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Cosa c’entra il lavoro con la Chiesa? Prendete un Mosaico…

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Che cosa c’entra la chiesa con il mondo del lavoro? Provate a immaginare una decina di imprese sociali impegnate quotidianamente, senza alcuno scopo di lucro, nel sostegno alle persone in difficoltà. Quindi provate a pensare a cosa si potrebbe ottenere incastrando tutte queste realtà l’una con l’altra, come le tessere – piccole quanto preziose – di un mosaico. Il risultato non è frutto di sola immaginazione, ma una realtà concreta: un consorzio che opera nel Riminese dal 25 novembre 2007, per la precisione, e che proprio pochi giorni fa, il 13 novembre alla Comunità di Montetauro di Coriano, ha spento le sue prime dieci candeline rinnovando lo stesso entusiasmo e gli stessi obiettivi per i quali è nato e si è via via sviluppato, affermandosi come una rete solidale di buone prassi.

Lavoro dignitoso, integrazione per svantaggiati e migranti ne sono i capisaldi.
Dodici sono, ad oggi, le realtà sociali vicine alla Chiesa di Rimini, che questi valori li portano avanti, rinnovando ogni giorno la scommessa: M. P. D. A. Girasole; Finestra; Madonna della Carità; il Millepiedi; Diapason; l’Aquilone; Metis; Comunità Montetauro; Fondazione San Giuseppe e associazione Sergio Zavatta, le dieci realtà che hanno dato concretamente vita al Consorzio, alle quali si sono aggiunti in seguito, come nuovi soci, le cooperative sociali La Formica ed Eucrante. Tutte insieme hanno dato vita ad un sistema di relazioni capace di porre la centralità della persona come fine di ogni azione, applicando i principi di solidarietà e sussidiarietà e riconoscendo il lavoro come diritto e mezzo per la realizzazione e l’integrazione. In questi dieci anni il Consorzio Mosaico ha cercato di costruire un sistema di rete fortemente radicato nel territorio riminese, offrendo servizi di qualità alla persona nelle varie situazioni di vita. In particolare nei confronti di coloro che si trovano in stato di disagio morale, psicologico, sociale ed economico.Alla base, i valori del Vangelo espressi dalla dottrina sociale della Chiesa.

“Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale”.
Il titolo scelto per la giornata dei festeggiamenti, la dice lunga sull’idea che questi cooperatori hanno per il futuro delle loro imprese e associazioni. Ma che cosa c’entra la Chiesa con il mondo del lavoro? È toccato a Virginia Casola, responsabile riminese del Progetto Policoro, fra i delegati della diocesi di Rimini presenti alla 48ª Settimana sociale di Cagliari, introdurre il delicato e sentito argomento. La domanda, posta anche a Cagliari, pone un tema fondamentale sul ruolo della Chiesa che è stata determinante anche per il Consorzio Mosaico, fin dalla sua nascita. “È necessario fecondare i processi lavorativi, la vita delle aziende e le comunità dei lavoratori.  – si legge dal video messaggio di Papa Francesco, ascoltato a Cagliari – Il compito dell’imprenditore è affidare i talenti ai collaboratori, a loro volta chiamati non a sottrarre quanto ricevuto, ma a farlo fruttare al servizio degli altri. Nel mondo del lavoro, la comunione deve vincere sulla competizione”.

Da qui la ricerca di nuovi stili cooperativi attuabili.
Tra questi, il superamento della distanza tra sistema scolastico e mondo del lavoro; la questione dell’occupazione femminile; la conciliazione famiglia – lavoro; la formazione e la valorizzazione dei talenti; il ruolo dei giovani all’interno delle cooperative; il lavoro dei portatori di disabilità e il lavoro dei migranti. Argomenti attualissimi che hanno fatto emergere l’entusiasmo e la voglia di rimettersi in gioco ancora, come in quel novembre di dieci anni fa. Opinioni, paure, perplessità, certezze, ma anche buone prassi, fiducia, idee e proposte per il futuro. Il decimo compleanno è stato un’occasione per mettere a fuoco, con maggiore chiarezza gli obiettivi dei prossimi anni diquesta rete perché continui a crescere e a rappresentare il volto buono della cooperazione sociale riminese. “Per le cooperative che fanno parte del consorzio – sottolinea Virginia Casola – questa può essere l’occasione per ripensare al lavoro passato, ma soprattutto a quello futuro. Oggi – conclude la responsabile – ho trovato la medesima voglia di mettersi in gioco che ho vissuto a Cagliari”.

Emiliano Violante

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