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#Rimini c’è!

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#RiminiC’è! ci è sembrato un modo semplice e dinamico per presentare la bella esperienza vissuta da alcuni di noi al tradizionale Convegno Vocazionale Nazionale, organizzato dall’Ufficio CEI per la Pastorale delle Vocazioni, tenuto a Roma dal 3 al 5 gennaio scorsi.
Il titolo della Giornata Mondiale di Preghiere per le Vocazioni di quest’anno, e quindi anche quello del convegno, è “Dammi un cuore che ascolta”.
Vorremmo quindi condividere con voi, partendo da cinque parole (una per ogni momento assembleare vissuto a Roma), l’esperienza di questi giorni, credendo importante il considerarci “delegati” e rappresentati di tutta la nostra diocesi e non solo per singoli incarichi e interesse personali.
Segnaliamo anche il link per vedere i video delle conferenze del convegno, alcune delle quali sono già disponibili presso il sito dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.
https://www.youtube.com/user/pastoralevocazioni

# Verso l’infinito e oltre…
Osservare, misurare, capire… potremmo ora sentirci come su un crinale montano, in cui si può scendere in un versante o in quello opposto. Davanti allo spettacolo di un cielo stellato sopra di noi, potremmo infatti pensare erroneamente che lo scienziato cattura, “viviseziona”, si impadronisce mentre lo spirito umano ed il suo sentire interiore, venga catturato e attirato da ciò che si svela come grande e bellissimo. Invece l’intervento e la testimonianza dello scienziato Bersanelli, col quale si è aperto il cammino del convegno, ha consegnato altro. L’esperienza della scienza è ascolto e osservazione, vissuti come “uscita fuori da sé” per incontrare altro e forse (speriamo!) l’Altro. L’ascolto è apertura all’incontro, al far spazio e non all’impossessarsi, nemmeno per il sapere scientifico. È stato un inizio piuttosto evocativo per un convegno sull’arte dell’ascolto, in cui è emerso come anche nell’osservazione scientifica e macrocosmica, il “fuori da sé” sembra essere sempre un entrare in una “terra sacra”, che è il luogo della relazione, dell’accoglienza e dell’incontro.
Don Cristian Squadrani

# Perdersi
Cosa accade quando si lascia temporaneamente il mondo organizzato dall’uomo per affidarsi ai suggerimenti, visibili e invisibili, offerti dalla natura stessa?
Abbiamo ascoltato, nel secondo intervento del convegno, la riflessione e i racconti di un esploratore, che nelle sue avventure ha cercato la via in territori selvaggi e solitari.
Fin dalle sue prime traversate in montagna, Franco Michieli ha scoperto che accettare un mondo in cui ci si può perdere e dove si può finire su una strada imprevista e sconosciuta, è un buon modo per rinnovarsi e trovare più di ciò che si cercava.
L’esploratore Michieli si è espresso in modo molto provocatorio anche sul tema della libertà: «Mantenere la libertà di perdersi, poter uscire dalla rete che ci ha catturato tutti, attendere nel silenzio sottile della natura che qualcosa si riveli, è l’esperienza originale della spiritualità, quella che l’uomo arcaico ha individuato spontaneamente. [..] Riusciremo a proteggere la libertà di poter fare a meno degli stupidi “fili di Arianna”, quelli che impediscono agli uomini di scoprire se il labirinto del mondo è fatto per perderci o per farci ritrovare invisibilmente su una via?»
È sorprendente l’affinità di questa testimonianza di un esploratore della Terra, con l’avventura vocazionale di chi esplora i sentieri della chiamata di Dio: ascoltare è “perdere” le proprie posizioni e dunque sperimentare anche lo smarrimento, per trovare le vie di Dio che “sovrastano le nostre vie” (Isaia 55,9).
Suor Giuseppina Fontana

