREQuest’anno ricorre il decimo anniversario dell’arrivo a Rimini del vescovo Francesco Lambiasi ed è anche il decennale del concerto in occasione della solennità della festa del patrono di Rimini San Gaudenzo. Concerto organizzato dalla Cappella Musicale Malatestiana con i musicisti dell’orchestra sinfonica dell’istituto Lettimi, tutti diretti dal maestro Filippo Maria Caramazza. Saranno sul palco – domenica 15 ottobre, Basilica Cattedrale, ore 21, ingresso libero – circa cento tra musicisti e coristi che affiancheranno i solisti, il soprano Isabella Orazietti, il contralto Sara Rocchi, il tenore Marco Mustaro e il basso Lee Shuxin. Il programma attinge al pozzo di genialità che è Mozart: verranno eseguite infatti la Sinfonia in do maggiore KV 425, conosciuta come la Sinfonia di Linzdal nome della città austriaca e la Messa dell’Incoronazione dell’immagine di Maria nella chiesa di Maria Plain, sulle colline sopra Salisburgo. Una messa che, al pari del Requiem, esprime la grande fede e umanità dell’autore che, nel Kyrie, coinvolge il coro con un grido ripetuto tre volte. Quasi ad assecondare la  richiesta di perdono dell’uomo a Dio.
Nel Gloria, come sottolinea il direttore Filippo Caramazza, “c’è un cambio di scena e l’atmosfera muta radicalmente, l’attenzione si sposta dallo sguardo rivolto verso l’uomo ferito, alla grandezza divina: il grido diventa invocazione e coro festoso che esprime la potenza divina e che sfocia nella pax hominibus bonae voluntatis. Per l’uomo singolo e per l’umanità intera è drammatico e spaventoso trovarsi nudo e impotente davanti al giudizio divino, per questo la richiesta di misericordia viene rivolta a «Colui che toglie i peccati del mondo»”. L’impossibile diventa possibile. La certezza del perdono – prosegue il maestro Caramazza – “cambia anche la partitura musicale e le voci corali non tacciono e s’introducono nel gesto che inizialmente era solo strumentale e intonano il «Tu solus, solus sanctus» affermando che la Misericordia ha un nome: Gesù Cristo”.

Serafino Drudi

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