Il Ponte

Rimini plastic free

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Rimini punta a diventare non solo la prima spiaggia plastic free d’Italia, ma addirittura la prima città. Palazzo Garampi ha già messo in campo un pacchetto di iniziative trasversali che hanno anche l’obiettivo di educare e sensibilizzare al tema. A partire dalla scuola, dove le mense utilizzeranno piatti in coccio anziché due piatti in plastica per bambino a pasto, per un totale di 6.400 piatti di plastica monouso al giorno risparmiati. Non solo, nella prossima ordinanza balneare sarà introdotto il divieto di utilizzare cannucce e bicchieri di plastica monouso.

Nei parchi e nelle piazze saranno installate quattro nuove fontane per l’acqua pubblica in modo da facilitare l’uso delle borracce riutilizzabili (al parco Tartarughino a Viserba, in piazza Calboli a Viserbella, in via Oliveti a Miramare e a fine anno in via Coriano in zona Villaggio San Martino). Ma l’Amministrazione sta lavorando anche al posizionamento di altre due sorgenti all’Arco d’Augusto e al Ponte di Tiberio. Da febbraio è stato vietato l’uso di coriandoli di plastica o plastificati su suolo pubblico e sulle spiagge. Infine la marineria, che dedica quattro imbarcazioni per l’attività di fishing for litter (pesca di rifiuti), ha bandito dal dicembre 2017 l’uso delle cassette di polistirolo per il pescato locale.

“C’è una maggiore conoscenza e consapevolezza rispetto ai temi della sostenibilità – sottolinea l’assessore all’Ambiente Anna Montini – anche se dobbiamo, tutti, rimboccarci le maniche, partendo dalla cosa più semplice: quando ci è possibile, riduciamo l’uso degli oggetti in plastica monouso e di plastica in genere. Ma non fermiamoci: puliamo le sponde dei fiumi (da cui deriva la gran parte dei rifiuti che si trova in mare), raccogliamo i rifiuti in spiaggia, sui bordi delle strade”.

A tal proposito l’assessore ringrazia “tutte le associazioni e i gruppi di volontari che già lo stanno facendo, dando l’esempio concreto, senza clamori. Dal punto di vista politico, attendiamo il prima possibile le nuove norme che potrebbero aiutare a ridurre il problema dei rifiuti in mare. A partire dalla revisione della Direttiva porti dell’UE e dal Decreto Salva Mare del ministero dell’Ambiente che dovrebbero facilitare e semplificare il conferimento gratuito dei rifiuti accidentalmente pescati dalle imbarcazioni e il conferimento e relative modalità tariffarie per i rifiuti delle attività della pesca e dell’acquacoltura. Ognuno faccia la propria parte”.

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