Il Ponte

“Riportiamo Rimini nel gotha del baseball”

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Il primo posto in serie B, i “suoi” baby in giro per il Mondo con la maglia della Nazionale e quell’eredità così pesante. Per Gilberto Zucconi, manager dell’Erbavita Junior Rimini, è un momento davvero felice.

Allora Gibo, da dove vogliamo partire?
“Faccia lei”.
Perfetto. Direi di iniziare con la prima squadra: dove volete arrivare?
“Quest’anno l’obiettivo è vincere il campionato. Del resto, per tutti noi, quella in corso è una stagione che ha un significato del tutto particolare. Fino a un paio di mesi fa nessuno poteva pensare che la storia gloriosa del Rimini Baseball terminasse così”.
Mi viene da dire: da Piratini a Pirati, una bella eredità!
“Per quasi 40 anni io e la mia famiglia, dal punto di vista sportivo, abbiamo collaborato con Rino Zangheri cercando, attraverso il settore giovanile, di trovare e lanciare nuovi talenti. Sapevamo tutti, purtroppo, che Rino non sarebbe stato eterno e quindi abbiamo lavorato per farci trovare pronti nel caso avesse deciso di mollare. Nessuno, però, si aspettava che la situazione potesse precipitare così e in quei modi. Ai ragazzi, a inizio stagione, abbiamo detto semplicemente che toccava a loro tenere alta la bandiera del Rimini Baseball. Questo è un campionato che per tutti noi, come dicevo prima, assume un significato del tutto particolare, un campionato non solo di crescita, ma di vittorie. E i ragazzi lo stanno realizzando sotto tutti i punti di vista”.
C’è dunque un progetto per riportare Rimini sul palcoscenico della massima serie?
“Il progetto si fonda su questi ragazzi con i quali sto lavorando ormai da diversi anni. Anzi, dirò di più. Se dovessimo raggiungere l’A2, poi salire di serie è un attimo. I giocatori li abbiamo, così come abbiamo una società seria alle spalle e uno staff tecnico come pochi in Italia: Evangelisti, Del Bianco, Tognacci, mio fratello, hanno calcato per anni la massima serie e sono capaci di trasmettere le loro esperienze ai massimi livelli. Il discorso quindi diventa prettamente economico, bisogna gestire il tutto con testa e rigore. Non come è successo al Rimini del dopo Zangheri che, invece di fare un passo indietro, dicendo ai tifosi la verità, ha voluto costruire una squadra da 600mila euro senza soldi in cassa”.
Ha parlato di giocatori e di denaro: forse è il caso di puntare sugli italiani che hanno costi minori?
“La società in questi anni ha fatto un grandissimo lavoro, formando un team di allenatori di assoluta eccellenza per il territorio, intervenendo in maniera capillare nelle scuole, creando quindi le premesse per un settore giovanile che davvero funziona alla grande, con tanti talenti pronti a sbocciare e i tanti Piratini in giro con le Nazionali ne sono una dimostrazione. Abbiamo investito tanto e la ricaduta, speriamo, sarà anche quella, una volta riconquistata la massima serie, di allargare la platea di pubblico, di riempire lo stadio come una volta, quando andarci era una festa, con concerti, ingressi gratis per i bambini e tanto altro”.
Venendo a lei, ha mai avuto proposte per allenare in A1?
“Certo, diverse proposte, ma non le ho mai accettate, anche se allenare nella massima serie, paradossalmente, può risultare più facile. Ho sempre preferito continuare a insegnare il baseball come mio padre che per me resta il vero modello di riferimento: nella prima squadra devi lavorare con personalità molto forti, è un lavoro molto psicologico oltre che tecnico, mentre nel settore giovanile devi far crescere una persona e un atleta, e questa l’ho sentita sempre come la mia vocazione. Colabello e Chiarini, per esempio, sono stati ragazzi che ho allenato, e vedere il primo giocare negli States in Major League e il secondo risultare un vero campione, anche in Nazionale, e ora allenare San Marino, per me è stata una soddisfazione tra le più grandi”.
Ci sono momenti in cui ha pensato di dire basta?
“Di baseball non si vive, e quando arrivi sul campo dopo ore di lavoro, magari trascurando la famiglia, o mentre stai attraversando un campionato difficile, con problemi fuori e dentro lo spogliatoio, a volte questi momenti arrivano. Ma la passione, la voglia di gioire con i ragazzi, ti fanno superare tutte le difficoltà. Un grosso aiuto poi ti viene sia dalla società sia, come dicevo, da uno staff tecnico di primissima qualità”.
Riccardo Leoni

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