Il Ponte

Romagna mia, tra gioie e dolori

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Fattore R, la Cernobbio della Romagna. Prima edizione dell’evento alla Fiera di Cesena. Sotto i riflettori i punti forti e le debolezze del sistema romagnolo: una competitività nettamente superiore alla media nazionale in termini di tassi di occupazione, redditi e consumi pro capite. Ma una bassa propensione all’export e una scarsa formazione tecnico-scientifica tra gli studenti

C’è già chi l’ha ribattezzata la “Cernobbio della Romagna” per darle forse un’aria di esclusività. L’obiettivo denunciato è quello di fare rete per crescere come sistema. In occasione del forum “Fattore R” organizzato a fine settembre a Cesena sono stati presentati i dati dell’osservatorio Ernst & Young relativi all’economia locale. Cosa dicono? Che la competitività della Romagna risulta nettamente superiore alla media nazionale in termini di tassi di occupazione, redditi e consumi pro capite. A rimanere bassa è la propensione all’export, al di sotto sia della media regionale che di quella nazionale. “La Romagna rappresenta un territorio con molto potenziale – precisa l’ad di EY Italia Donato Iacovone – ma per poter continuare a crescere e svilupparsi è fondamentale che si apra ai mercati esteri. La Romagna deve diventare un territorio con una visione più globale”. Gli altri punti deboli messi in risalto dalla ricerca sono i bassi livelli di formazione tecnico-scientifica degli studenti, una bassa penetrazione del lavoro professionale tra gli occupati e poche piccole e medie imprese innovative rispetto al resto del Paese. Buona invece la diffusione dell’imprenditorialità.
In particolar modo la provincia di Rimini dimostra di essere una best-practice a livello nazionale per il numero di start- up innovative ogni 1000 imprese. Dal rapporto, la Romagna deve lavorare di più su infrastrutture e trasporti. Su questo fronte, i punti di maggiore debolezza risultano essere la bassa copertura di autostrade e la scarsa densità di linee urbane per il trasporto pubblico. Gli imprenditori lamentano poi difetti nel sistema di formazione. Mancano ingegneri e data-scientist, oltre a un solido anello di congiunzione tra università e mondo del lavoro.
“La Romagna è già una grande realtà europea e i dati recenti dimostrano che esportiamo quanto la Baviera. Per cui il nostro terreno di gioco è europeo e mondiale. Qui l’impresa è andata più veloce della politica e delle istituzioni”. A sostenerlo è l’onorevole cesenate Sandro Gozi, Sottosegretario di Gentiloni con delega agli Affari Europei.

Gozi, cosa può rappresentare questo forum per il territorio?
“Può colmare il divario tra imprese ed istituzioni, fare una proposta alle impre- se, perché ci attendono molte sfide che richiedono un gioco di squadra”.
Da Bruxelles come viene vista la Romagna?
“Grazie ad export, crescita e lotta alla disoccupazione siamo visti come una regione solida e competitiva che rispetta gli standard europei. C’è voglia di Emilia-Romagna, più in generale, in Europa, in particolare lungo l’Adriatico, nell’area dei Balcani. Lì possiamo diventare leader di un grande progetto regionale europeo. Spero che Fattore R serva da guida per le iniziative di sviluppo economico, di turismo sostenibile, di infrastrutture marittima, di economia del mare nel sud-est europeo”.
C’è chi invoca la secessione della Romagna. Uno stimolo per fare meglio o una minaccia?
“Personalmente ridurrei il numero delle regioni, figuriamoci se sono d’accordo con chi vuole mettere i muri sulla via Emilia. Dovremmo continuare a percorrere liberamente questa via, e magari di più anche la Romeo che storicamente univa Roma con il cuore dell’Europa. A questo dobbiamo puntare come romagnoli”.
Le mire secessioniste sono tacciate di essere antistoriche anche dal sindaco di Cesena Paolo Lucchi, secondo il quale le imprese non chiedono questo alle istituzioni, ma di essere più rapide per consentire loro di crescere.
Sindaco, come possono le amministrazioni locali aumentare la competitività del tessuto produttivo romagnolo?

“Occorre fornire informazioni alle imprese, dando la garanzia che ciò che decidono le istituzioni in termini di modello di sviluppo del territorio, in particolare di infrastrutture, sia in sintonia con ciò che serve alle imprese. Le nostre aziende hanno investito molto in innovazione, ma hanno bisogno del nostro supporto”.

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