# “Hai ragione!”
Udire, ascoltare e ascoltare attivamente: tre modalità diverse di entrare in relazione col mondo intorno a noi. Per udire è sufficiente utilizzare le orecchie, per ascoltare occorre che il cuore sia aperto. L’ascolto attivo richiede di aggiungere la sensibilità, la comprensione, l’intelligenza, l’empatia… per giungere alla relazione in cui due o più parti possono raccontarsi pareri diversi, senza cadere nel giudizio. Sono questi alcuni degli orizzonti aperti dalla professoressa Marianella Sclavi sull’arte di ascoltare. Sarà quindi importante, ci faceva osservare la relatrice, non avere fretta di arrivare alle conclusioni, perché queste sono la parte più effimera. Siamo stati invitati a considerare che ciò che si vede dipende dalla prospettiva in cui ci si trova, che non è mai l’unica. «Per questo se vuoi comprendere l’interlocutore – afferma la Sclavi – devi assumere a priori che anche lui, come te, “ha ragione” e capire come e perché». Un buon ascoltatore è dunque un esploratore di mondi possibili, disponibile a criticare le proprie certezze. I dissensi sono occasione per allenare la propria creatività. Utilizza l’umorismo per sorridere di te stesso e del mondo e attendi l’inatteso!
Cinzia Bertuccioli e Davide Carroli

# A più colori
L’esperienza vissuta a Roma evoca colori. Si! Più colori! Perché tale è stato il frutto dell’ascolto vissuto delle diverse e ricche voci dei vari rappresentanti religiosi presenti alla tavola rotonda del pomeriggio del 4 gennaio 2018. Una data da ricordare perché la Chiesa Cattolica è stata in ascolto delle religioni sorelle sul tema “Dammi un cuore che ascolta”. E l’ascolto, come citava don Cristiano Bettega che coordinava la tavola rotonda, lascia “essere” l’altro, lo lascia esistere senza interpretarlo, senza sovrapporgli le proprie comprensioni. Una profezia, questo momento del convegno, a tonalità diverse. Diversità di cui solo alla fine ci verranno spiegate le ragioni – si diceva tra gli intervenuti – differenze protese alla conoscenza reciproca. Una conoscenza dell’altro che ci fortifica e ci rende sempre più ricchi nell’amore dell’Altro. L’accoglienza dell’altro e l’ascolto sono un modo per vivere l’amore di Dio come si è manifestato in Gesù Cristo. Infatti l’atteggiamento tra Dio e l’uomo e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli, sono talmente connessi che la Bibbia dice: «Chi non ama, non conosce Dio» (1 Gv 4,8; cfr. Nostra Aetate n. 5). Ed il primo atto d’amore resta l’ascolto del fratello, che è sempre diverso da te.
Suor Lucia Zerbo

# Unicità
La creazione è il primo discernimento di Dio, creare è mettere ordine, distinguere tra il bene e il male. Così il padre gesuita Jean-P. Hernandez, ha iniziato la sua relazione. Questo “mettere ordine” è per ogni uomo discernimento quotidiano: nel nostro cuore infatti emergono due voci, quella di Satana – che accusa Gesù – e quella dello Spirito Paraclito – che lo difende. Il discernimento allora è questo processo, questo scontro e questa lotta fino all’ultimo sangue, tra queste due “voci” e, ci faceva osservare Jean-P. Hernandez, non esiste discernimento al di fuori della preghiera. «La vocazione – conclude Jean-P. Hernandez – emerge dall’ascolto della voce dello Spirito ed è un incontro qui ed ora con colui che ha vissuto duemila anni fa: Gesù. La chiamata di Dio è unica per ogni cristiano, ed è quella di seguire il Signore. Le singole e specifiche scelte di vita, sono “solo” delle modalità di seguirlo e di amarlo». Questa unicità della vocazione è ciò che più risplende da questo contributo al convegno: la vocazione di tutti è quella di seguire il Signore ed il discernimento è la bussola per distinguere la voce dello Spirito da quella del suo Nemico.
Paolo Bizzocchi

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