Il Ponte

Rimini, il futuro è sempre di più un’incognita

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Quattro giorni. Da mercoledì a sabato. Che gli sono serviti per attaccare i giornalisti “le vostre notizie sono sempre indietro… Abbiate, ogni tanto, voglia di fare qualche approfondimento”; tirare le orecchie ai tifosi “attaccare la squadra, i giocatori, farmi prendere multe su multe e costringere 200 celerini a essere presenti allo stadio è una cosa che non tollero”; lanciare una bomba atomica “se qualcuno non viene a darmi una mano potrei anche non iscrivere la squadra al prossimo campionato” e presentare il nuovo Direttore Sportivo “Sandro Cangini”. Insomma, con Giorgio Grassi non si sta mai tranquilli. Le ultime due conferenze stampa sono state, da questo punto di vista, l’esempio lampante. Perché nella prima, convocata per mercoledì, il pensiero del presidente del Rimini, non è stato poi così sbagliato, anzi. “Il calcio è un gioco e io non capisco perché intorno a questo sport ci siano tutte queste problematiche, soprattutto di ordine educativo. – è il pensiero del numero uno biancorosso in estrema sintesi – Bisognerebbe venire allo stadio per sostenere i propri giocatori, invece, quest’anno, anche per colpe nostre, è stato subito un puntare il dito contro quello e contro quell’altro. A Verona, prima del riscaldamento i ragazzi sono stati offesi, sbeffeggiati. Ma sarà possibile? Vogliamo parlare dei 200 celerini al Neri? Ma scherziamo? Per una partita di calcio! Non si può andare avanti così, occorre che le cose cambino”. Poi, qualche giorno di riflessione e il sabato, alla presentazione del nuovo DS, la partenza è subito da choc: “Allo stato attuale la situazione è difficile: ci sono molte società che non riusciranno a iscriversi. C’è una distribuzione iniqua della mutualità: alla serie C arriva appena il 2%. Penso sia molto difficile andare avanti. Soprattutto a Rimini dove si parla tanto, ma si fa poco. Anzi, ve lo dico apertamente, in questi giorni ho avuto un confronto molto serio con la mia famiglia che mi ha fatto capire che in quest’avventura non ci sto rimettendo solo soldi, ma anche salute, logorio fisico. Quindi, noi siamo pronti a iscriverci, ma non so se alla fine lo faremo. Senza un aiuto non si va lontani, anzi, non si va da nessuna parte. Io, il mio, l’ho già fatto: in tre stagioni ho centrato due promozioni e una salvezza”. Poi, Grassi, lancia un’idea. “Sto pensando a un consiglio di imprenditori che abbiano la possibilità di investire 15-20-25mila euro, costituendo una sorta di organo di governo. Queste persone potranno anche eleggere il presidente, che non è detto sia io, e una volta strutturata la società, che avrà figure operative, questo consiglio di fatto determinerà l’operatività quotidiana”. Il problema è trovarli questi imprenditori. Se il futuro della società è in dubbio, anche quello tecnico non gode di buona salute. Nel senso che la nomina di Sandro Cangini a Direttore Sportivo allontana sempre di più Mario Petrone dalla panchina biancorossa. Del resto le parole del nuovo DS non lasciano molti dubbi: “Petrone ha salvato il Rimini e vorrebbe avere un riconoscimento (l’allungamento del contratto al 30 giugno 2021, ndr) ma in questo momento non abbiamo certezze di nessun tipo, è lui che deve fare un passo verso di noi”. In realtà, Petrone, chiederà di mettersi d’accordo per uno scioglimento anticipato del contratto: lui rinuncia a una parte di soldi lasciando così libero il Rimini di un altro peso. Via Petrone, potrebbe arrivare Mauro Antonioli.

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