Il Ponte

Rimini e la pesca. Remi in barca?

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Negli ultimi anni abbiamo scritto che uno dei principali nemici della pesca nell’Adriatico è stata l’Unione Europea che con le sue regole “calate dall’alto” (questo hanno lamentato i pescatori locali) , è stata incapace di dare risposte reali a problemi reali, anzi ha messo i bastoni tra le ruote ad un settore produttivo già in affanno, dimostrando di non conoscere il mondo sul quale andava legiferando.
Nel 2008, l’inizio della crisi economica e il relativo aumento stellare del costo del carburante, e poi i periodi sempre più lunghi di fermo biologico e ancora la diminuzione della dimensione delle maglie delle reti e, l’ultima in ordine di tempo (2015), la cosiddetta guerra delle vongole con l’UE che ha introdotto la normativa che ha fissato a 25 millimetri la taglia per poter trattenere i molluschi. Sotto questa soglia, dice la legge, “gli esemplari vanno necessariamente ributtati in acqua”. Peccato che la maggior parte delle vongole del nostro mare muoia prima di raggiungere quelle dimensioni.
Adesso l’allarme arriva dal pesce azzurro ma soprattutto stiamo assistendo ad un piccolo svuotamento del porto di Rimini con le imbarcazioni che preferiscono dismettere le licenze di pesca e demolire le loro barche piuttosto che portare avanti il lavoro di una vita.
Cosa sta succedendo? Perché solo nel 2017 quattro storiche imbarcazioni, tre di grosse dimensioni e una di medie dimensioni ha deciso di tirare i remi in barca?
Giancarlo Cevoli, presidente della Cooperativa Lavoratori del Mare legge a suo mondo quello che sta succedendo al porto di Rimini.

Cevoli, lei è memoria storica del porto riminese, oltre ad essere attento analista di quello che accade nel mondo della pesca. Solo nel 2017 quattro grandi e storiche imbarcazioni della marineria riminese hanno optato per la demolizione e la cessione della licenza di pesca. E ci risulta, che anche per il 2018 ci sono delle pratiche in corso. Cosa può dirci in merito?
“Stiamo raccogliendo quello che l’Unione Europea ha seminato negli ultimi anni. La politica comunitaria spinge verso una minore pressione di pesca sui nostri mari, vuole diminuire lo sforzo di pesca e queste demolizioni sono frutto di questa politica”.

Può spiegarci meglio?
“L’Unione Europea ha stanziato dei nuovi fondi per favorire le demolizioni e le imbarcazioni alle quali lei si riferisce hanno approfittato di questi nuovi finanziamenti”.

Perché si preferisce demolire piuttosto che portare avanti il lavoro di una vita.
“Perché non esiste un ricambio generazionale. Stiamo parlando di persone che hanno fatto questo mestiere da una vita e non hanno nessun parente diretto, figlio o fratello, che vogliano raccogliere il testimone. A questo punto fanno bene a prendere quello che gli viene dato”.

E siamo ad una questione della quale abbiamo spesso discusso. In questo settore, a Rimini, non c’è ricambio generazionale…
“Purtroppo no. Il mare non è più redditizio come una volta. Ancora si sopravvive ma è un lavoro duro che i giovani fanno fatica a fare. Ma questa è una situazione riminese. A Chioggia, per esempio, questi problemi non ci sono perché è una città che non ha altri sbocchi economici (com’è il turismo per Rimini) e punta sulla sola economia di cui dispone. Il 90% dei chioggiotti vive di pesca”.

Secondo lei il mancato ricambio generazionale della flotta riminese può dipendere dal fatto che la maggior parte dei pescatori sono lampedusani ed aspirano ad una pensione a casa loro?
“No. Secondo me quello non influisce tantissimo, io vedo che in pochissimi tornano a Lampedusa perché comunque hanno fatto una vita qui, hanno qui i figli e tutto il resto”.

Qualsiasi siano le motivazioni, stiamo parlando di licenze di pesca perse…
“Sì, da qualsiasi punto si guardi rappresenta una perdita: una perdita per la cooperativa dei lavoratori che rappresento, una perdita per il mercato ittico, per l’economia della città, per i ristoranti locali. Ma lei lo sa che al mercato di Rimini non abbiamo più il nostro pesce azzurro?”.

Infatti, volevo toccare quest’altro tema caldo: il pesce azzurro. Le barche delle quali abbiamo parlato pescavano il pesce azzurro e, in generale, le cose non vanno molto bene per questa tipologia di pescato…
“Attualmente non si pesca più il pesce azzurro. Quello che abbiamo al mercato arriva da Cesenatico e Cattolica ma a Rimini è una tipologia di pesca quasi morta”.

Quali sono i principali problemi della pesca, attualmente…
“Vivere di pesca è sempre più difficile, ma si vive. Sarebbe opportuno che lo stato italiano ci credesse un po’ di più ed evitasse situazioni spiacevoli. Ma lei lo sa che noi dobbiamo riscuotere ancora una parte dei rimborsi 2015, 2016 e 2017 che ci spettano come indennizzo per il periodo di stop del fermo biologico? Lo stato non ci ha ancora rimborsato eppure noi continuiamo a pagare le tasse, anno dopo anno… senza arretrati. Questo le pare l’atteggiamento di chi vuole mantenere in vita la pesca tradizionale? A me no”.

Angela De Rubeis

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