Il Ponte

Rimini, non Brexit

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L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (UE), anche se ancora è prestoperquantificareperché molto dipenderà dal come, a sua volta collegato alla trattative che si avvieranno, è molto probabile che qualche riflesso lo abbia anche per l’economia della provincia di Rimini.

In primo luogo, sul turismo e sul commercio di importazione ed esportazione.

Cominciamo dal turismo: nel 2015, dal Regno Unito sono arrivati 18 mila turisti, per un totale di 76 mila pernottamenti (poco più di 4 notti a testa). In rapporto al movimento turistico di origine estera (formato da 670 mila arrivi e 3,5 milioni di presenze), i turisti inglesi hanno rappresentato, sempre nel 2015, il 2,6 per cento degli arrivi e il 2,1 per cento dei pernottamenti in provincia. Per avere un termine di paragone: i pernottamenti dei turisti tedeschi, al primo posto tra gli stranieri, sono stati 775 mila, degli svizzeri 420 mila e dei russi 414 mila.

Insomma, l’apporto inglese è poca cosa.

Purtroppo, verrebbe da aggiungere: perché solo nel 2007 gli arrivi dal Regno Unito erano 28 mila e i pernottamenti 164 mila.

Comunque sempre piccoli numeri rispetto al 23 per cento della componente inglese sugli arrivi esteri, 2015, della Spagna.

Con la svalutazione della sterlina (vuol dire che al cambio, con la stessa sterlina otterranno meno euro), come conseguenza dell’uscita dall’UE, viaggiare all’estero agli inglesi costerà di più, e questo potrebbe costituire un freno. Al contrario, per gli italiani che volessero andare a Londra, sarà più economico.

Export-import: nel 2014 (ultimo anno disponibile) la provincia di Rimini ha esportato nel Regno Unito merci, prevalentemente macchine, impianti e prodotti tessili, per un valore di 89 milioni di euro, e realizzato importazione, soprattutto di prodotti tessili, abbigliamento, computer e prodotti elettronici, per un valore di 24 milioni di euro, totalizzando quindi un saldo (differenza tra export e import) positivo di circa 65 milioni di euro.

Sul totale del commercio estero, le vendite nel Regno Unito rappresentano, per la provincia di Rimini, il 4,6 per cento dell’export e il 3,2 per cento dell’import. Una frazione certamente importante, ma comunque limitata.

In questo caso ad essere penalizzati saranno gli esportatori che vedranno il prezzo finale dei loro beni e servizi venduti in sterline aumentare (valendo meno la sterlina ce ne vorranno di più per comprare gli stessi euro), in compenso le merci inglesi dovrebbero costare meno nel mercato italiano, ammesso che la rete commerciale non tratterrà la differenza.

di Primo Silvestri

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