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RiminiFiera, il “gelato” non era sospetto

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La notizia circola da alcune ore. In Rete con una certa insistenza. Pubblicata su Tpi.it, L’informazione senza giri di parole, in un lungo post firmato da Selvaggia Lucarelli, ad esempio, ha già fatto il giro d’Italia (ma la “vicinanza sospetta” è citata senza mezzi termini anche da Open, Tgcom24 e RiminiToday, tanto per fare un giro della Penisola). Alla fiera del gelato di Rimini del gennaio scorso, nello stesso padiglione (il B3), erano presenti stand dei cinesi di Wuhan e Crema/Codogno. Il Punto Italia di Nanni Franco e Pomati Group srl, per la precisione. E nel padiglione a fianco “e molto vicino allo stand di Wuhan, c’è La torrefazione Sammarinese” scrive la Lucarelli.  Coincidenze? La Lucarelli stessa intervista Giovanna Pomati, titolare dell’azienda Pomati di Codogno, che riferisce come nessuno dell’azienda si sia ammalato, ma questa assicurazione non è sufficiente per la giornalista e blogger. Che infatti chiosa così il suo articolo, lasciando aperte porte e ipotesi. “Impossibile stabilire se questo sia il luogo in cui tutto è iniziato a Codogno ma è innegabile che per un’eventuale indagine epidemiologica i tempi tornano e potrebbe essere una posta interessante”.
La risposta di Italian Exhibition Group (IEG) non si è fatta attendere. “Una vicinanza fisica fra due spazi espositivi predisposti da aziende con ragione sociale in Cina e nel nord Italia all’ultima edizione di SIGEP di Rimini corrisponde al vero. – dice la nota di IEG – Così come corrisponde al vero che a gennaio la stessa vicinanza fisica si è registrata in decine di altre fiere, in aeroporti, treni e innumerevoli posti di aggregazione”.
IEG però fa di conto. E i conti non tornano. Oppure tornano perfettamente, a seconda di come si voglia intendere. “Il SIGEP è terminato il 22 gennaio. Il paziente zero si è registrato a Codogno quattro settimane dopo. Un po’ lunga come incubazione”.
Tutto chiarito, questione finita? IEG prima fa un appello: “Invitiamo tutti a un atteggiamento responsabile su temi di tale gravità”. Poi avverte: “Italian Exhibition Group vigilerà con attenzione perché eventuali ulteriori notizie o supposizioni non ledano gli interessi di un mercato che rappresenta uno dei più floridi ‘made in Italy’. E non ledano quelli della Società stessa, quotata alla borsa italiana. La diffusione di informazioni prive di fondamento saranno perseguite legalmente”.
La chiosa è laconica: “Sull’argomento IEG non ha altro da aggiungere”.

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